Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – La Miriam e l’insegnamento ermetico

Storia – La Miriam e l’insegnamento ermetico

Giunti a questo punto della nostra trattazione ci sia concessa una brevissima digressione su un tema importante ma mai affrontato direttamente. In che modo secondo Kremmerz l’ermetismo doveva venire insegnato all’interno della Fratellanza di Miriam?

La C.E.U.R. ad esempio aveva organizzato dei corsi di studio regolari per ogni grado, strutturati in lezioni progressive da tenere all’interno dell’Accademia a cura del Preside di essa. Apparentemente si trattava di una buona iniziativa, ma come conciliarla ad esempio col fatto che Kremmerz nei dialoghi affermi esplicitamente che non si può pensare di insegnare la magia così come si fa con una qualunque materia del normale corso scolastico?[1] Come conciliarla altresì con l’affermazione apparentemente paradossale che egli fa nella “Breve relazione ai Dodici supremi Vecchi Maestri” che fa da prologo alla Pragmatica, laddove scrive:

“Quaggiù mi diranno: perché una scuola che non insegna?[2]non definisce, non polemizza e non predica e non converte? – E mi troverò di nuovo alle prese con la relatività terrestre per fare intendere che la parola pronunziata impedisce lo sviluppo della penetrazione intellettiva per la quale anche gli ideogrammi più semplici sono un lusso prevaricante? E mi crederanno se confermo che una biblioteca di mille volumi non vale un atomo della Vostra luce?”.

E ancora, come conciliare tutto ciò con quanto dice più avanti all’articolo 2 sempre della Pragmatica che recita:

“Questa Scuola segue un doppio metodo di cultura, uno di letture, conferenze, pubblicazioni intese a dare un corredo di cognizioni di tutto ciò che è argomento di ermetismo e magia antica e di psichismo moderno – l’altro di pratiche tradizionali per provocare la propria educazione ascensionale e dirigerne in senso utile ai dolori umani l’esplicazione.”

La coerenza intima che lega tra di loro tutti questi passaggi non può essere colta senza tenere presente la netta distinzione che vigeva tra cerchio esterno e cerchio interno.

I membri del cerchio esterno ricevevano una istruzione volutamente non sistematica ma per così dire panoramica, generica, fatta di input relativi ad argomenti esoterici molto diversi tra di loro. L’intento era di vedere se e a quali di essi il Fratello rispondeva, e che tipo di reazione provocavano in lui le idee seminate ad arte. Si faceva una esposizione ampia ma non sistematica, per cercare di capire prima di tutto se il terreno era fertile o no e quali semi attecchivano. A ciò si aggiungeva naturalmente la valutazione dell’effetto dei riti che poteva esserci o non esserci, essere modesto o significativo.

In ultima analisi, tutto ciò che il Fratello ricavava da questa semina generale dipendeva da ciò che era e dall’uomo storico che portava in sè; in ogni caso nel cerchio esterno della Miriam volutamente non veniva data una formazione sistematica sull’ermetismo che andasse progressivamente dalle nozioni più semplici fino a quelle più complesse.

La cosa cambiava radicalmente quando il Fratello entrava nel cerchio interno e gli veniva conferito il grado di Discepolo Integrale. Allora egli veniva progressivamente preparato secondo un piano propedeutico ben preciso ed avviato gradualmente alla conquista teorica e pratica delle verità fondamentali dell’ermetismo magico mediante l’esercizio mirato della terapeutica o del magnetismo magico. Raggiunto questo livello di preparazione, cosa che richiedeva almeno un anno di studio e di pratica, il Discepolo poteva presentare domanda di ammissione effettiva al G.O.E. in qualità di Neofita e non più di Dipendente. Solo se e quando questa domanda veniva accolta[3] egli poteva accedere al grado di Terapeuta di Miriam, divenendo nel contempo Apprendista (o Neofita) di una Loggia del Rito Egizio, cosa rappresentata dal conferimento dell’anello d’oro, simboleggiante il suo passaggio ad una nuova fase del suo cammino iniziatici, una fase solare.[4]

Da allora in poi, a norma dell’art. 43 della Pragmatica, al terapeuta venivano impartite solo comunicazioni orali a periodo fissi; in tal modo la formazione diventava strettamente individuale, e seguiva i tempi e i modi della secolare tradizione ermetica.È infine d’uopo una precisazione di grande importanza. Taluni hanno pensato e altri ancora oggi pensano che venire iscritti al G.O.E. significasse ipso facto poter cominciare a praticare la magia trasmutatoria; viceversa le due cose non andavano affatto di pari passo, e l’iscrizione all’Ordine era solo la conditio sine qua non per poter sperare un giorno, dopo aver compiuto un ben preciso cammino e aver raggiunto in seno alla Miriam il grado di Maestro Isiaco, di riuscire ad ottenere la specifica iniziazione ammonia che solo Kremmerz poteva conferire, senza la quale e senza le istruzioni individuali che Kremmerz in quella circostanza impartiva oralmente, non era possibile cominciare le pratiche trasmutatorie.


[1] Questo era esattamente ciò che avevano cercato di fare Papus col Martinismo in Francia e soprattutto Mathers con la Golden Dawn in Inghilterra. Da essi derivano, nel bene e nel male, le maggiori correnti ermetiche oggi operanti nel mondo occidentale.

[2] La sottolineatura è nostra.

[3] Non sempre la presentazione della domanda di iscrizione presentata da Kremmerz, veniva accolta dalle alte gerarchie del G.O.E. Sono noti ben due casi in cui la domanda che era stata regolarmente presentata con tanto di pagamento della dote, fu respinta. Naturalmente la dote fu prontamente restituita, ma ciò ci deve far riflettere sul fatto che nemmeno il Kremmerz in persona era in grado di garantire ipso facto l’iscrizione.

Noi abbiamo la certezza di tutto ciò perché ci è stato trasmesso da chi dell’Ordine aveva fatto parte. Prova ne siano peraltro le parole che Kremmerz scrisse il 28 giugno 1918 a Gerolamo Moggia: “Né vale la mia buona amicizia a rendervi più facile la via se non in un secondo periodo, cioè dopo che foste ammesso se fossi io incaricato della direzione dei vostri studi, io potrei con maggiore affetto curare il vostro avanzamento, ma prima che fare per agevolare l’iscrizione?”.

Sappiamo che in seguito Moggia fu ammesso, ma sulle ragioni occulte di questa prassi occorrerebbe meditare a lungo.

[4] Argutamente Marco Daffi qualifica questa fase come “pre-solare”, appellativo strano ma azzeccatissimo.