Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
STORIA – Il periodo 1914-1930

STORIA – Il periodo 1914-1930

Il 28 giugno 1914 uno studente irredentista bosniaco uccise a Sarajevo l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, evento che portò allo scoppio della prima guerra mondiale. Esattamente il giorno dopo, il 29 giugno, Kremmerz emanò una Circolare che deve a tutti gli effetti essere considerata come suo l’ultimo documento ufficiale; essa aveva come oggetto: “Perché la Fr + non si disperda ed entri nei definitivi confini della sua Origine”; cominciava così:

“Essendomi per ragioni momentanee ritirato dalla Direzione Generale della Scuola Ermetica per lasciare a voi la indipendente direzione di gruppi e circoli, desidero in alcune parole farvi note alcune cose inerenti alla costituzione generale della “Myriam” affinché un giorno vicino o lontano noi possiamo definitivamente ricostruire l’edificio della piccola sapienza, per il bene esclusivo del popolo spirituale che ci accompagna.”

La contiguità delle due giornate è casuale ma di sicuro non sono casuali le parole “affinché un giorno vicino o lontano…”, poiché, presumibilmente, qui Kremmerz non aveva in mente solo gli incresciosi risvolti dell’affare Carreras, quanto le dense nubi che si stavano ammassando sul mondo intero e in particolare sulla vecchia Europa. Non solo l’andamento incerto delle Accademie di recente create e chiuse il 31 dicembre 1912, ma anche la situazione politica generale davvero non consentivano di dire quando e come sarebbe stato possibile “definitivamente ricostruire l’edificio della piccola sapienza”, secondo le finalità insite nella sua “Origine”, se ciò sarebbe stato raggiunto in un giorno vicino oppure in uno più lontano e soprattutto quanto più lontano.

Né la preoccupazione riguardava solo Giuliano Kremmerz e la sua Miriam, poiché, anche se la notizia non è mai stata di pubblico dominio, come diversi discepoli osiridei del Kremmerz hanno ripetutamente asserito, l’Ordine già da tempo paventava quanto stava per accadere, cioè lo scoppio della prima guerra mondiale, la quale non rappresentò solo una catastrofe di proporzioni immani, ma anche un chiaro segno dei tempi, uno dei più temuti, che si fece di tutto per scongiurare.

Fin dal trattato di Sedan[1] (1870) infatti, diversi Maestri del Rito Egizio avevano agito a livello europeo, anche da opposti schieramenti nazionali, affinché le diplomazie dei paesi più influenti riuscissero a creare le migliori condizioni politiche atte a scongiurare future guerre, e questo poiché era del tutto evidente che sarebbero state di proporzioni enormi.[2]

Nonostante quei tentativi però, ogni cosa alla fine è comunque e sempre sottoposta al volere della Legge Universa, e i suoi disegni, in ordine ai destini complessivi dell’umanità, sono conoscibili solo in parte anche dagli iniziati più elevati.[3] L’imperscrutabilità della Legge è tale che Kremmerz a volte la definisce con linguaggio schiettamente cabalistico “l’ineffabile Niente”.[4]

Per tutto il periodo bellico l’attività miriamica proseguì in modo incerto ed alterno, soprattutto per la chiamata alle armi di molti Fratelli, per la salvezza dei quali Kremmerz trasmise il rito del Pretium, forse di origine romana, comunque antichissimo ed assai complesso.

Il rito funzionò perfettamente: ai Fratelli che furono chiamati in guerra fu consegnata la scheggia rituale e grazie al suo potere tornarono tutti illesi, ad eccezione di un fratello che comunque fu soltanto ferito.

In positivo invece è da segnalare il fatto che sul finire della guerra alcuni “discepoli fedeli” di Bari vollero curare la stampa fuori commercio dell’Avviamento della Scienza dei Magi,[5] testo in cui furono raccolti gli scritti più importanti dal Maestro apparsi sui vari numeri del Mondo Secreto, divenuti ormai introvabili.

Per quell’occasione Kremmerz scrisse la bellissima lettera prefatoria intitolata Ai Discepoli della Grande Arte, datata Nizza – 1 giugno 1917, dalla quale possiamo apprendere in maniera chiarissima cosa implicasse per lui lo scoppio della prima guerra mondiale.

   “Con un senso di amarezza profonda, dopo quasi vent’anni, scrivo due parole d’introduzione alla lettura di questa edizione degli ELEMENTI DI MAGIA NATURALE E DIVINA che editori a me carissimi hanno creduto di presentare agli amici e discepoli della Grande Arte.

   Allora desideravo d’iniziare in Italia un periodo nuovo nella vita intellettuale dei migliori che mi leggessero strappandoli ai vaniloqui del misticismo cristiano o buddista che ci ha dato i sanguinosi risultati dell’ora presente,…

   …Volevo tentare una applicazione su vasta scala di queste forze alla medicina intesa come arte di guarire o alleggerire le pene. Volevo… andare più in là, che Dio me lo perdoni, innalzare un monumento al pitagorismo italico, seme del templarismo posteriore, e iniziare la piccola riforma mentale e morale della virtù nella sua essenza pratica della vita sociale.

Avevo dimenticato il calendario…

Credevo l’umanità molti secoli più innanzi,…”

A ben riflettere, non solo per la sua estensione ma soprattutto per l’efferatezza di certe armi di sterminio di massa usate allora per la prima volta, come i gas urticanti ed asfissianti per esempio, la prima guerra mondiale dimostrò che l’umanità covava ancora in sé una capacità distruttiva e una tendenza al male di proporzioni così grandi da impedirle ancora, di fatto, di poter aspirare a più alte mete di civiltà umana e di progresso spirituale.

Se a questo aggiungiamo che gli orrori del primo conflitto si sono poi dimostrati poca cosa di fronte alla mostruosità della seconda guerra mondiale, rispetto alla quale non riusciamo davvero a immaginare cosa il Maestro avrebbe potuto dire, non è difficile comprendere perché i Maestri abbiano deciso di ritirarsi e abbiano cessato di lavorare apertamente alla diffusione degli ideali di sviluppo iniziatico su ampia scala.  

Ecco quindi la ragione principale, anche se non l’unica, che spiega come mai quel ripiegamento “intimista” che per motivi cautelativi fu dato alla Miriam all’indomani del caso Carreras, verrà reso definitivo dopo la prima guerra mondiale, puntando più a recuperare l’essenza della “cosa” e insistendo sui principi fondanti piuttosto che lavorare all’applicazione pedissequa della Pragmatica.

Va anche detto che i pochi anni durante i quali essa era stata applicata avevano già fatto emergere come la sua natura volutamente “paramassonica”, fatta di timbri a secco e di documenti debitamente protocollati, ancora una volta non si fosse rivelata idonea a supportare una reale crescita iniziatica ma, proprio come nel caso della massoneria, avesse facilitato e prestato il fianco alla formazione di mentalità burocratiche e quasi catastali dell’iniziazione. Questa non vuole assolutamente essere una critica alla massoneria in sé ma semmai al fatto che essendo cambiati i tempi, così com’era stata strutturata nei secoli XVIII e XIX essa aveva fatto il suo tempo.   

Per altro leggiamo nelle note manoscritte di Luciano Galleani in data 28/7/1912, che lo stesso Kremmerz aveva ipotizzato di far diventare in futuro il circolo interno della Miriam “una vera massoneria ricorretta ed emendata, quindi quel Tm+ avrebbe potuto in avvenire (essere) inteso per Templaria invece che per Terapeutico-Magica. Ma era una semplice speranza”.

Resta il fatto che non si diventa Maestri perché si possiede un diploma con tanto di timbro; il documento, semmai, dovrebbe comprovare a posteriori l’avvenuto raggiungimento del maestrato. Finché ci saranno di mezzo documenti e timbri, ci sarà però sempre il rischio che qualcuno miri di più alle carte protocollate, e di quelle si accontenti, piuttosto che tendere al reale conseguimento del maestrato.

Di natura completamente diversa, anche se imputabile anch’esso alle forze che tentarono e ancora tentano in ogni modo di ostacolare la diffusione della Grande Opera, fu l’evento che accadde sempre in quegli anni, di cui ancora una volta troviamo traccia negli appunti di Galleani. Sempre nella parte relativa a quel periodo sono riportate alcune frasi tratte da una lettera di Kremmerz e indirizzata a lui stesso. In data 12 ottobre 1916 il Maestro gli scrive quanto segue:

    “L’8 giugno 1916 sono stato esonerato d’ufficio dalla direzione degli studi dei miei iscritti all’Or. Eg. perché l’Ordine di Gesù (Gesuiti) è in possesso di una copia del Corpus, vendutagli per una somma ingente. Si cerca il fedifrago. Intanto gli studenti eg.(izi) passano in blocco alla dipendenza dell’Or. Eg. per gli studi di antichità sacerdotale e alchimia tradizionale; tutti i loro rapporti devono avere la forma voluta di incisi e la corrispondenza deve essere intestata al Maestro R. P. Ottaviano; e la corrispondenza deve essere diretta a uno della terna da me proposta, Jesboama, Cajetel e Benno; sapranno poi chi è il prescelto”

Poiché sappiamo che l’Iniziatore risponde sempre in solido degli errori commessi da coloro che ha iniziato, se è logico presumere che il Sinedrio dell’Ordine avesse gradito veramente molto poco i risvolti dell’affare Carreras, non possiamo stupirci nel vedere che furono presi così rigidi provvedimenti nei confronti di Kremmerz, a fronte di un evento di tale gravità.   

È bene chiarire fin da subito, tuttavia, che tale provvedimento riguardò l’ambito prettamente osirideo dell’attività iniziatica del Kremmerz e non la Miriam. Questa precisazione è doverosa perché si potrebbe, erroneamente, essere indotti a pensare che la terna nominata dal Maestro sia relativa a quella menzionata nell’articolo 48 della Pragmatica Fondamentale, che prevedeva la nomina di una terna di membri del collegio dei maestri in caso di morte del Delegato Generale. Nulla del genere. In questo caso, e ciò deve essere ben chiaro, si trattò della nomina di un “tramite postale” scelto nella terna proposta da Kremmerz. Un altro appunto inerente sempre allo stesso evento specifica che tale “tramite postale” funzionò solo durante il periodo della guerra:

Il Maestro R.P. Ottaviano coll’ottobre 1916 è incaricato di ricevere tutta la corrispondenza scientifica per incisi degli allievi già del M. Kr. e ciò per mezzo (durante la guerra) di un fratello che verrà scelto nella terna proposta dal K. stesso.”

Il fatto che non esista alcun accenno alla Miriam, lascia dedurre che per quanto la concerne le cose siano rimaste immutate. Inoltre, dal momento che sappiamo che in seguito Kremmerz ha provveduto ad iscrivere e iniziare all’Ordine[6] altri Fratelli di Miriam, possiamo dedurne che anche questo provvedimento restrittivo sia rientrato con la fine della prima guerra mondiale.

Al di là dell’evento in sé però, in magia le cose non vengono mai considerate solo come fatti punto e basta ma anche come segni denunziatori dello stato occulto delle cose o di ciò che sta per accadere. Per questo, quand’anche in un secondo momento si sia riusciti ad appurare che quanto accaduto non doveva assolutamente essere imputato ad una negligenza del Kremmerz nel seguire in maniera sufficientemente rigorosa e severa i suoi discepoli osiridei, il fatto stesso che un testo come il Corpus fosse finito nelle mani dei Gesuiti non poteva non suonare come l’ennesimo ed inequivocabile campanello d’allarme, e indurre a correre ai ripari in maniera ancor più radicale di quanto non fosse stato fatto per il caso Carreras.

L’Ordine non è mai uscito dall’oscurità e nell’oscurità deve rimanere, e se parte dei suoi Maestri non fu mai d’accordo con l’operato del Kremmerz lo si deve proprio all’eccessiva esposizione che a causa di ciò gliene è venuta. Le gracchianti pubblicazioni sull’Ordine apparse di recente, mostrano in modo emblematico quali prostituzioni dell’Ideale avvengano quando si vuole sbirciare “nella stanza nera del tempio, dove l’occhio dei neofiti non deve penetrare MAI”. 

Alla luce di ciò non ci stupiamo affatto nel leggere l’ulteriore annotazione che compare negli appunti di Galleani:

“Nel 1919 l’Ottaviano fu nominato Seg. Gen. dell’O. E.: e portò tutto l’archivio dell’O. prima a Malta e poi a New York dove ora egli abita.”

Come più volte ebbe a ripetere il Prof. Verginelli “l’Ordine non resta mai dove vi è eccessivo pericolo per i Maestri e per l’archivio”. Non stupisce, dunque, che nel 1919 Ottaviano abbia abbandonato il nostro continente, seguito nel 1926 da Leone Caetani. Non è infatti neanche lontanamente pensabile che i Maestri dell’Ordine non prevedessero che di lì a poco sarebbe scoppiato un nuovo conflitto mondiale.[7]

Se a queste condizioni storiche si aggiunge il fatto che il nuovo impulso organizzativo rappresentato dalla Pragmatica ancora una volta non stava dando i risultati auspicati poiché i Fratelli anziché impegnarsi con tutta la loro volontà al raggiungimento di una effettiva crescita ermetica si limitavano a desiderare la conquista formale dei nuovi gradi, si comprende facilmente la decisione del Kremmerz di non ripristinare mai più il funzionamento della Miriam nel modo previsto dalla Pragmatica, bensì di rendere tutto più semplice ed essenziale affinché la forma non andasse a scapito del contenuto.

Gli eventi occorsi a Roma alla fine del 1919 sono un tipico esempio di quanto stiamo dicendo.

Il 23 giugno 1920 Kremmerz scrisse a Galleani:

Verrò presto; devo parlarti delle cose nostre e di ciò che si fa a Roma dai nostri amici. Se te ne  incarichi tu va benissimo, se non ti senti a ciò disposto sciolgo tutto, perché non mi sento di fare il geronta responsabile della musica strampalata che colà si suona”.

In breve, i Fratelli romani avevano deciso di dare un’immagine di facciata, una sorta di “copertura” al Circolo, facendone un centro culturale di studi filosofici e per questo il 31 dicembre 1920 fu decisa la trasformazione del Circolo da “privato” a “pubblico”, con relativo statuto. Seguirono dieci mesi di divergenze sulle cariche da assegnare, mesi durante i quali Pietro Bornia si incaricò motu proprio di reggere il Circolo, come lui stesso scrive nei suoi quaderni. I problemi interni che si vennero a creare in questa circostanza raggiunsero dimensioni tali da costringere il Maestro ad intervenire d’autorità nominando, il 15 gennaio 1921, un nuovo preside nella persona del dottor Giovanni Bonabitacola, medico di San Severo, e membro progredito dell’Ordine Egizio.

Naturalmente tra i Fratelli anziani la giovane età di Bonabitacola, che allora aveva solo trentun anni, non mancò di generare qualche malumore, che tuttavia rientrò rapidamente grazie alla sua indubbia levatura iniziatica e alle conferenze che il Maestro volutamente tenne a Roma in quel periodo, per aver modo, tra l’altro, di insediare carismaticamente il nuovo preside.

La nuova struttura venne formalizzata il 21 marzo 1921, data in cui fu redatto e approvato il nuovo statuto del Circolo. La sede venne mantenuta in via Quattro Fontane 159, la presidenza per l’appunto fu affidata all’unanimità a Bonabitacola e la segreteria a Pietro Bornia, il quale però diede le dimissioni l’anno successivo[8].

Il Maestro tornò quindi in Italia nel 1921, ricorrendo a forti protezioni magiche, e in quell’occasione tenne delle importantissime conferenze non solo a Roma ma anche a Bari.

Da segnalare soprattutto un passaggio della “conferenza agli anziani” che fu tenuta nella sede del Circolo Virgiliano il 21 aprile 1921, in occasione delle ricorrenza del “natale” di Roma. Parlando di simboli, sul finire della conferenza, il Maestro accennando al simbolo della scala, disse: “nel rito di Misraim, rito massonico di origine napoletana, che credo non esista più, la scala era simbolo di secondo grado”.

Questa annotazione risulta particolarmente interessante se la si confronta con i contenuti della lettera che Domenico Lombardi spedì il 30 dicembre 1909, subito dopo essere stato nominato Segretario Generale. Nella missiva scrisse esplicitamente di questo rito usando parole che lo indicavano come vivo e vegeto. Parlando della incompatibilità fra l’appartenenza alla Fratellanza e l’adesione a talune forme massoniche, previsto dall’articolo 26 della Pragmatica,[9] Lombardi scriveva quanto segue:

“Vengono esclusi da questa incompatibilità tutti i discepoli iscritti con qualunque grado al Gr.: O.: Eg.:, sotto la cui alta dipendenza la scuola isiaca è posta, e quei fratelli che siano iscritti a logge di rito Mizraim di Napoli, qualora ne facciano domanda, possono continuare a partecipare ai lavori massonici e operatorii magici che sono propri di quel rito, anzi quelli che in dette logge hanno conseguito gradi elevati, possono essere tenuti nella considerazione che loro compete per le potenzialità raggiunte. … Si fa, come per gli uomini, eccezione per le donne, signore o signorine di maggiore età, che siano iscritte al Maestrato Isiaco dell’Ordine Egizio o siano servite per i riti verginali, anche senza aiuto di autorizzazione speciale.”

Poiché non è credibile che Kremmerz non fosse perfettamente al corrente delle vicissitudini della Loggia N. del Grande Oriente Egiziano[10], quel “credo non esista più” può significare solo due cose: o quella Loggia era già stata chiusa ed egli non voleva parlarne in quella sede apertis verbis, oppure era numericamente parlando in condizioni così precarie da essere in procinto di chiudere, vuoi perché nel frattempo parte dei Maestri che la formavano era deceduta, vuoi perché i rimanenti stavano migrando verso lidi più sicuri.[11]

A questo quadro poco confortante va aggiunto, dulcis in fundo, che nel 1922 vi fu l’avvento del fascismo, nei confronti del quale Kremmerz non espresse mai giudizi lusinghieri e che di certo non facilitò la vita della Fratellanza.

A Bari l’Accademia Pitagora dovette chiudere la propria sede dopo che nel marzo del 1925 i suoi locali furono devastati dalle squadracce che ne dettero alle fiamme la mobilia. Ciò non significò tuttavia la cessazione di ogni attività iniziatica, che poté continuare a livello individuale grazie al sostegno dall’avvocato Borracci. Costui, vero esempio di terapeuta pro salute populi, oltre a prendersi cura dei singoli Fratelli non smise mai di praticare la medicina ermetica in favore di chiunque ne avesse bisogno. Fu sotto la sua guida vigile e rigorosa che, pur in quegli anni difficili, la terapeutica magica mise solide radici nell’Accademia Pitagora. Fu sollecitato in questo senso dal Maestro che non smise mai di raccomandargliene l’esercizio e l’insegnamento in tutte le forme, non ultima la composizione dei rimedi descritti nelle lunazioni. Non era del resto infrequente che i rimedi più importanti li preparassero assieme a Beausoleil, dove Borracci si recava spesso su invito del Maestro, soggiornandovi anche per intere settimane, cosa che non era concessa a nessun altro.

Anche a Roma la situazione non era delle migliori; nel 1927 su richiesta degli organi di polizia Bonabitacola dovette consegnare alla Questura della capitale un elenco di tutti gli iscritti. Ciò non impedì che il 15 marzo 1928 il Circolo ricevesse l’ordine di chiudere venendo confuso con le logge massoniche per comunanza di simboli, come del resto accadde a quasi tutti i circoli esoterici in Italia. Ciò nonostante, nel 1929 vi furono numerose iscrizioni di nuovi Fratelli, e così come avvenne a Bari con Borracci, anche a Roma l’attività iniziatica continuò indefessa sotto la guida personale e rigorosa di Bonabitacola.

Nel 1926, in seguito all’avvento del fascismo, anche Leone Caetani abbandonò l’Italia alla volta del Canada. Era ormai chiaro che si stava andando verso una perversa intesa fra regime fascista e chiesa cattolica, intesa che sfociò nei patti lateranensi del 1929, così gravidi di conseguenze spirituali per l’Italia.

Con la partenza di Caetani e la lontananza forzosa di Kremmerz, ogni residuo di attività di Loggia del Grande Oriente Egiziano sul patrio suolo deve a tutti gli effetti considerarsi estinta.

Ciò non significa che l’attività individuale dei singoli Maestri iniziatori sia venuta meno, sappiamo infatti che il Kremmerz, reintegrato evidentemente nelle sue funzioni, provvide negli anni ’20 ad iniziare ancora diversi Fratelli all’Ordine Osirideo Egizio; fra di essi certamente Pietro Suglia, Gerolamo Moggia, Giacinto Muciaccia e Vincenzo Verginelli che, a dispetto di quanto asserito da male informati, risulta iscritto all’Ordine fin dal 1926.

Kremmerz continuò altresì fino alla fine a seguire le sorti delle due Accademie esistenti, consacrando personalmente i cordoni e redigendo tutte le pagelle dei nuovi iscritti, come già abbiamo esposto. Seguiva inoltre personalmente, oltre ai suoi discepoli osiridei, anche alcuni Fratelli di Miriam per la loro particolare posizione.

Fra di essi va annoverato Ercole Quadrelli che, con lo pseudonimo di Abraxa, collaborò per alcuni anni alla rivista pubblicata sotto l’egida del Gruppo di Ur. Questa rivista chiese ripetutamente anche a Kremmerz di collaborare ma egli, pur avendo in un primo momento aderito ad essa e accettato che il suo nome comparisse fra quelli dei collaboratori, decise poi di non farne nulla a causa dei dissapori nel frattempo intervenuti fra Julius Evola e Arturo Reghini. Quest’ultimo, da sempre allievo di Amedeo Rocco Armentano, poco prima di morire chiese ed ottenne di entrare a far parte del Circolo Virgiliano.

Tornando a Quadrelli, molti leggendo le monografie firmate Abraxa pubblicate su UR e KRUR[12],  si sono fatti l’idea di un iniziato particolarmente progredito. In realtà, seppur estremamente colto, quella esposta da Quadrelli in tali scritti non era farina del suo sacco ma materiale attinto in gran parte da scuole differenti da quella kremmerziana. Di tale materiale egli aveva sì una buona conoscenza teorica ma non la corrispondente realizzazione effettiva. Riguardo ad essa invece, Quadrelli continuava a chiedere lumi a Giuliano Kremmerz, il quale fece il possibile per aiutarlo, ma poiché il suo livello evolutivo non lo consentiva, non lo poté iniziare alle pratiche solari.[13]

Restano diverse lettere a testimonianza del loro scambio epistolare, e dopo la relativa divulgazione che ne fece Verginelli[14], è divenuta celebre quella cosiddetta delle “fettuccine da sora Felicetta”.

Quadrelli, assieme a pochi altri fratelli, auspicava assiduamente il ritorno ad una puntuale applicazione della Pragmatica, e ripetutamente sollecitò Kremmerz in questo senso, fino a che ricevette una risposta assai indicativa nella lettera del 26 febbraio 1929[15] (invitiamo gli utenti – e non solo! – a leggere, rileggere e rileggere ancora, molto attentamente, il seguente documento che oggi, più che mai, risulta essere di estrema attualità – nota della redazione):

La vostra idea del circolo e dei circoli e delle accademie come erano organizzati prima, ha dato risultati molto negativi, che è inutile analizzare. Alla maniera antichissima dei filosofi greci ci vorrebbero il caposcuola a Roma, circondato da amici ed in luogo comodo; o peripateticamente conversare delle nostre cose senza pose magistrali e senza gesti autoritari; discorrere, ridere, sorridere, magari mangiando tagliatelle da sora Felicetta.

Quanti, estranei allo spirito della cosa, hanno voluto fare di questa lettera il vessillo di una crociata contro ogni forma di gerarchia ed ogni pretesa di regolarità, dimostrano di non capire che le fettuccine di sora Felicetta erano un esplicito richiamo, e lo sono ancora per chi ha orecchie per intendere, a quelle che Petronilla ancheggiando impastava per Nicolas Flamel, per le quali gerarchia e regolarità sono tassative e imprescindibili.

È comunque facendo tesoro di questa e di altre similari indicazioni date oralmente da Kremmerz, che Borracci a Bari, Bonabitacola a Roma e i presidi che negli anni gli sono succeduti alla guida del Circolo Virgiliano, hanno gradualmente abolito ogni traccia di gerarchia formale, instillando tra tutti gli iscritti un concetto di fraterna collaborazione in quanto anelli della stessa catena ed animati dal medesimo anelito ideale. Ciò facendo, essi non hanno certo inteso abolire il principio gerarchico su cui inevitabilmente e per sua stessa natura si fonda ogni organizzazione iniziatica, hanno solo lasciato che, alla maniera antichissima e sulla base del principio nemo dat quod non habet, la differenza tra i Fratelli fosse il risultato tanto spontaneo quanto inesorabile di un unico assioma: la Scienza è per tutti ma interamente per chi la conquista.

Ultimo, prima di affrontare il capitolo relativo alla morte del Maestro è opportuno riportare un aneddoto che ci servirà per ulteriori considerazioni nel proseguo della storia. Vinci Verginelli, ultimo nella catena dei discepoli osiridei del Maestro, raccontandoci le giornate che aveva trascorso col Kremmerz a Beausoleil, parlando della sua seconda visita, quella che gli fece nel febbraio del 1930 assieme a Gino Muciaccia[16] ci disse che quando si recò a casa del Maestro vide che effettivamente aveva alcuni ospiti, “persone serissime, in abito scuro, che parlavano con uno spiccato accento straniero”. L’improvvisata non piacque al Kremmerz che si arrabbiò visibilmente e li invitò senza mezze misure ad andarsene, salvo poi richiamarli indietro e dir loro di tornare verso sera. Quando tornarono videro che quelle persone se ne stavano andando cariche di pesanti valige. Sul momento né Verginelli né Muciaccia dettero particolarmente peso all’accaduto, ma quando dopo pochi mesi Kremmerz venne a mancare, realizzarono immediatamente che ciò a cui avevano involontariamente assistito era stata la consegna del materiale osirideo del Maestro nelle mani di membri dell’Ordine venuti appositamente per prenderlo in consegna e portarlo probabilmente oltreoceano.