Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – POSTILLA

Storia – POSTILLA

Diversi mesi ormai sono passati da quando ho terminato di scrivere la storia della Miriam e l’appendice sul Grande Oriente Egiziano. Il tempo trascorso, ancorché breve, mi consente di poter riguardare al lavoro fatto e alle sue implicazioni con un relativo distacco.

Nel mondo piccolo del sedicente “ermetismo kremmerziano” poco o nulla è cambiato. Non che mi aspettassi alcunché di diverso: conosco abbastanza bene i protagonisti delle attuali vicende per sapere che quelli in malafede, pur essendo ben consapevoli delle gravi deviazioni apportate dai loro predecessori all’insegnamento originario del Maestro, non rinunceranno mai alle posizioni di potere ormai conseguite, mentre quelli in buona fede, prigionieri per primi delle loro illusioni, continueranno imperterriti il loro viaggio senza meta, seguiti dai loro non meno ignari discepoli.   

Per quanto mi riguarda, ancora una volta devo constatare la saggezza dei miei maestri quando mi invitavano a non cercare di approfondire più di tanto le vicende storiche della Miriam, sapevano che le disillusioni che ne sarebbero potute venire non avrebbero necessariamente giovato al mio ascenso. Ma io no! Non pago, ho voluto ugualmente scavare, indagare, continuare a cercare documenti, testimonianze, prove, le quali non hanno fatto altro che confermare puntualmente ciò che mi era stato detto a voce o mostrato sotto forma di documenti olografi ormai distrutti, e da ultimo, ritenendo di avere ormai acquisito un quadro sufficientemente chiaro di come erano andate le cose, ho voluto addirittura scriverne pubblicamente.

Non posso non chiedermi se ho fatto bene, se ne valeva la pena, se era davvero opportuno, pur consapevole che cosa fatta capo ha. Sta di fatto che la storia ormai è completata e gli “aspiranti alla Luce” o gli addetti ai lavori, ne faranno l’uso che crederanno. Dopotutto, i Numi parlano al cuore degli uomini se e quando è giusto e necessario, e se riterranno utile servirsi talvolta delle mie parole, lo faranno, altrimenti le lasceranno cadere nell’oblio, dove giustamente ricadono le parole vane o inopportune.

Ho usato la forma plurale nello scrivere la storia, un “noi” oramai desueto che francamente sa un po’ di rancido, ma l’ho voluto fare per rimarcare, ove ve ne fosse bisogno, che nello scriverla di mio non vi ho messo nulla, e che tutto quanto contiene è suffragato da documenti cartacei, quando possibile riportati in originale, o da testimonianze orali che, in fede, non ho alterato in alcun modo. Se ora passo alla prima persona singolare nello scrivere questa postilla è per sottolineare che questa volta si tratta di opinioni e considerazioni mie, anche se prendono spunto da un fatto realmente accaduto.

Tempo fa, ripensando alla storia della Miriam e alle ultime “novità” comparse su internet o in libreria, mi è spontaneamente riaffiorato alla memoria un colloquio che ebbi con Vinci Verginelli parecchi anni or sono, un ricordo ancora nitido forse perchè ruvido ed ingombrante. Ecco cosa accadde.

In uno dei tanti incontri che ebbi con lui, il discorso finì su Domenico Lombardi come già altre volte era successo; non si può dire che Verginelli mancasse di chiarezza e della capacità di farsi ben comprendere, ragion per cui sapevo bene come la pensasse al riguardo. Quella volta però riuscì a stupirmi perché il tono e le parole usate furono decisamente insolite.  

Guardando non me ma dritto davanti a sé, quasi a voler contemplare nella propria mente immagini di eventi lontani, ad un certo punto del suo dire, dopo aver pronunciato il nome di Lombardi, fece una breve pausa e con una durezza davvero insolita per lui, lo apostrofò in modo terribile: “il traditore”! Seguì una nuova pausa che rese ancor più pesante quel giudizio spietato e inappellabile.

Io rimasi estremamente colpito, sia per il tono della sua voce, fredda e tagliente come una rasoiata, che per il contenuto estremamente duro, davvero insolito per lui che era una persona alquanto mite e benevola. Un conto era dire, come aveva fatto altre volte prima di allora: “Lombardi ha sbagliato” oppure “non poteva fare quello che ha fatto perché non aveva né la realizzazione iniziatica sufficiente, né un mandato che lo giustificasse”, e un conto era definirlo sic et simpliciter “traditore”. Fra sbagliare e tradire c’è un abisso.

Confesso che allora quelle parole mi parvero eccessivamente dure, e tali hanno continuato a sembrarmi per molti anni ancora. A questo punto però, dopo la piega che le cose hanno preso negli ultimi tempi, mi pare non solo di cominciare a capirne il senso e il tono, ma anche di condividerle.

Mi sia concesso per l’ultima volta di riassumere il quadro della situazione.

Nel 1896 viene fondata la Fratellanza Terapeutico Magica di Miriam che viene posta sotto la protezione del Grande Oriente Egiziano. Dopo varie vicissitudini, nel 1909 viene redatta la Pragmatica Fondamentale quale espressione dell’assetto definitivo della Schola la quale, come viene esplicitamente ribadito nella Pragmatica stessa, è ancora posta sotto la tutela del Grande Oriente Egiziano (G.O.E.), al quale è vincolata tramite una persona fisica, il Delegato Generale, che fa da trait-d’union fra i due ambiti, essendo stato a ciò delegato – da qui il titolo della sua carica – dal Sinedrio del G.O.E.

Nel 1912 però, dopo appena due anni dalla scomparsa del precedente Gran Jerofante Generale, Giustiniano Lebano, le cose cambiano radicalmente: il Delegato Generale viene costretto a ritirarsi. Il legame con l’Ordine Egizio è interrotto e la Schola, così come era stata espressa dalla Pragmatica Fondamentale solo tre anni prima, è costretta con un ordine perentorio, “venuto dall’alto”, a chiudere ufficialmente i battenti il 31 dicembre 1912.

Da quel giorno, revocato il mandato e venuto meno il Delegato Generale, responsabile unico della Fratellanza, la Pragmatica Fondamentale non ebbe più senso e non fu più in vigore, restando unicamente come documento storico e ideale.

Per non lasciare del tutto orfani i Fratelli iscritti, il giorno dopo, 1 gennaio 1913, furono aperti a Roma e a Bari due “circoli di cultura psichica”, come ebbe a definirli Luciano Galleani (Jesboama) nelle sue annotazioni, posti non più sotto la tutela dell’Ordine, ma sotto la tutela personale, ancorché indiretta, di Giuliano Kremmerz.

La rottura con l’Ordine non fu mai più sanata e con la morte del Kremmerz anche la protezione personale del grande mago venne meno. Posti di fronte all’alternativa: chiudere tutto o continuare come si poteva “facendo il meglio relativo” (come amava ripetere Pietro Suglia), i due Presidi preposti da Kremmerz alla guida dei rispettivi Circoli, convocato il Collegio Magistrale formato da tutti i Fratelli Osiridei, ritennero che l’auspicio del Kremmerz fosse quello che venisse portata avanti parte dell’attività isiaca, dal momento che, per tempo, egli aveva provveduto a rimettere nelle loro mani, e solo nelle loro in quanto Presidi, la formula tradizionale per la consacrazione dei cordoni rituali: cosa priva di senso qualora avesse auspicato la chiusura di tutto.

Perfettamente consapevoli delle loro limitazioni, aggravate dalla mancanza di un contatto con il G.O.E., cosa che comportava fra l’altro l’impossibilità di poter assegnare ai nuovi iscritti la cifra individuale del genio complementare, Borracci e Bonabitacola decisero “pro salute popoli” di continuare fin quando e fin dove possibile, secondo il mandato personale a suo tempo ricevuto.

All’approssimarsi della propria morte, nel 1943 Borracci decise irrevocabilmente di chiudere il circolo barese ma consigliò, anche per iscritto, i propri discepoli rimasti a Bari e non costretti a sfollare, di confluire dopo la guerra nel Circolo Virgiliano di Roma.

Diversa, per ragioni che non ci è dato sapere, la decisione che a suo tempo prese Bonabitacola: il Circolo avrebbe continuato la propria attività e a dirigerlo chiamò un valente Fratello Osirideo, Pietro Suglia.

Fu proprio durante la reggenza di Pietro Suglia che Domenico Lombardi emanò le due circolari, sulle quali tutti gli osiridei allora ancora viventi (Manzi, Suglia, Moggia, Muciaccia, Verginelli – tutti membri del Collegio Magistrale) espressero un giudizio unanime: azione di fatto illegittima per ciò che riguardava l’aspetto miriamico perché priva di regolarità iniziatica; assolutamente inconcepibile e sconsiderata invece per quanto concerneva l’aspetto Osirideo.

Dall’iniziativa (o tradimento) di Domenico Lombardi nacquero, storicamente parlando, due realtà ben distinte: grazie all’azione di Mario Parascandolo videro la luce sia la C.E.U.R. che la “rinata” Accademia Pitagora sotto la guida dal dott. De Cristo.

Ora, a differenza della C.E.U.R. i cui vertici di lì a poco non esitarono ad autoproclamarsi Gran Jerofanti dell’Ordine (e ci è stato chi li ha pure presi sul serio!) va dato atto a Donato De Cristo di essersi saputo limitare all’ambito isiaco con umiltà e buonsenso. Addirittura egli si rifiutò molte volte di trasmettere alcune pratiche del cerchio interno, sostenendo che la cosa non era in suo potere dal momento che non era un Maestro Iniziatore e che non aveva contatti con l’Ordine.

Peccato, veramente peccato, che i suoi successori non abbiano seguito il suo esempio, anzi, hanno nel tempo rivendicato contatti e mandati con l’Ordine, dei quali non solo non hanno fornito alcuna prova a favore, ma talune, inequivocabili, a dimostrazione del contrario.

Oltre a ciò, a partire dalla fine degli anni ’70 sia la C.E.U.R. che l’Accademia Pitagora di Bari hanno fatto parlare molto di sé, dando l’avvio ad un cicaleccio avvilente benché tutto interno al mondo pseudo-kremmerziano proveniente da Lombardi, cicaleccio che anziché estinguersi è proseguito inesausto sino ad oggi, diventando raglio e assumendo sempre più i contorni di una farsa ora grottesca ed ora abbietta, con l’unico risultato di trascinare nel ridicolo e nel fango il Kremmerz e la sua opera.

Di lì a poco infatti, sulla scia della melma smossa, al cicaleccio si sono aggiunte le vomitevoli  profanazioni del Gruppo Prometeo, volute si badi bene, come risposta alle falsificazioni simoniache della C.E.U.R., e come ogni ermetista sa, da una operazione magica squilibrata provengono sempre inevitabilmente caos e disordine. Come c’era da aspettarsi, ciò ha dato il via ad un delirio di nuove pubblicazioni dove a falso si è aggiunto falso, scempiaggine a scempiaggine, obbrobrio ad obbrobrio e menzogna a menzogna, senza più che alcuna voce si potesse levare a dire la verità più semplice: ognuno è libero di scrivere e di fare quello che vuole, ma perchè associare il nome di Kremmerz e della Fratellanza di Miriam a simili falsità?

E giacché al peggio non c’è mai fine, abbiamo dovuto leggere persino gli scritti di giornaliste ispirate nientemeno che dallo Spirito Santo, scritti in cui il nome di Kremmerz veniva associato addirittura al mostro di Firenze; se andiamo però a vedere chi c’era davvero dietro a queste macchinazioni, troviamo ancora una volta loschi figuri che per li rami discendono ancora una volta dalla sciagurata iniziativa di Lombardi.

Così si è giunti ai falsi rituali e alle false pratiche alchemiche che ormai circolano impunemente e che addirittura vengono ostentati su internet, con tanto di immagine del frontespizio, spacciandoli per documenti autentici dell’Ordine Egizio. Si vada a vedere chi sono coloro che si vantano di possedere tali tesori iniziatici, e ancora una volta si troveranno persone connesse all’iniziativa di Domenico Lombardi.

Viceversa, tolto lui, nessuno degli altri discepoli osiridei del Maestro è stato fonte di scandalo, men che mai quelli che hanno concorso a portare avanti il Circolo Virgiliano di Roma.

A questo proposito, so che taluni hanno pensato che io mi sia deciso a scrivere la storia della Miriam per tirare acqua al mulino del Circolo Virgiliano: nulla di più falso, anche perché credo di aver scritto a chiare lettere che all’indomani della morte del Maestro né l’Accademia Pitagora di Bari né il Circolo Virgiliano di Roma hanno proseguito la loro attività in virtù di un esplicito mandato del Kremmerz, ma solo per una scelta responsabile dei rispettivi Presidi preposti, Borracci e Bonabitacola, due ermetisti autentici e due degni discepoli del Kremmerz, cui dobbiamo essere estremamente grati.

È infatti solo grazie alla loro consapevole assunzione di responsabilità, che ancora oggi ci è possibile seguire un sistema autentico di iniziazione per riti, dopo che l’iniziazione per conferimento non fu più accessibile con la morte del Maestro.

D’altro canto, volendo fare una ricostruzione obiettiva delle fasi storiche della Miriam, non ho potuto non affrontare certi aspetti, e quando è stato il caso, per onestà intellettuale ho dovuto scrivere quanto mi consta e quanto nessuno oggi è in grado di smentire: pur in mancanza di un contatto con l’Ordine, il Circolo Virgiliano è attualmente il raggruppamento kremmerziano che ha la rituaria terapeutica ed isiaca più completa e più intatta, sia nella forma che nella sostanza.

Nulla più di questo, ma questo indubitabilmente sì.

E come prima mi sono sentito in dovere di rendere onore a De Cristo per la sua umiltà, ora non posso esimermi dal riconoscere al Circolo Virgiliano di Roma di avere sempre tenuto una condotta esemplare per quanto riguarda la regola del riserbo ermetico.

Molte volte è stato benevolmente rimproverato a Suglia e a Verginelli, da parte di Fratelli miriamicamente anziani, il fatto di non aver fatto pubblicamente sentire la loro voce riguardo alla illegittimità dell’operato di Lombardi, ma essi, sereni, hanno sempre replicato che di fronte ai profani l’ermetismo non deve dare mai l’esempio di lotte intestine o di dissidi tra Fratelli, e che lo spirito di contesa o di menzogna non deve in alcun modo essere alimentato.

Allo stesso modo, dopo la scomparsa di Verginelli, più volte il suo successore è stato sollecitato a rendere visibile il Circolo, magari al solo fine di renderlo raggiungibile, soprattutto dopo l’avvento di internet. Egli però ha sempre risposto che l’esempio dei suoi predecessori lo spingeva semmai al riserbo, se non alla vera e propria chiusura ermetica, unica condizione in tempi tanto degenerati per rendere possibile il raggiungimento di quello stato animico che i Rosacroce chiamavano pax profunda. Non furono forse proprio i Rosacroce a proclamare, usando una simbologia cara al cristianesimo esoterico, che chi deve arrivare a “noi” troverà la strada e sarà la Provvidenza ad indicargliela?

Ricapitolando e concludendo: degli unici due centri lasciati dal Kremmerz, quello di Bari è stato definitivamente chiuso nel 1943 e quello di Roma ha continuato ad operare sino ad oggi nel massimo riserbo. Nessun clamore, nessuno scandalo, nessuna indebita divulgazione, nulla che possa ancorché minimamente offuscare l’immagine del Kremmerz e della Miriam.

Dunque se Lombardi non si fosse autoproclamato ciò che non era, gli altri discepoli del Kremmerz mai avrebbero dato origine al putiferio e allo sconquasso attuali.

È in una sollecitudine circondata di silenzio che i discepoli virtuosi onorano i Maestri e le loro opere, e va dato atto ai due discepoli preposti, Borracci e di Bonabitacola, che se tutti si fossero attenuti al loro esempio e al loro insegnamento, nulla avrebbe mai trascinato il nome di Kremmerz e della Miriam nella nera fanghiglia in cui è stato gettato.

Lo stesso non può dirsi purtroppo per l’operato di Lombardi e del suo ottuso (volendo essere assai benevoli) discepolo Parascandolo. Sta di fatto che dalla prevaricazione di Lombardi, che osò mendacemente parlare a nome dell’Ordine, provengono lo squallore e l’infimo livello dell’attuale mondo pseudo-kremmerziano, nonché la pessima fama o il ridicolo che ormai lo circondano, e tutto ciò origina in definitiva da una persona ben precisa, Domenico Lombardi, a far data dal 1947, anno in cui emanò la prima delle due famigerate circolari.

Dunque sì, traditore. Questo fu il termine pronunciato quel giorno da Vinci Verginelli e questo termine io oggi non posso che sottoscrivere, giunto alla fine della storia, prendendo atto che il senso ultimo di quanto insegnato da Kremmerz è che la Magia cessa di essere la stregoneria delle campagne o la mera esecuzione di pratiche tratte da raffazzonati grimoires, per diventare la più sublime Scienza Sacra, quando essa viene insegnata ed infusa da autentici Maestri Iniziatori, emissari legittimi di una gerarchia occulta che promana del mondo divino o regno delle cause che dir si voglia.

Scimmiottare tale gerarchia e spacciarsi per uno dei suoi Maestri senza esserlo, significa essere dei traditori della peggior specie perché si induce i discepoli, soprattutto quelli che si ritengono più furbi e scaltri, a credere che l’uomo con la sua hybris (tracotanza) possa sopperire con mezzi propri, meramente umani, a ciò che invece solo il mondo divino può concedere, l’iniziazione solare alla magia divina. Sappiamo perfettamente che in genere il mondo divino si serve di uomini in carne ed ossa per concedere questa iniziazione, ma per l’appunto si tratta di Maestri autentici e non di semplici discepoli più o meno progrediti, anche perché presumere di esser dei Maestri senza esserlo realmente, significa essere dei folli.

Kremmerz fu un autentico Maestro Iniziatore e nel seno dell’Ordine svolse la propria missione di Luce e di Sapienza infondendo nei meritevoli l’alito divino; imitarlo in questo pretendendo di sostituirsi a Lui senza avere le necessarie qualificazioni iniziatiche, significa fare una parodia di tale opera divina e tradire atrocemente quei discepoli che invece il Divino cercano con sincerità d’animo.

La missione che Kremmerz rimise ai suoi discepoli fu di “lavorare indefessamente alla diffusione della Grande Opera” ma sempre e solo nell’assoluto rispetto della Legge e della Gerarchia.

Agire arbitrariamente e pretendere di farlo al di fuori dell’Ordine è sintomo di folle orgoglio e di insania, e comunque sia è un tradimento profondo del senso vero dell’insegnamento lasciatoci da Giuliano Kremmerz, l’ultimo Maestro Iniziatore che ha calpestato il suolo italico.

Gloria all’Onnipotente

Rispetto all’Ordine

Saluto a tutti i punti del Triangolo

San Giovanni d’inverno 2011

Asclepius