Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
STORIA – Nuovi problemi e soluzioni (1912-13)

STORIA – Nuovi problemi e soluzioni (1912-13)

Il nuovo impulso e l’importante sforzo organizzativo non dettero l’esito auspicato.

Ciò che era stato tentato con la fondazione della Miriam viene riproposto ora in modo pressoché identico: nuovi statuti debitamente approvati dall’Ordine e nuova pubblicazione aperta a tutti per ricontestualizzare il discorso dopo una quindicina d’anni di attività.

Ancora una volta l’intento è chiarissimo: rettificare la struttura inizialmente data alla Miriam per cercare di eliminare i problemi che si erano presentati strada facendo.

I gradi passano così da tre a cinque per distinguere e scandire meglio le tappe del cammino; viene sancito in modo netto la divisione fra cerchio esterno e cerchio interno, il cui accesso è vincolato al principio ermetico su cui si fonda la struttura portante della Fratellanza, quello del 12 x 12[1]; vengono descritte e chiarite in modo efficacissimo, per chi sa leggerle, le conquiste che devono essere fatte in ogni grado per poter effettivamente e non solo nominalmente passare a quello successivo.

Per ciò che invece concerne la nuova rivista, il “Commentarium” mostra una peculiarità che lo distingue nettamente dal “Mondo Secreto”: laddove la prima si occupava in primis di magia e solo marginalmente di alchimia, ora l’interesse è fortemente centrato sull’alchimia mentre la magia occupa un ruolo tutto sommato marginale. In fin dei conti, dal momento che l’insegnamento essenziale sulla magia era già stato impartito, non restava che focalizzare l’attenzione del lettore sull’altro grande aspetto della tradizione occidentale, la ricerca di quell’oro dei filosofi che costituisce la meta di tutto il cammino e che ovviamente non ha nulla a che vedere con l’oro metallico.

Al tempo stesso però, viene ribadita l’importanza della terapeutica ermetica come strumento di crescita personale e proprio sul Commentarium, per accrescere le nozioni ermetiche e offrire maggiori possibilità di applicazioni pratiche, il Maestro iniziò la pubblicazione delle “Lunazioni”, traendole da un manoscritto in suo possesso. Cessata la pubblicazione della rivista, Kremmerz decise comunque di continuare a fornire ai fratelli regolari e costanti informazioni sulle virtù lunari dei medicamenti. A partire dal 1913, in occasione del ricorrere in quell’anno della prima puntata del primo ciclo[2], il più importante dei tre in quanto di pura origine egizia, il Maestro iniziò ad integrare le indicazioni terapeutiche con insegnamenti magici tratti da un manoscritto in suo possesso, molto più ricco di informazioni rispetto a ciò che ci è stato trasmesso.

Egli ne redigeva anno per anno un sunto manoscritto che dalla Francia provvedeva ad inviare direttamente a Pietro Suglia[3]Quest’ultimo aveva ricevuto espressamente dal Maestro l’incarico di far stampare ogni anno in tipografia i fascicoletti che venivano poi distribuiti alle Accademie e ai fratelli isolati. Le “Lunazioni” vennero distribuite regolarmente fino al dicembre-gennaio 1930, quattro mesi prima della morte di Kremmerz.

Con la morte del Maestro la pubblicazione dovette cessare poiché egli aveva già provveduto per tempo a rimettere la sua copia del manoscritto nelle mani dell’Ordine, assieme a tutto il resto del materiale osirideo[4].

Arricchita delle indicazioni contenute nelle “Lunazioni”, la terapeutica si confermò dunque come strumento di elezione per lavorare al proprio ascenso in maniera disinteressata, elemento questo importantissimo nella visione del Kremmerz perché doveva concorrere efficacemente al superamento del proprio egoismo personale (purificazione – separando[5]), senza la qual cosa le pratiche di ordine superiore comportano il rischio di sfornare demoni o dementi, secondo i casi, anziché creare iniziati.

In quegli anni, e precisamente nel 1912, si verificò un fatto estremamente increscioso, “il pasticcio Carreras” come lo intitolarono i giornali dell’epoca che si occuparono dell’accaduto a seguito della rilevanza del suo protagonista principale, l’Ingegner Alfredo Carreras, che era un ufficiale tecnico della Regia Marina Militare Italiana, di stanza a La Spezia, e un fedele discepolo del Maestro.

Per motivi “accidentali”, rivelatisi poi del tutto infondati, Carreras fu sospettato di spionaggio; la sua casa venne perquisita da cima a fondo e durante le perquisizioni furono trovate delle cifre magiche. Le autorità confusero i segni magici per un cifrario, accusando il Carreras di usarlo per comunicare importanti segreti militari al nemico. L’equivoco portò al sequestro di tutti i suoi documenti ermetici, unitamente alla corrispondenza col Kremmerz che in quel periodo risiedeva presso Camogli.

Dopo tre settimane di completo isolamento in condizioni carcerarie durissime, del resto usuali e previste per i sospettati di alto tradimento, Carreras fu scarcerato e totalmente scagionato da ogni accusa. L’aver chiarito agli inquirenti la natura del materiale in suo possesso, tuttavia, attirò l’attenzione della polizia sul Kremmerz e sulla Miriam. L’abitazione del Maestro a Camogli fu perquisita; le autorità controllarono persino la casa dove era stato tenuto a balia il figlio Michele.

In verità già in passato il Kremmerz aveva avuto noie dalla polizia a causa di denuncie anonime provenienti da ambienti clericali, e anche per questo era quindi estremamente cauto e vigile riguardo al materiale in suo possesso e su dove e come custodirlo. Nondimeno, la diffusione che i giornali dettero al caso per l’importanza del personaggio implicato, era un fatto nuovo ed urgente che richiedeva provvedimenti adeguati, poiché se Carreras era stato totalmente scagionato, l’attenzione della polizia sul Kremmerz e sulla società da lui presieduta si fecero invece sempre più pressanti.

Già da tempo il Maestro passava periodi più o meno lunghi in Francia e ora, incalzato dagli eventi, decise che era arrivato il momento di trasferircisi in via definitiva; scelse Beausoleil, contigua a Montecarlo, per molte ragioni su cui è inutile stare a disquisire, non ultime la prossimità all’Italia e la presenza di un porto.

Il trasferimento, tuttavia, non risolveva di fatto la situazione; occorreva comunque distogliere l’attenzione della polizia dalla Scuola. Che fare? Kremmerz ritenne che la cosa migliore per lasciar calmare le acque fosse chiudere repentinamente tutto e ritirarsi momentaneamente dalla direzione della Miriam, facendo sì che le Accademie apparissero da allora in poi del tutto indipendenti e non più legate alla sua persona.

In una lettera indirizzata a Domenico Lombardi, nella sua qualità di Segretario Generale, in data 6 dicembre 1912, Kremmerz senza fornire ulteriori spiegazioni scrive:

Carissimo Fratello, col primo del prossimo gennaio 1913 e.v. devo ritirarmi dalla direzione della Schola che con tanto amore insieme a te e ai molti fratelli in fede ho alimentato con la parte migliore di me stesso.

Pregandoti di non discutere questo mio ritiro doveroso, ti invito a comunicarlo ai Presidi delle nostre Accademie e lasciare che il Consiglio dei più anziani provveda.

Ti prego di porgere a mio nome a tutti i fratelli iscritti i saluti e i ringraziamenti più affettuosi per le innumerevoli prove di simpatia ed amicizia che sempre mi hanno dato e di accettare tu stesso il mio più sincero e fraterno abbraccio.”

Così, il 31 dicembre 1912, con l’intento di stornare qualunque ulteriore indagine della polizia e con ciò tutelare non tanto sé stesso quanto i Fratelli, tutte le Accademie vennero chiuse e la struttura organizzativa generale cessò formalmente di esistere.

L’1 gennaio 1913, come nuove realtà totalmente indipendenti, a dimostrazione della ferma volontà di andare avanti, riaprirono l’Accademia Pitagora di Bari e il Circolo Virgiliano di Roma. Mentre a Bari le cose rimasero pressoché immutate, medesima sede e medesima struttura dirigente, a Roma fu addirittura costituita una nuova associazione, il Circolo Virgiliano (e non più Vergiliano, cambio di vocale che cela profonde ragioni ermetiche) con sede in via Quattro Fontane 159, alla cui presidenza fu preposto Pietro Bornia. La preesistente Accademia avrebbe continuato la sua attività quale centro di studi filosofici, ma separata e distinta dal Circolo, sia nelle funzioni sia nelle relazioni miriamiche. Fu chiusa dopo pochi mesi per mancanza di iscritti.

Pietro Bornia ne dà notizia in uno dei suoi quaderni di appunti nel quale leggiamo: “Alla fine del 1912 eravamo quasi raddoppiati di numero e speravamo in un lieto avvenire quando una disposizione dall’Alto ci ordinò di sospendere le relazioni miriamiche, come si fece il 31 dicembre di quell’anno. In tal modo, d’allora fino ad oggi l’accademia Vergiliana, con cambiato titolo, ha funzionato regolarmente, per proprio conto, con lieto successo e con la certezza di migliori eventi in avvenire.

È bene soffermarsi su quel “per proprio conto” perché essendosi Kremmerz dimesso ufficialmente dalla sua carica di Delegato Generale e capo della Miriam, le due Accademie apparivano ora agli occhi della polizia come due strutture indipendenti, riorganizzatesi per volontà dei loro aderenti e non più riconducibili al Signor Giuliano Kremmerz, alias Ciro Formisano. Questo dal punto di vista formale, ma dal punto di vista sostanziale come stavano effettivamente le cose? In realtà erano in divenire e saranno solo i fatti accaduti negli anni immediatamente successivi a rendere definitivo ciò che sarebbe dovuto essere momentaneo.

Dopo un anno da tale provvedimento apprendiamo da Domenico Lombardi ulteriori notizie in merito alla nuova organizzazione della Fratellanza su scala nazionale, grazie ad una lettera datata 1° gennaio 1914 e indirizzata a un aspirante che chiedeva l’iscrizione alla Miriam. Egli scrive:

Il Venerato Maestro Giuliano Kremmerz, nella sua veste di Fondatore della Moderna Fratellanza Taumaturgica di Miriam, ha sospeso per ora il funzionamento della Schola Miriamica. In attesa pertanto che la medesima venga appieno riattivata e nel precipuo scopo di mantenere vivo l’amore agli Studi Ermetici e l’affetto fra i numerosi Fratelli sparsi in tutta Italia, il Consiglio dei Maestri ha deliberato, con la ratifica dello stesso dottor Kremmerz, di riunire tutti i volenterosi di progresso in due gruppi, affidati rispettivamente alla direzione scientifica di un Maestro, e di comprendere nel primo di essi gruppi i residenti nelle province dall’Alpi al Lazio incluso, compresavi la Sardegna, assegnandoli alla società Virgiliana di Roma [Circolo Virgiliano]; nel secondo i residenti invece nelle province meridionali e nella Sicilia, assegnandoli alla società Pitagorica di Bari”.

La lettera prosegue più avanti:

Così, dimorando Ella in codesta città ed essendo stata iscritta come socio Corrispondente al Sodalizio Romano, La prego di favorirmi la sua sollecita adesione definitiva, affinché io possa dare il favorito nome di Lei in nota al Presidente della Virgiliana, al quale dovrà Ella in seguito rivolgersi per le richieste ed i contributi”.

Ai sensi di tale provvedimento l’Italia venne quindi divisa in due dal punto di vista organizzativo e tutti i Fratelli furono ascritti all’una o all’altra Accademia, la cui responsabilità e la cui guida iniziatica Kremmerz affidò ai suoi due discepoli più progrediti: Luciano Galleani (Jesboama) per il centro e il nord, Giacomo Borracci (Cajetel) per il sud.

Come si vede, se da un lato il funzionamento della Scuola miriamica era sospeso, dall’altro le due Accademie continuavano ad operare e a iscrivere nuovi Fratelli.

Particolare di fondamentale importanza che possiamo evidenziare nella suddetta lettera è che l’ex Segretario Generale della Fratellanza[6], Domenico Lombardi, non si firma come Segretario Generale bensì come “Segretario del Consiglio Magistrale”, organo di cui apparentemente non v’è traccia nella Pragmatica fondamentale, ma che è da identificare con quello che nell’articolo 48 viene definito il “circolo dei maestri”.

L’apparente discrepanza riscontrabile in una scuola il cui funzionamento è sospeso e che tuttavia continua ad iscrivere Fratelli, deve indurci a riflettere e a considerare la chiusura del 31 dicembre 1912 anche da un altro punto di vista. Taluni indizi ci inducono infatti a pensare che dietro al ritiro del Maestro possa esserci stato non soltanto un motivo prudenziale legato alle attenzioni della polizia, ma anche una ragione di carattere eminentemente iniziatico.

Intendiamo riferirci a quanto Kremmerz lamentò nella circolare del 30 agosto 1900, e che deve essere posto in relazione a ciò che sta avvenendo in quel momento.

In essa il Maestro si rammaricava del fatto che “gli anziani non sono diventati Maestri”. Tuttavia, la realizzazione di un Consiglio Magistrale, è la prova che alcuni dei suoi discepoli erano riusciti nel frattempo a compiere questo fondamentale passaggio del cammino iniziatico. A conferma di ciò sappiamo per certo che proprio in quegli anni alcuni suoi discepoli osiridei avevano compiuto importanti pratiche ermetiche.

Sempre la corrispondenza fra il Kremmerz e i suoi discepoli ci mette a conoscenza del fatto che il magistero che essi avevano raggiunto era ancora allo stadio embrionale e necessitava di essere alacremente esercitato per svilupparsi pienamente; ebbene, proprio ritirandosi e facendo un passo indietro Kremmerz darà modo a quei discepoli di farsi le ossa, ponendoli nella condizione di esercitare direttamente il loro magistero, secondo il principio: regnum regnare docet.

Sta di fatto che da quel momento in poi nelle lettere indirizzate a quei discepoli, Kremmerz si rivolgerà loro chiamandoli Maestri. In quegli anni ciò è sicuramente vero per Galleani, per Lombardi, per Borracci e per Bonabitacola. Di Borraci il Maestro arriverà addirittura ad affermare che in ambito strettamente terapeutico egli aveva sviluppato le sue stesse capacità di guarigione. In magia ciò significa che Borracci, unico fra i suoi discepoli, non era più soltanto un terapeuta ma era divenuto un taumaturgo!

Kremmerz si stava dunque impegnando attivamente ed era sempre più vicino a realizzare uno dei suoi compiti più importanti: portare alcuni discepoli al Maestrato e con ciò garantire la continuità della Scuola.

Realizzati, dunque, i nuovi Maestri e creato grazie ad essi il Consiglio Magistrale con relativo Segretario, Kremmerz era ora nelle condizioni di potersi “ritirare” dalla direzione della Fratellanza, non solo per allontanare le attenzioni della polizia, ma anche e forse soprattutto per mettere concretamente alla prova i suoi discepoli e valutare se e quanto essi fossero realmente in grado di guidare la Scuola.

Troviamo conferma delle intenzioni del Maestro nella succitata lettera in cui Lombardi scrive: “il Consiglio dei Maestri ha deliberato, con la ratifica dello stesso Kremmerz”. Appare evidente che ora, in prima istanza, è il Consigli Magistrale che è chiamato a decidere; in un secondo momento Kremmerz, se lo ritiene opportuno, ratifica le decisioni prese dal Consiglio.

Su questi presupposti risulta ora perfettamente comprensibile anche l’inizio della famosa circolare del 29 Giugno 1914: “Essendomi, per ragioni momentanee, ritirato dalla Direzione della Scuola Ermetica per lasciare a voi la direzione di gruppi e circoli,…”. Per comprendere invece le ragioni che indussero negli anni seguenti Kremmerz a rendere definitivi quei provvedimenti[7] e a non ripristinare mai più l’ordinamento sancito dalla Pragmatica, che prevedeva un unico vertice, dobbiamo passare in rassegna con molta attenzione gli avvenimenti che seguirono negli anni immediatamente successivi.

Kremmerz continuerà ad occuparsi personalmente dei compiti più alti e delicati, come la consacrazione dei cordoni, la redazione delle pagelle e la guida individuale dei Fratelli osiridei, delegando le altre funzioni direttamente ai Presidi delle due Accademie.Il Consiglio Magistrale si occuperà invece di tutto ciò che concerne la Fratellanza nel suo insieme, la quale formalmente da questo momento in poi non avrà più né un Delegato Generale né un suo Segretario.