Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
STORIA – Note – Circolari Lombardi

STORIA – Note – Circolari Lombardi

[1] Come recita l’articolo 47 della Pragmatica Fondamentale, “Il Delegato Generale è il più giovane dei Maestri scelto dai dodici vecchi formanti il Collegio o Capitolo Operante. Apparisce come fondatore di questa Scuola, ma deve essere considerato come uno strumento della Mente del consesso da cui è scelto”.

[2] Solo un fondo, perché quand’anche in una struttura organizzata come la Miriam venga meno il sistema di “iniziazione per conferimento”, resta sempre il sistema di “iniziazione per riti” se quella struttura possiede tutto il necessario corpus rituale.

[3] Il che la dice lunga circa i contatti e i presunti ruoli che, secondo alcuni, Lombardi avrebbe mantenuto all’interno della Schola e con i fratelli osiridei, e in particolar modo con Borracci.

[4] Ed è in assoluto l’ultima a riportare tale dicitura.

[5] Il motivo per cui la circolare non è indirizzata anche a Pietro Bornia, in qualità di Preside del Circolo Virgiliano di Roma, è dovuto al fatto che tale presidenza era più formale che reale, non avendo ancora Bornia raggiunto un adeguato livello iniziatico. Tale situazione verrà sanata ed emendata a tutti gli effetti solo nel 1921, quando gli subentrerà Giovanni Bonabitacola. All’epoca solo Galleani avrebbe potuto rivestire pienamente tale carica, ma per ragioni professionali non era in condizioni di potersi trasferire a Roma.

[6] I più perspicaci fra i lettori dovrebbero capire che il vero momento di svolta di tutta la storia della Miriam è esattamente questo, ed esso per la Miriam fu molto più importante della morte del Kremmerz.

[7] “È l’orgoglio umano il più potente nemico dell’uomo”. (Secondo dialogo)

[8] Non portavano forse i Maestri del Rito Egiziano un pugnale appeso in cintura, parente stretto di quel coltello che vediamo raffigurato in mano ai sacerdoti egizi di Osiride, col quale cercavano perennemente di fare a pezzi il serpente Apopi? O la loro vita o la sua, perchè in ambito osirideo (non isiaco) una volta che si comincia la lotta col Drago, trattandosi di una lotta mortale, uno dei due deve morire. Vincere aut mori, recita il motto del IX grado del Rito di Misraim seu Egypti.

[9] Dedicheremo un’appendice a chiarire il ruolo della Massoneria Egiziana nelle vicende della Miriam e non solo.

[10] “Pare che la Circolare che vi ritornai non sia stata ancora distribuita, ma incidentalmente vi dirò che sarebbe opportuno (e non mi ricordo se il testo di essa lo riporti) far figurare il Vostro nome accanto a quello di Del Guercio: il quale è da parecchi sconosciuto e questi parecchi potrebbero pensare che si tratti di una delle tante iniziative pullulate in questi ultimi tempi, mentre devo confessarvi che coloro i quali hanno conosciuto del Guercio non ne hanno tratto una favorevole impressione, dato che egli volutamente si è manifestato come uno studioso che non aveva mai praticato.” (Da una lettera di Anglisani a Lombardi del 22 dicembre 1947 – cfr. Politica Romana, n° 6, pag. 249).

Non si capisce se quel “praticato” sia relativo alla via isiaca o a quella osiridea, ma leggendo i “Prolegomeni” (dattiloscritto di del Guercio di 31 pagine e datato 5 agosto 1944) verrebbe da pensare che si tratti di entrambe, ed essendo egli di formazione evoliano-guenoniana non ci sarebbe proprio nulla di strano.

Questa lettera faceva seguito alla richiesta di Lombardi ad Anglisani di un parere sulla bozza della prima circolare che egli intendeva inviare. Ciò rende perfettamente il clima in cui maturò la cosa: esistevano dei Fratelli osiridei a cui lui avrebbe dovuto chiedere consiglio e con cui eventualmente avrebbe dovuto prendere ogni decisione, viceversa egli si guardò bene dall’interpellarli, salvo poi metterli di fronte alla cosa compiuta, e chiese invece un parere critico ad Anglisani che più che un semplice miriamico non era mai stato, a riprova del fatto che provvide Lombardi stesso a pseudo-iscriverlo al G.O.E. come suo dipendente il 5 aprile 1949, come risulta dalla sua pergamena di iscrizione. Scriviamo pseudo-iscriverlo poiché Lombardi non aveva assolutamente la potestà per farlo, come lui stesso aveva ammesso nel corso della riunione del consiglio magistrale tenutasi dopo la morte del Kremmerz. Per fare certe cose non basta un timbro, ci vogliono la potestas e l’auctoritas di cui il timbro è solo il simbolo e non il mezzo, e lui non aveva né l’una né l’altra.

[11] Lombardi dà notizia delle sua espulsione in una lettera indirizzata ad Anglisani datata 13 novembre 1948.

[12] Aniceto del Massa, Pagine esoteriche, La Finestra, Trento 2001.

[13] Rosar è un nome tornato alla ribalta di recente e che evidentemente amano coloro che si considerano più regolari dei regolari. Semplice coincidenza?

[14] Politica Romana, n° 6, pag. 250. Pur non essendo affatto condivisibile quanto Amelio sostiene sul ruolo del Segretario nella compagine miriamica, non si può non condividere la sua opinione complessiva, chiedendosi subito dopo se ad indurre Lombardi in tale errore siano stati i limiti umani dovuti all’età e/o le sue ancora insufficienti realizzazioni iniziatiche.

[15] Lombardi sapeva bene che dopo la morte del Kremmerz non era stato più possibile assegnare la cifra del genio complementare, ma non esitò a servirsi dei parziali elenchi di cui disponeva per screditare l’operato dei suoi confratelli, che oltretutto avevano concordato assieme a lui questa prassi. È noto che tali elenchi erano limitati, tanto è vero è noto che già prima di morire De Cristo paventasse il fatto che stava per terminare le cifre di alcune serie. Se si fa un conto di quanti Fratelli aveva provveduto ad iscrivere alla “rinata” Accademia Pitagora di Bari, ci si può facilmente rendere conto dell’esiguità di tali “tabelle”. Anche Borracci e Bonabitacola erano in possesso di cifrari, ma non li sfiorò mai l’idea di farne un uso assolutamente improprio.

[16] Il lettore rifletta sull’estrema gravità di questa affermazione di Lombardi. Sta dicendo che anche chi aveva una pagella fatta dal Kremmerz, se voleva continuare ad essere regolare doveva farsela convalidare ritualmente da lui. A parte il fatto che saremmo davvero curiosi di sapere con quale rito intendesse convalidare tali documenti, passi per le pagelle redatte da Borracci o Bonabitacola, ma il solo fatto di pensare di convalidare ritualmente un documento del Kremmerz è demenza allo stato puro.

[17] È necessario chiedersi: con quali diritti? Ma su questo argomento avremo modo di tornare.

18] Se avesse applicato questa aurea regola anche a se stesso, oltre che a loro, tutto sarebbe stato giusto e perfetto. Del resto, alla morte del Kremmerz, in occasione dell’ultima riunione del consiglio magistrale, aveva egli stesso convenuto assieme ai suoi confratelli osiridei che fosse l’unica cosa sensata da fare in mancanza di un Maestro Iniziatore.