Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
STORIA – Il triennio di attività di D.Lombardi

STORIA – Il triennio di attività di D.Lombardi

Nel 1947 Lombardi nominò suo segretario Alfonso Del Guercio. A prescindere da qualunque altra considerazione, abbiamo visto come già questo comportò la prima di una lunga serie di incongruenze: come mai con diversi confratelli osiridei ancora viventi egli si sceglie un non kremmerziano e per di più estremamente problematico come collaboratore?[1]

Lombardi comprese l’errore commesso e circa un anno dopo rimosse Del Guercio dalla sua carica di Segretario. Scrive a tal proposito il 25 gennaio 1949 ad Arduino Anglisani: “Il Del Guercio non ha declinato l’incarico, ma è stato revocato dalla carica per motivi disciplinari, in data 13 novembre 1948. Egli è stato tenuto da me in esperimento, o in osservazione, come più ti piace, perché le mie premonizioni mi consigliavano, nei suoi confronti la prudenza e la prova. Alla prova dei fatti, prevista fin dall’inizio dei nostri rapporti, egli è fallito.

…Ciò, naturalmente, importava la consegna dell’Archivio alla Delegazione Generale, per il prosieguo dell’attività iniziata. Invece così non è stato, e la sua condotta è stranamente scivolata sulla peggiore delle chine, per cui questo caso entra nella competenza del Gran Nergal. Il tempo non conta, né io penso di contare alcunché. Come stanno ora le cose? Le cose stanno sospese. Saranno certamente riprese appena questo incidente sarà liquidato.”

Ci sembra che questo implichi una seconda incongruenza: se aveva previsto tutto fin dall’inizio perché consegnò a Del Guercio parte del suo archivio che comprendeva anche documenti importanti, documenti che poi non verranno mai più restituiti nonostante i tentativi fatti per recuperarli e che comporteranno una menomazione significativa del suo archivio? Se davvero aveva presentito tutto fin dall’inizio, come mai gli ha consegnato documenti tanto importanti? Ancora una volta: non aveva proprio nessun altro, più adatto di Del Guercio, di cui fidarsi?

Un simile errore di valutazione lo ricommise anche nei confronti di Arduino Anglisani, di cui ricevette una prima visita nell’ottobre del ’47. Non è chiaro se lo vide allora per la prima volta o se lo rivide dopo averlo incontrato nel 1921, sta di fatto che poiché gli fece una buona impressione, Lombardi decise di chiedergli un esame critico sulla bozza della prima circolare che da tempo teneva nel cassetto e ancora non si decideva a spedire. Altra incongruenza: se aveva ricevuto un mandato preciso dal Capitolo Operante rientrato in sede o da chi per esso, che senso aveva chiedere consigli in merito ad uno che era soltanto un semplice miriamico punto e basta? E come mai, se tale mandato era esecutivo, la circolare stava da tempo chiusa nel suo cassetto?

Col tempo Anglisani ottenne la fiducia di Lombardi, fiducia che crebbe fino a venir preposto, il 5 aprile 1949[2], alla direzione delle due Accademie che si rifacevano a Lombardi, e cioè la Pitagora di Bari e la Kremmerz di Firenze. A lui, in data 20 aprile 1949, con una lettera protocollata, venne affidato il compito di recuperare l’archivio della Miriam che Alfonso Del Guercio si era rifiutato di restituire, compito che, tuttavia, Anglisani non fu in grado di portare a termine.

Fatte le debite distinzioni, se Del Guercio si rivelò una personalità alquanto problematica, Anglisani non era da meno tanto che Suglia, che già aveva avuto occasione di avere rapporti personali molto stretti con lui, lo definiva abitualmente “il monatto”, giudizio talmente severo ed amaro che non lascia dubbi sull’opinione che ne avesse.

Sta di fatto che anche Lombardi ebbe presto a dolersi amaramente del comportamento di Anglisani se il 2 febbraio 1950, appena dieci mesi dopo averlo sigillato e incaricato della direzione delle Accademie, gli scrive: “Con lettera della Del+ Gen+ in data 20.4.49 n.48 prot. – dopo averne ampiamente discusso a voce, in occasione di una tua visita, – ti fu precisata l’inesistenza di una SEG+ GEN+ e di una Sovrintendenza Generale. Nessun atto della Del+ Gen+ ti ha mai autorizzato ad attribuirti l’una, l’altra, o entrambe le cariche suddette.

Per quanto riguarda la Seg+ Gen+ – già apparsa da bollo in tuo possesso abusivo – fosti invitato nella citata lettera alle dovute rettifiche e per ciò che si riferisce alla Sovrintendenza ti fu chiarito nella medesima n. 48 il già chiaro articolo due del mandato conferitoti, il quale contiene esplicita riserva al riguardo.

Pertanto, sei invitato a giustificare il riapparire, sulla ufficiale a me diretta, delle due chincaglierie appostevi in deroga alle disposizioni ricevute. Vorrai essere esplicito e sollecito, dovendo con la massima urgenza liquidare cotesta sconcia faccenda.   Domenico Lombardi”.[3]

Si vede che Anglisani non seppe o non volle dare grandi chiarimenti perché otto giorni dopo, il 10 febbraio 1950, Lombardi gli revocò ogni mandato affidatogli col documento protocollato al n. 157.

Né si deve pensare che l’anno scarso in cui durò il mandato di Anglisani sia stato rose e fiori perché, resosi evidentemente conto della “disinvoltura” con cui si muoveva, Lombardi cercò dapprima di affiancargli altre due persone per vedere di contenerlo. A ciò si deve il tentativo di nomina di una terna dirigente, onde evitare che fosse il solo Anglisani ad occuparsi delle due accademie succitate.

La terna fu nominata il 7 ottobre 1949 e comprendeva: Donato De Cristo, Augusto Dorucci e, naturalmente Arduino Anglisani. La terna, benché formata con i suoi discepoli più evoluti, purtroppo durò leggermente meno del previsto e Lombardi fu costretto a scioglierla due mesi dopo, nel dicembre 1949.

Poco male, perché nel frattempo, e precisamente il 29 gennaio 1948, Lombardi aveva conosciuto Mario Parascandolo, l’ennesimo transfuga dal Circolo Virgiliano, il quale risulta Segretario Particolare di Domenico Lombardi dal marzo 1949. In questa veste Parascandolo resterà all’ombra di Lombardi fino al 21 gennaio 1950, giorno in cui verrà proclamato Procuratore Generale.

Questa è la data cruciale di tutto il triennio lombardiano perché nello stesso giorno egli rassegnò il proprio mandato nelle mani del Superiore Incognito[4]: “Il giorno ventuno del mese di gennaio del corrente anno 1950 per ragioni che sono state ritenute valide ed ampiamente giustificanti ho rassegnato nelle mani del Superiore Incognito il mandato di ricostruzione dei Circoli esterni della Fr+ Tm+ di Miriam.”

Di fatto non era più in grado di controllare l’ambizione sfrenata dei suoi discepoli, quell’ambizione che però era stato lui stesso a scatenare conferendo cariche importanti e altisonanti a persone che non avevano raggiunto l’adeguato livello di realizzazione iniziatica per poterle rivestire. Per questo decise di togliersi di mezzo dichiarando di non essere più Delegato Generale, dichiarando che la successione alla Delegazione Generale non è aperta e nominando Parascandolo come unico Procuratore autorizzato a ricevere e a trasmettere disposizioni, comunicazioni, ecc.

Da quel momento in poi sarà Parascandolo in prima persona a emanare le direttive, che pur essendo in genere controfirmate da Benno risulteranno l’espressione delle “volontà superiori” che Parascandolo riceveva tramite Benno, ma per ragioni che secondo Benno noi non dobbiamo conoscere egli non poteva più emanarle direttamente ma lo doveva fare tramite un Procuratore.

L’ambiguità di questa situazione si rivelerà fatale per il futuro della Miriam quando il 13 marzo 1950 Parascandolo emanerà una direttiva firmandola “per il Delegato Generale[5] nella quale si afferma che “l’unico preposto autorizzato legittimamente ed investito dei poteri relativi al suo grado per la dirigenza dell’Accademia Pitagora di Bari è il Fr+ Donato De Cristo, al quale soltanto i FF+ ascritti devono fare capo per quanto concerne il loro ascenso rituale, personale e collettivo, declinandosi fin da ora ogni responsabilità nei confronti di coloro che da fonte estranea al suddetto dr. Donato De Cristo dovessero attingere notizie, istruzioni ed orientamenti di qualsiasi natura.”

In questo modo si venne a creare un terribile conflitto di competenze perché non è chiaro se il mandato di Procuratore affidato a Parascandolo – e con esso qualsivoglia potere a lui conferito – venne meno nel giugno del 1951 quando Parascandolo comunicò al Maestro Preposto Donato De Cristo: “i rapporti diretti col Cap+ Op+ Occ+ sono interrotti”, oppure continuò ancora ad essere lui il vertice della gerarchia iniziatica nonostante non vi fosse più nessuno di cui essere Procuratore.

Infatti è evidente che un procuratore ha senso quando vi è qualcuno di cui esercitare la procura, e in questo senso parrebbe sensato quanto si legge ne “La Pietra Angolare Miriamica”, e cioè che tale procura venne meno l’11 giugno 1950 quando si interruppero i rapporti diretti col Cap+ Op+ Occ+,[6] ma allora non si capisce perché lo stesso elementarissimo ragionamento non debba valere anche per i rapporti Kremmerz – Lombardi in ordine alla “Segreteria della Delegazione Generale”[7]: niente più Delegazione Generale, niente più Segretario della Delegazione Generale.

Naturalmente questo ragionamento pro o contro la durata della carica di Procuratore di Mario Parascandolo avrebbe una sua ragion d’essere se Domenico Lombardi avesse avuto una seppur minima autorità per nominare chicchessia ad una carica qualunque, cosa che non era.

Lombardi morì il 3 dicembre 1951 lasciando dietro di sé una situazione paradossale poiché prima della sua discesa in campo era rimasta attiva una sola Accademia, il Circolo Virgiliano di Roma, guidato da Pietro Suglia, un osirideo consacrato dal Kremmerz, il quale senza rivendicare né titoli roboanti, né mandati inesistenti, né presunti conseguimenti iniziatici, con grande umiltà si limitava a portare avanti la Miriam e solo quella, con una rituaria completa ed inalterata, secondo le ultime direttive del Kremmerz.

Dopo il travagliato triennio di Lombardi si aveva invece, secondo una parte dei suoi epigoni, di nuovo una sola Accademia miriamica, la “rinata” Pitagora di Bari, con a capo uno pseudo-osirideo sigillato da Lombardi, con un mandato limitato al solo cerchio esterno e con una rituaria assolutamente monca in quanto sprovvista dell’elemento fondamentale: la formula per consacrare i cordoni.[8]

A questo quadro vanno inoltre aggiunti gli altri epigoni, tutti quegli pseudo-sigillati osiridei che Lombardi aveva provveduto a fare pur non avendone la potestà, i quali infesteranno come la peste l’ambiente kremmerziano di istruzioni alchimiche fasulle, e da cui verranno tutte le disastrose conseguenze maturate negli anni futuri e che oggi sono sotto gli occhi di tutti.