Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – Le uniche traccie certe

Storia – Le uniche traccie certe

Poiché ormai internet pullula di ogni panzana riguardo ai Riti Egiziani e al sistema dell’Arcana Arcanorum,[1] consigliamo i nostri lettori di fare riferimento a quel poco di autentico che al riguardo è stato scritto da Gastone Ventura nel suo “I Riti Massonici di Misraim e Memphis”,[2] e da Jean Mallinger, Gran Jerofante del ramo belga del Misraim.

Gastone Ventura è stato di fatto l’ultimo Gran Jerofante effettivo del ramo veneziano del Rito di Misraim,[3] fusosi purtroppo il 17 maggio 1945 col Rito di Memphis, ad opera di Marco Egidio Allegri nelle cui mani erano confluite entrambe le discendenze. Nacque così l’Antico e Primitivo Rito Orientale di Misraim e Memphis,[4] il cui unico valore, ci sia consentito ribadirlo ancora una volta, proveniva sempre e solo dalla legittimità del ramo misraimita, che in questo caso era effettiva come trasmissione iniziatica, viste le origini anche veneziane di detto Rito, benché il suo deposito rituale si fosse nel tempo alquanto depauperato.[5]

Ebbene, Gastone Ventura, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente, ha più volte detto e scritto che nell’archivio del suo Rito erano custoditi quattro cartoni (a suo dire settecenteschi) che contenevano un sunto della rituaria magica del Misraim.

Noi, che abbiamo potuto vedere ed analizzare a fondo il contenuto di quei cartoni, riteniamo più verosimile datarli alla seconda metà dell’800; per altro non v’è dubbio alcuno che la matrice di quella rituaria sia effettivamente riconducibile all’Arcana Arcanorum, anche se su quei cartoni mancano completamente le cifre magiche che sono indispensabili per rendere operanti le operazioni riportate.

Si tratta di quattro cartoni di grande formato, di cui i primi tre riguardano l’iter completo della magia eonica, mentre l’ultimo attiene specificamente alla magia trasmutatoria, in modo da comprendere come abbiamo detto, seppur in forma compendiosa, tutta l’essenza del cammino ermetico.

In verità, la capacità che Ventura aveva di decodificare e comprendere i primi tre cartoni era scarsa, d’altro canto egli ha sempre ammesso candidamente che la magia non entrava quasi per nulla nei suoi interessi teorici e men che mai fra quelli pratici. Era invece decisamente più sagace nella comprensione di quanto compariva nel quarto cartone, e di questo ne abbiamo avuto personalmente la prova provata.[6]

Diverso il discorso per quanto riguarda Jean Mallinger poiché, anche se il ramo legittimo del Rito di Misraim migrò prestissimo in Belgio,[7] subì in quel paese alterne vicende che lo portarono pressoché all’estinzione. Sopravvisse però parte degli archivi, nei quali furono conservati non solo importanti documenti ma anche strumenti massonici dell’epoca, a testimonianza dell’attività che continuarono a svolgere i fratelli Bédarride a favore della diffusione del ramo legittimo del Rito. 

Statuti del Misraim

Ormai estinto quanto a pratica effettiva, agli inizi del ‘900, il Rito di Misraim fu risvegliato in Belgio dall’ingegnere Armand Rombauts il quale, essendo martinista, ebbe modo di ricevere a Parigi da Papus la trasmissione di alcuni gradi del Rito di Memphis e Misraim, di valore tutto sommato relativo. Ciò lo spinse però ad iniziare la ricerca di lignaggi più puri del Rito egiziano e fu sia in Olanda che in ambienti parigini (ovviamente diversi da quelli papusiani) che Rombauts ricevette ulteriori trasmissioni ed insegnamenti, parziali ma importanti.

In tal modo, unendo il materiale che era sopravvissuto all’interno degli archivi belgi a ciò che era riuscito a ritrovare, poté procedere ad una ricostruzione di buon livello della struttura massonica del Rito Egizio. Furono comunque i suoi successori Jean-Henri Probst Biraben e Jean Mallinger a compiere un grande lavoro di restauro filologico, comprendendo che la parte memphitica del Rito poteva o meglio doveva essere eliminata per riportare il Rito alla purezza originaria del Misraim.

Provvidero anche a redigere quattro famosi sillabi,[8] mettendo per iscritto parte di quanto Rombauts aveva oralmente trasmesso a commento della tegolatura interna degli ultimi quattro gradi del Rito.

Per quanto non privi di interesse, più per il non detto a cui rimandano che per quanto dicono esplicitamente, chiunque può rendersi conto che in quei sillabi si accenna solamente in modo succinto all’elevato sapere che veniva originariamente impartito nel Rito Egiziano, sapere solo in minima parte recuperato dal ramo belga, il quale oltretutto ha pensato bene di riadattarlo e trasfonderlo in un sodalizio pitagorico definito O:: H:: T:: M::, ovvero Ordine Ermetico Tetramegista Mistico, che diventava Ordine Ermetico Tetramegista Maggiore nei gradi più elevati.

Va senz’altro riconosciuta la grande serietà e competenza di coloro che diedero vita a quest’ordine, ma va anche detto che dell’autentica rituaria magica del Misraim quasi nulla sopravvive al suo interno, non avendo i suoi rifondatori potuto accedere fino in fondo alle giuste fonti. Forse anche per questo furono costretti ad optare per una liturgia paganeggiante che pur essendo di enorme interesse, di effettiva potenza e di suggestiva bellezza, ben poco ha a che fare con l’autentica rituaria napoletana dell’Arcana Arcanorum.Per cercare di far intuire ai nostri lettori la reale profondità del sapere custodito dal Rito di Misraim vedremo ora brevemente un aspetto particolare dell’interpretazione della leggenda di Hiram, la quale costituisce l’asse portante del grado di Maestro, il terzo grado della massoneria universale.


[1] Dei deliri collegati a scritti riservati del Maestro, che fluttuano in internet come veri e propri virus pestilenziali non intendiamo minimamente parlare; e non è che l’ambito editoriale, a cominciare da quello pseudo-kremmerziano, sia tanto migliore. Per non parlare delle riviste.

[2] Si veda in particolare il capitolo II, intitolato per l’appunto “Arcana Arcanorum” (pag. 27-36, Ed Atanor 1975)

[3] Di antichissimo lignaggio, come abbiamo visto, essendo tutta la storia del Misraim cominciata a Venezia con Cagliostro.

[4] Su ciò che iniziaticamente si cela dietro i titoli distintivi del Rito di Misraim detto “antico”, “primitivo” ed “orientale”, molto vi sarebbe da dire; trattasi non di definizioni ampollose e gratuite, bensì di riferimenti cabalistici ben precisi, che si ritrovano perfettamente glifati, per chi li sa riconoscere, negli Statuti del Grande Oriente Egiziano che Kremmerz consegnò ai suoi discepoli.

[5] Parti significative della rituaria eonica erano sopravvissute fino a Marco Egidio Allegri, ma purtroppo alla sua morte la moglie, cattolicissima, pensò bene di consegnare tutta quella “roba infernale” nelle mani di Sua Beatitudine l’allora Patriarca di Venezia Carlo Agostini, nella speranza di concorrere a salvare l’anima del defunto marito.

[6] Peccato che Ventura abbia ritenuto di non trasmettere ciò che sapeva su questo argomento al suo successore, non ritenendolo idoneo a ricevere quel deposito. In questo modo, anche quel poco che a Venezia era fino ad allora sopravvissuto della parte trasmutatoria dell’Arcana, andò persa. Poco prima di morire Ventura ebbe a confessare ad un suo discepolo: “Dopo di me non ci sarà più nessuno”. Non si riferiva alla forma ma alla sostanza, cioè al reale sapere iniziatico di cui quel Rito era stato fino ad allora depositario, ancorché in modo parziale.

[7] Ne fanno fede gli Statuti Generali del Rito stampati a Bruxelles nel 1818, non appena il Rito fu portato in quel paese, nel quale fu subito eretto un Sovrano Santuario Nazionale. L’articolo 1 di questi Statuti recita testualmente: “Il Rito orientale è stabilito nel regno dei Paesi-Bassi; esso si chiama Ordine o Rito massonico di Misraim o d’Egitto”.

[8] Diciamo famosi perché molto se ne è parlato e vagheggiato prima che fossero reperibili in internet.