Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – Note – L’iscrizione al G.O.E.

Storia – Note – L’iscrizione al G.O.E.

[1] Ci sia concesso rimarcare l’importanza di questo passaggio: uno dei limiti più incresciosi della massoneria è stato il fatto che essa non ammette le donne fra le sue file. Lungi dal rappresentare una ottusa forma di maschilismo, come ancora oggi ritengono studiosi e studiose alquanto limitati, è dovuto al fatto che nel corso dei secoli XVII e XVIII, per ragioni storiche che aspettano ancora di essere analizzate, le corporazioni di mestiere femminili che prima di allora esistevano ancora, come quello delle tessitrici e delle ricamatrici ad esempio, scomparvero del tutto trascinando nel loro oblio i rituali iniziatici appropriati che li accompagnavano.

Scomparse tali corporazioni femminili, sarebbe stato perfettamente inutile, oltre che assurdo, iniziare le donne usando rituali maschili; inutile e controproducente per le donne stesse. Per questo la donna rimase tagliata fuori da quel poco di iniziazione di mestiere che ancora restava in occidente. Fu questo un evento assai gravoso, ma che sarebbe perfettamente inutile cercare di compensare conferendo alla donna, come alcuni stolti pensarono di fare e ancora oggi fanno, iniziazioni muratorie di natura prettamente maschile.

Naturalmente fecero eccezione a tutto ciò fulgidi esempi come quelli di Cagliostro e di Martinez de Pasqually, i quali si guardarono bene dall’iniziare le donne usando rituali maschili ma crearono, dall’alto della loro sapienza, specifici e splendidi rituali di iniziazione femminile. Si badi bene però che qui non si tratta più di iniziazione di mestiere, cioè virtuale, come è per la quasi totalità dei sistemi massonici, ma di vera e propria iniziazione effettiva. Tutt’altra cosa!.

In Europa si dovettero attendere Papus in Francia, la Golden Dawn in Inghilterra e soprattutto Kremmerz in Italia, perché la donna potesse di nuovo avere accesso a pari titolo all’iniziazione, ma in tutti e tre i casi si tratta di realtà diverse dalla massoneria, se si eccettua appunto il caso di cui stiamo parlando: quello della massoneria egiziana. Il Rito di Misraim aveva infatti delle apposite Loggie di Adozione riservate alle Sorelle.

[2] “Mettersi in sonno” è l’espressione simbolica usata dalla massoneria per indicare la cessazione della frequentazione dei lavori rituali in Loggia, cosa che normalmente si direbbe “uscire dalla massoneria”. Non essendo essa una setta, se ne può uscire in qualunque momento, ma non si può fare come se non ci si fosse mai entrati, poiché l’iniziazione ricevuta è incancellabile.

[3] Come invece avveniva regolarmente prima dell’istituzione della Miriam.

[4] Cioè ai membri del cerchio interno.

[5] Qui il riferimento è alle Logge del “Rito Riformato” di Giovanbattista Pessina il quale, a dispetto di quanto sostiene Gastone Ventura, era una filiazione legittima del Misraim, voluta per fini particolari. Il Rito di Misraim del Pessina forniva a chi giungeva agli alti gradi un fascicolo dedicato alle pratiche magiche intitolato “Rituale cabalistico” e contenente alcuni estratti del sistema  dell’Arcana Arcanorum. Su Pessina si veda quanto scrivono Ventura e Galtier, op. cit.

[6] Da ciò apprendiamo con certezza che nel 1909 le Logge del Rito Egiziano erano ancora operanti in quel di Napoli.

[7] Ciò si evince in maniera inoppugnabile dalla natura degli scritti che Lombardi inviò a Kremmerz affinché fossero pubblicati sul Mondo Secreto. Egli non fu l’unico membro del Rito Egiziano ad aderire alla iniziativa del Kremmerz e questo fu uno dei problemi più gravosi che Kremmerz ebbe con la parte più conservatrice del Sinedrio, che non vedeva di buon occhio il fatto che dei Fratelli massoni del G.O.E. venissero coinvolti nel nuovo tentativo non massonico voluto dal Maestro.

[8] Col senno di poi e alla luce di tutto quanto è successo, pur essendo infinitamente grati a Kremmerz, non possiamo non convenire almeno in parte con le loro riserve.

[9] In buona sostanza di questo Ottaviano accusa il Kremmerz nel suo ultimo intervento pubblicato sul Commentarium, intitolato guarda-caso Il diritto di non dare.

[10] La sottolineatura è nostra.

[11] I fati di Roma sono strettamente legati alla missione del Kremmerz che comprende non una ma un lungo ciclo di vite. Sia detto per inciso: della Roma Aeterna che è sia al di qua che al di là del Tevere. Si veda in proposito quanto scrive Kremmerz nei Dialoghi e nella Porta Ermetica.