Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – Premessa generale

Storia – Premessa generale

“Ogni luce viene dall’Oriente, ogni iniziazione viene dall’Egitto”

    “Non sono di alcun’epoca né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e, se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all’essere assoluto, regolo la mia azione secondo l’ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fisso momentaneamente i passi.”[1]

             Abbiamo voluto cominciare con queste frasi tratte dalla memoria che Cagliostro redasse a propria difesa quando fu ingiustamente coinvolto nello scandalo della collana di diamanti della regina Maria Antonietta, per almeno due ragioni.

La prima è ché fra le molteplici “vite precedenti” attribuite da vari autori a Giuliano Kremmerz, l’unica che egli ammise apertamente con i propri discepoli e che rivendicò per sé, fu quella del “divino Cagliostro”,[2] come lo chiamavano i suoi contemporanei. La seconda è che proprio a Cagliostro, a torto o a ragione, si suole attribuire la fondazione della massoneria egiziana.

            Per cercare di chiarire fin da subito il motivo per cui si è reso necessario far seguire alla storia della Miriam una appendice riguardante la massoneria egiziana, riteniamo utile fare una brevissima premessa generale.

Dopo quasi tre secoli di vita la massoneria presenta ancora oggi due anime che, all’interno di essa, a volte convivono felicemente e a volte si scontrano duramente.

Per una parte dei suoi aderenti la moderna massoneria speculativa[3], nata in Inghilterra nel 1717, è sostanzialmente una società filosofico-filantropica che tende al miglioramento della società attraverso il perfezionamento morale dei singoli individui.

Non atea ma laica, essa è stata di fatto la primissima propugnatrice della tolleranza fra le religioni quando ancora le chiese si scomunicavano a vicenda e scomunicavano al proprio interno chiunque osasse dialogare con membri di altre fedi, anziché combatterli.

La massoneria invece, prima fra qualunque altra istituzione al mondo, partendo dal presupposto che tutti gli uomini si debbono considerare fratelli in quanto esseri umani e non sulla base delle loro fedi religiose, fece volutamente sì che nelle sue Logge si incontrassero persone di confessioni diversissime: protestanti, anglicani e cattolici dapprima, ma subito dopo anche cristiani ortodossi, ebrei, musulmani, indù e così via.

Impose loro di chiamarsi e riconoscersi Fratelli non perché appartenenti ad una stessa confessione religiosa ma in quanto esseri umani creati tutti dal medesimo Essere Supremo, che la massoneria definisce simbolicamente Grande Architetto dell’Universo o Supremo Artefice dei Mondi, e alla cui gloria innalza i propri lavori rituali in loggia, pena la loro nullità.

Parlare oggi dell’uguaglianza ideale di tutte le fedi religiose può sembrare ovvio alle menti più aperte, professarla all’inizio del ‘700 significava rischiare di venire scomunicati e nei casi più gravi persino condannati a morte.  

Secondo una parte degli studiosi, la massoneria speculativa avrebbe fatto propria questa ideologia in quanto figlia primogenita dell’illuminismo e del deismo settecenteschi, secondo i quali occorreva concepire Dio servendosi solo delle capacità che ci mette a disposizione la ragione naturale anziché accettare per fede i contenuti delle rivelazioni su cui le religioni si fondano.  

Secondo altri studiosi invece, questa visione non avrebbe nulla a che fare con il pensiero illuminista, del quale si sarebbe servita solo come veicolo ideale di diffusione, ma sarebbe il frutto di una adesione ai principi universali, in quanto identici in ogni epoca ed ogni luogo, dell’esoterismo.

Alla luce di questi principi, le varie religioni non devono essere considerate altro che manifestazioni plurime della Verità unica la quale, per venire compresa da popoli con costumi diversissimi tra di loro nel tempo e nello spazio a causa dei differenti contesti storico-sociali, dovette necessariamente nel corso della storia venire ammantata di “veli” differenti, che ne rendessero in qualche modo fruibile lo spirito anche a chi era dotato delle più modeste capacità di comprensione. E proprio dalla necessità di ricoprire di volta in volta la Verità con nuovi veli, verrebbe il senso vero del termine “ri-velare”, da ri-velare ovvero “velare di nuovo”.

Quando però le caste religiose non sono più in grado di intendere la verità unica che si cela dietro il velo delle rispettive allegorie religiose, esse finiscono col prendere per realtà letterale ciò che è prima di tutto anche se non solo simbolo e degenerano in un rozzo fanatismo che le induce a sconfessare ogni rivelazione che non sia la propria.

Ciò accade quando perdono di vista il senso vero della loro missione ieratica che è quello di lavorare al processo di civilizzazione di una razza attraverso il superamento dei più bassi istinti egoistici; così facendo producono anzi fanatismo e divisioni intestine e fra i popoli.

Ma assieme a quello della civilizzazione progressiva le religioni, tutte le religioni, avevano originariamente anche il compito di additare ad ogni uomo un modello divino cui rivolgere il proprio pensiero, la propria devozione e il proprio culto. Solo imparando a concepire e ad adorare un modello spirituale che vada oltre la caducità della materia, l’uomo può plasmare e fecondare la propria anima corruttibile con semi di eternità. Senza un modello divino, ogni altro modello che l’uomo può darsi è soltanto umano, e come tale insufficiente per dar modo all’anima, ermeticamente e non religiosamente intesa, di coagularsi.[4]

            Al Dio unico e vero, origine e meta di ogni evoluzione animica, alla Legge Universa che si cela dietro gli dei piccoli delle varie religioni, addita inequivocabilmente la tavola che Kremmerz fece apporre all’inizio del Mondo Secreto, traendola dal testo “Dell’origine di tutti i culti”, del cittadino e massone Dupuis.

Giuliano Kremmerz - Storia della Fratellanza di Miriam

 Riprendendo le intenzioni del Dupuis, Kremmerz, anch’esso massone, intese riproporre ciò che già Eliphas Levi aveva esplicitato a chiare lettere, ovvero che la magia e la massoneria iniziatica[5] dei secoli XVIII e XIX non hanno avuto che uno stesso identico fine: additare ai più sagaci dei loro cultori e fratelli che sotto il velo delle diverse allegorie, religiose, magiche e massoniche, non si cela in realtà che un unico arcano, la Scienza Integrale che insegna all’uomo i segreti delle potestà ignote dell’animo umano e il modo per risvegliare in sé quei poteri divini che soli possono svelare il mistero della Divinità, mistero che può e deve essere conosciuto e non solo accettato per fede. Ed è la magia,  arte e scienza al tempo stesso, il mezzo pratico che può far ottenere questa conoscenza, che proprio per questa ragione fu detta divina, non meno divina della religione.

Quando la simbologia religiosa pone i Re Magi in atto di deporre ai piedi della culla del Cristo il loro triplice dono, nient’altro intende significare se non la simbolica consegna, fatta dai Magi ai Sacerdoti della nuova religione, dei Misteri relativi alla divinizzazione o cristificazione dell’uomo. E non ha forse anche la massoneria riproposto con altra simbologia gli stessi misteri cui alludono i simboli religiosi riportati sulla tavola del Dupuis? Infatti Kremmerz scrive: “Giacché si pensi che gli antichi sacerdoti questa scienza (la magia) la impartivano nel tempio a tutti quelli che si rendevano degni di apprenderla e praticarla, dopo prove terribili e lunghe, e si dava a gradi, con riti e cerimonie che la nostra chiesa cattolica ha conservato negli ordini sacri e la Massoneria nella graduazione delle sue dignità.”?[6]

Dunque la magia, la massoneria e le differenti religioni non sarebbero altro che forme simboliche differenti nella natura e nei mezzi ma non nei fini, in quanto depositarie di uno stesso patrimonio sapienziale in grado di svelare, passo dopo passo, la simbologia fondamentale degli antichi culti misterici.

Solo a chi sarà in possesso di questa sophia perennis potrà un giorno creare un vero dialogo fra le diverse religioni, poiché solo sulla base di questa Conoscenza che i rispettivi esponenti potranno divenire consapevoli della realtà unica che si cela dietro le loro differenti rivelazioni, e solo su questa base sarà possibile un giorno cercare di giungere ad una pace vera e duratura sulla terra.

Questo, quello della pace in terra, che fu uno degli scopi primari dell’Ordine del Tempio, fu anche uno dei motivi del loro sterminio.[7] In quanto iniziati ai misteri della Verità unica, i Templari avevano preso la “cattiva” abitudine di dialogare con i loro fratelli arabi, gli iniziati ismaeliti di fede musulmana, anziché sterminarli come voleva il papato, cui questa cosa non piacque per nulla e che anche per questo li perseguitò e sterminò come nemici della vera fede.

Erede dello spirito se non della missione templare, la massoneria più sapiente riprese a portare avanti questo compito vitale per la crescita reale dei popoli e per l’auspicabile pace religiosa nel mondo. E fu soprattutto per questa idea di unità sostanziale di tutte le religioni che essa venne ben presto scomunicata,[8] come scomunicata del resto è tutt’ora, da parte di una chiesa che oggi si riempie la bocca del termine “ecumenismo” e se ne vanta come se fosse farina del suo sacco, mentre ieri non solo scomunicava ma anche giustiziava chiunque osasse propugnarlo. Bontà sua!

Del resto, ancora oggi tutte le chiese sprovviste di una dimensione esoterica, a dispetto dei pallidi tentativi di dialogo, più apparente che reale, guardano le altre confessioni religiose dall’alto in basso, ognuna convinta di essere l’unica depositaria della verità e della via che conduce alla salvezza. 

Riassumendo, secondo l’esoterismo la massoneria, nelle sue forme più alte, dal punto di vista teorico e soltanto teorico,[9] altro non è che l’espressione e la continuazione moderna degli antichi culti misterici, e come tale non ha come scopo tanto il perfezionamento della società attraverso il perfezionamento morale dei singoli, quanto la conquista dell’immortalità dell’anima, da intendersi come la realizzazione di uno stato animico totalmente illuminato e perfetto, realizzazione da compiere qui e ora, mentre ancora siamo in carne ed ossa, senza attendere il premio in un paradiso di là da venire.

Ora, sapendo che il fulcro della maggior parte dei culti misterici praticati nei paesi che formano il bacino del Mediterraneo, trasse la propria origine dall’Egitto e più propriamente dai culti di Iside e di Osiride, è facile comprendere come mai, poco dopo la nascita della massoneria speculativa, cominciarono a comparire nel suo seno cerchie che si ispiravano direttamente all’antico Egitto, chiamandolo l’Arca di tutte le Tradizioni.

            Fra i molteplici personaggi che hanno concorso alla riscoperta della sapienza egizia in ambito massonico, Cagliostro è stato certamente uno dei principali, non tanto perché sia stato il primo a fondare un Rito Egiziano, quanto perché gli insegnamenti che egli trasmetteva all’interno del suo rito sono stati riconosciuti come i più significativi e tali sono considerati ancora oggi.[10].

Vedremo che lo stesso Rito di Misraim seu Aegypti, il principale protagonista di questa appendice della nostra storia, nacque in seguito all’operato di Cagliostro e raccogliendo la sua eredità.