Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – La nascita della Miriam

Storia – La nascita della Miriam

A tal proposito Kremmerz fu tra coloro che concepirono l’opportunità di resuscitare le antiche forme rosicruciane, già imitazione di quelle isiache dell’antico Egitto, fondate esteriormente sulla terapeutica sacra. Si trattava di ripristinare l’esercizio della terapeutica ermetica grazie alla creazione di catene di anime oranti, catene basate sul principio replicativo del 12 x 12.[1] Su tale numero si fondano le proprietà pitagoriche, cioè attinenti alla geometria sacra, dello spazio puro; dunque era su una regola assoluta che si basava il principio secondo cui, per diventare anziano, il novizio doveva prima creare attorno a sé un nucleo di dodici praticanti.[2]

Kremmerz sperava evidentemente di riuscire in tal modo a ricreare presto un semenzaio adatto ai tempi, in grado di offrire nuovamente un cospicuo numero di candidati idonei a passare quanto prima sotto l’egida del Grande Oriente Egiziano, numero che la formula puramente massonica non era più in grado di consentire per una ragione o per l’altra.[3]

Nacque così il tentativo della Miriam e queste furono le ragioni precipue che portarono alla sua nascita nel 1896, anno in cui prese formalmente il via la primissima attività del Kremmerz con la pubblicazione del fascicoletto che doveva preludere all’uscita del numero introduttivo del Mondo Secreto, secondo un piano già integralmente previsto e approvato dal Grande Oriente Egiziano, così come risulta dalla Regola Generale approvata nel 1896, il che ci riporta all’inizio della nostra storia.[4]

Secondo quella prima regola i gradi della Miriam erano tre: novizio, anziano e maestro; quindi tutto quello che più tardi divenne il cerchio interno era riassunto e condensato in un unico grado.Con l’entrata in vigore nel 1909 della Pragmatica fondamentale, le cose furono maggiormente articolate per ciò che concerne il cerchio interno: l’iniziale ottimismo di Kremmerz dovette essere mitigato poichè evidentemente un passaggio troppo repentino al maestrato di Miriam si era rivelato problematico nei modi o nei risultati, e ciò risulterà comprensibile non appena avremo visto cosa implicava.


[1] Il prodotto di questa moltiplicazione dà 144, numero chiave di tutto il Rito di Misraim, assieme alle serie 3 – 5 – 7 – 9 e  3 – 6 – 9, naturalmente.

[2] Non possiamo che ribadire l’insipienza della C.E.U.R. nel riadattare la Pragmatica a proposito di questa regola, mettendo 2 al posto di 12. Ovviamente lo fece poiché si rendeva conto della sua quasi inapplicabilità pratica, ma così è stato bellamente ignorato il punto fondamentale della questione, e cioè che Kremmerz stesso non poteva non rendersi conto di questo eppure lo fece ugualmente: perché? Solo perché voleva il grande numero o c’era dell’altro?

[3] Naturalmente, oggi come allora, vi sarebbero anche delle considerazioni geografiche da fare: in tutta Italia esiste oggi lo stesso numero di massoni che conta in Inghilterra la sola città di Londra. Evidentemente lo spirito inglese, conservatore per natura, è ancora oggi enormemente più attratto di noi dalle forme rituali collettive, per la semplice ragione che esse parlano molto di più alla sua anima nordica, molto più di quanto non facciano alla nostra anima latina.

[4] Da notare il fatto che nella Regola del 1896 al comma 33 troviamo scritto semplicemente Gr.: Or.: Eg.:, che è la classica sigla massonica, mentre nella Pragmatica Fondamentale del 1909 non viene usata questa sigla ma viene riportata per esteso la dicitura “Grande Ordine Egizio”, probabilmente per dissimulare agli ignari membri del cerchio esterno il fatto che il riferimento era ad una struttura massonica, cosa che risulta inoppugnabilmente dagli Statuti del medesimo ma che era perfettamente ignorata dai membri del cerchio esterno. È peraltro vero che se esteriormente, cioè nella forma, il Gr.: Or.: Eg.:, fu a tutti gli effetti una massoneria, nella sostanza fu ben altro, nel senso che se per comprendere la sua natura occulta si pensasse a tutte le altre massonerie esistenti, non si coglierebbe affatto nel segno. Dentro e dietro di esso agiva qualcosa di infinitamente più grande che fu indicato semplicemente come l’“Ordine”, al cui mistero allude l’espressione rituale riportata alla nota 7.