Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Documenti – Circolare 28/06/1914

Documenti – Circolare 28/06/1914

29 Giugno 1914

Perché la FR+ non si disperda

ed entri nei definitivi confini

della sua origine

    

    Essendomi, per ragioni momentanee, ritirato dalla Direzione della Scuola Ermetica per lasciare a voi la indipendente direzione dei gruppi e circoli, desidero in poche parole farvi note alcune cose inerenti alla costruzione generale della “Miriam”, affinché un giorno vicino o lontano noi possiamo definitivamente ricostruire l’edificio della piccola sapienza, per il bene esclusivo del popolo spirituale che ci accompagna.

    Come fu in origine costituita la Fratellanza Magica della “Miriam”?

Nella forma più semplice e più elementare possibile. Un centro di pochissimi elementi fattivi, una diramazione (ROSA) di una catena progressiva di anime oranti.

    Scopo: primo, unico, solo scopo la realizzazione benefica nella vita pratica e sociale delle teorie esposte nel “Mondo Secreto”, medicina delle infermità fisiche e delle infermità morali: realizzazione di una fratellanza laica ad esclusivo uso di tutti gli aderenti.

    L’organizzazione semplice ed elementare: gli aderenti si obbligavano ad essere retti nella loro vita di relazione sociale e idealmente il massimo possibile, nel senso di interessarsi delle pene di tutti coloro che potessero ricorrere alla loro fraterna veggenza e forza. Si obbligavano a seguire un rito o una regola di vita interiore e divenire un NUMERO della catena delle anime efficacemente oranti. Lo scopo apparente a prima vista, medicina fisica e morale, nascondeva agli orbi un disegno più complesso e più vasto: formare una società pitagorica di estensione illimitata, nella quale ogni numero, relativamente al suo sviluppo, potesse giovare in tutte le esplicazione della vita sociale, ai più bisognevoli di aiuto e di consiglio e formare una larga salda compagine di uomini che alla direzione dei destini umani, razze, nazioni, famiglie, s’imponessero in nome di due fattori esterni:

LA RETTITUDINE DELLA GIUSTIZIA

L’ALTRUISMO PER SENTIMENTO DI SOLIDARIETA’

    Lascio alla vostra considerazione quanto e quale bene tale disegno vasto potesse arrecare, prima alla nostra famiglia italica e poi ai popoli in mezzo ai quali si sarebbe realizzato.

    Tale disegno originale non fu inteso nel suo senso vero ed umano, e la gran parte dei primi aderenti si affannò, non alla realizzazione dell’idea organica nella sua semplicità amorosa, ma a volere il miracolo personale; ogni aderente si sentiva in dovere di diventare prima un superuomo cosciente e poi di decidersi a fare il miracolo della sua piccola persona come una elargizione ai meno abbienti.

    Così originarono errori di tattica e la Fratellanza che doveva essere una SCHOLA HERMETIS in funzione, una società laica e non mistica – religiosa, nella quale l’intelligenza del più sottile degli dei, scaturente dalle umane forze attive degli associati, doveva regnare per il bene, si volle e si accennò a volerla classificare fra quelle società di teosofia dove teorie ed erudizione tengono il luogo dei progressi veri e delle realizzazioni tangibili.

    Ora a me incombe un dovere, non come fondatore o papa di questo ordine che per volontà di giustizia deve rivivere e diventare potente nell’opera di bene, ma come un fattore della nostra opera avvenire, di richiamare la vostra attenzione sull’origine ideale della Fratellanza e far ritorno a questa origine con la pratica.

I – RENDENDO PALESE, PUBBLICO, ACCESSIBILE A TUTTI, LO SCOPO SEMPLICE E CONCRETO DELLA FRATELLANZA A CUI TUTTI POSSONO, SE VOGLIONO CONCORRERE.

II – RENDENDO  FACILE  E  SENZA  INTRALCI  LA  PRIMA AMMISSIONE  AL  NOVIZIATO.

    Esplico in poche parole la pratica dei due capisaldi, tale quale in origine furono sentiti.

    I – Il pubblico deve sapere che esiste una Fratellanza di persone operanti, oranti, come meglio si crede opportuno per l’ambiente singolo, e che chiunque, ammalato fisico o morale può ricorrere ad ESSA.

    Nessuna legge restrittiva dell’esercizio della medicina può impedire che un ammalato ricorra alla Fratellanza perché‚ preghi per la sua guarigione, tanto più che bisogna avvisare che la Fratellanza non dà ricette né medicine (a questo si provvederà poi col tempo) e che l’ammalato deve farsi curare dal suo medico, obbedirgli e seguirne le prescrizioni. L’Accademia Pitagora di Bari ha un modello di schema da poter consegnare a tutti gli ammalati che ricorrono alla Fratellanza, leggermente modificato.

    Non chiedere nessun compenso. Accogliere le domande e provvedere ad esse magari una volta sola la settimana dal capo del circolo o accademia. Far comprendere che la FRATELLANZA rappresenta una forza attiva che dirige a beneficio dei petenti, ai quali si può ingiungere di pensare a ore determinate allo aiuto che si desidera. Far capire che la nostra è una religione di amore, e che i fattori del nostro aiuto sono fisicamente stabiliti come forze attive e benefiche, e che se a queste forze non si crede per fede, non importa, purché si chieda e, all’ora determinata, si pensi. Il vapore, per secoli, non si ritenne una forza ed ora muove le locomotive, vascelli, ecc. così il pensiero e certe forme di orazioni.

    Un brevissimo foglietto di propaganda o un libretto di propaganda dovrebbe essere messo in circolazione dai circoli, a nome proprio, anche a titolo di esperimento, e ogni circolo dovrebbe avere una cassetta esteriore per ricevere le lettere anche firmate con iniziali, quando scritte di pugno dell’infermo.

    Io potrei dare il testo di questa propaganda laica ma la cosa dovrebbe essere fatta gradualmente alla luce del sole, e perché il maestro dirigente un circolo disponesse di coadiuvanti, attivissimi, dovrebbero essere richiamati tutti gli ascritti alle precise operazioni rituali quotidiane, senza fiacchezza e senza interruzioni.

    Questo il concetto esteriore e palese della Fratellanza nella sua attività iniziale.

    II- Il rendere facile e senza intralci la prima ammissione è indispensabile per l’aumento rapido della ROSA, poiché non perdete di vista che gli effetti propiziati sono efficaci in ragione diretta del numero degli oranti.

    Per questa ragione, oltre i tanti mezzi escogitati per fermare la compagine della Fratellanza a un nucleo ben epurato, la migliore idea pratica è di facilitare la prima iscrizione al noviziato e rendere difficile, e solo ai meritevoli il montare ai gradini più alti.

    La prima iscrizione ad un primo noviziato dovrebbe divenire facoltà di TUTTI, come il battesimo dei primi cristiani, con un rito sommario, di un iscritto (iniziatore), assistito da due altri iscritti. Questi neofiti o novizii dovrebbero avere una prima pagella sommaria e oltre agli impegni morali di conservarsi buono, onesto, altruista, correggersi dei propri difetti e vizi morali, obbligo di recitare il rito una volta al giorno.

    La catena per il progresso degli iscritti è fondata sul 12, vale a dire che il gran numero degli aderenti deve formarsi da 12 in 12. Non si passa ad anziano se non dopo avere iscritto 12 persone, ma ciascuno dei 12, a sua volta, deve farne altrettanti.

    Le difficoltà create successivamente alla reale iscrizione degli aderenti hanno limitato il numero degli oranti, mentre se questa prima iscrizione è facilitata il numero cresce da sé.

    Per ovviare ad inconvenienti di ordine materiale, si potrebbe stabilire che tutti i neo-iscritti non siano ammessi al circolo se non dopo un periodo di prova e dopo la iscrizione individuale di altri dodici da lui dipendenti.

    Deve predominare in tutto la prescrizione dell’assoluta gratuità nei primi gradi, e se vi sono oblatori, nessuna oblazione deve essere versata a persone non insignite di carica nel circolo o accademia costituita.

    Distinguere inoltre: l’ammalato profano che chiede semplicemente aiuto e gli iscritti, facendo a questi ultimi bene intendere che consigli in ogni evenienza devono ottenere e possono ottenere dagli anziani e più specialmente e direttamente dal loro anziano, per incamminarli in una retta via di filantropia bene intesa e senza misticismo.

    A parte si avranno alcuni ragguagli del regolamento come fu in origine iniziatura al rito, ma di questo può tenersi conto nei gradi più avanzati.

    Eccovi, cari fratelli, esplicati i due concetti fondamentali ed originali del principio della Miriam e vi prego, per l’avvenire della Fratellanza, di studiare ciascuno di voi il loro adattamento possibile nella cerchia da voi dipendente.

    Soprattutto non restrizioni, e tanto meno sollecitazioni. Non date aiuto se non richiesto, non proponete la iscrizione a chi non la domanda, e il resto inesorabilmente verrà.

    Non perdete di vista che la missione minima è la medicina del corpo umano e che la grande missione è di creare una Fratellanza eccelsa che per bontà, carità, rettitudine e solerzia deve dare esempio di una civiltà sana e umana, contro il vizio e l’ipocrisia sociale, dove spesso l’apparenza nobile nasconde la realtà brutta e volgare.

    Questo è il seme che fruttificherà passando di sopra e cancellando tutte le stolte iniquità e ingiustizie di sette decadute.

    La Fratellanza deve essere una SCHOLA esemplare e non una setta e svolgere la sua azione alla luce del sole.

L’iniziazione, che comporta un lavorio individuale per la conquista dei poteri psichici, deve invece rimanere riservata ai soli che ne perseguono il fine con assidua perseveranza e senza titubare.

Abbracciandovi vi saluto fraternamente

 
 

Giuliano Kremmerz