ANNOTAZIONI

 

 

Le incompatibilità

 

 

Dopo la parola del Preside Fr.+ 6 u sono necessarie alcune anno­tazioni, commenti delucidatevi, alla opera nostra intorno alla Schola che deve conservare e continuare il concetto informatore che ne determinò la nascita e l'organizzazione. Ne credo che queste osservazioni siano per riu­scire ingrate ad amici ed avversarii dell'idee, quando io senza pelo alla penna ne scrivo con lealtà, apertamente, senza sottintesi di contrastare in un modo o nell'altro l'azione di altre associazioni che con noi non hanno di comune ne metodo ne fini.

Dunque annoto.

La Porta Ermetica, un libriccino testé pubblicato a Milano, dalla casa «editrice Luce e Ombra, annessa alla rivista omonima, un libriccino di po­stille più che un trattato espositivo delle idee fondamentali della nostra scuola, raccoglie le idee informative a cui ci ispiriamo. Il direttore della casa editrice milanese, uomo di coltura vasta, non settario ne proclive a condannare all'ostracismo gli scrittori che non ripetano strettamente le idee più accettate, s'è dovuto convincere, prima di pubblicare il libro, che l'autore di esso non aveva nessuna pretensione a sedere da pontefice o pa­passo su di una novella fede, con contorno di scienza o pseudo scienza, come nella pubblicità dei giornali a tanto la linea. Dalla Porta Ermetica scaturisce la sincerità della nostra piccola missione: non fede in idoli, non fede in superuomini, non acquiescenza a quello che vanno filosofando o brandendo come positivo una certa quantità di studiosi dell'incredibile, non credulità cieca, ma esperimentare, provare e poi credere col metodo nostro filosofico, italiano, terra terra, senza prosopea pomposa, senza inchinarci a flette, ad apostolati, ad archimandriti di religioni nuove o rinovellate.

Questo libriccino fa da continuazione e da riepilogo positivo agli Ele­menti di Magia Naturale e Divina pubblicati nel Mondo Secreto, edito dieci anni fa dalla Libreria Detken e Rocholl di Napoli[i]. Dico che La Porta Ermetica è il riepilogo positivo, perché è l'adattazione delle grandi magnifiche forinole della teologia ideale magica alla necessità e alla possibilità della coltura attuale, non solo, ma al momento sociale in cui ci agitiamo. Quindi niente programma da rigenerare l'orbe terraqueo, niente presunzione di com­piere un lavoro immortale da stupire gli abitanti dei due emisferi, ma un programma  umano   e pedestre,   consono a tutte le ricerche e a tutti i re­sultati psichici compiuti finora largamente e da credenti e da increduli.

La Magia nella sua magnificenza non è quella che il medievo ci ha tramandato e tanto meno quella ricostruita da scrittori contemporanei di ogni gradazione e levatura, che riducono la scienza madre del mag alle cogni­zioni e alle intuizioni e alle chiacchiere degli scrittori che in ogni pagina vo­gliono metter fuori un secreto. La Magia intesa nella sua grandiosa sintesi è la grande Arte e la grande Filosofia che è preceduta a tutte le manifesta­zioni del divino sotto ogni forma da che il mondo è mondo, nelle religioni di tutti gli dei, nella pompa di tutti i troni di origine o pretensioni di­vine, nella esteriorizzazione simbolica perfino dei culti liberali e laici nei grandi stati democratici moderni. Essa, come matrice di scienza universale, specialmente nell'azione influenzante le masse, nel grande e nel piccolo, è la scienza del bene e del male. Gli americani oggi l'han perfino ridotta alla maniera di usare l'ipnotismo per conchiudere affari produttivi ai com­messi delle case di commercio.

La Porta Ermetica riduce le cose vaghe dell'equivoco magico di cui tutti vogliono parlare a diritto e a rovescio, alla positività dell'esperimento, come io stesso scrissi ai primi fratelli iscritti nella circolare da Roma del 26 dicembre 1898 e che per chi non conosce io riproduco in nota[ii] e li­mito l'esperimento alla sola medicina ermetica, non perché la grande Magia si limiti a questo, ma per non sdrucciolare negli appetiti umani che vor­rebbero americanamente applicare le regole o i poteri conquistati a far quat­trini o a procurarsi piaceri o a farsi temere come alleati di diavoli.

E il campo di azione ermetica e di esperimenti ermetici è vasto nell'ambito della nostra Scuola e Fratellanza perché il mondo è pieno di do­lori e di miserie, di tanti dolori e di tante miserie che non occorre asso­lutamente di andar cercando il male col lanternino. Ma è anche vero che col numero crescente di iscritti molte cose che noi supponiamo dette e ri­dette a sazietà ci sembrano sempre nuove pei più recenti amici: special­mente alludo alla necessità di mantenere integro il metodo di insegnamento e di prova, e giustificare il perché bisogna esser vigili che tra noi non si snaturino i criteri modestissimi a cui ci ispiriamo.

Se la nostra Schola fosse creata in un popolo vergine di teorie e di filosofie di sette diverse, a quest'ora avrebbe centuplicati i numeri iscritti, viceversa contro di essa stanno molti pregiudizi:

 

        a)     religiosi ;

        b)    filosofici;

        c)     teosofici ;

        d)    spiritualisti;

        e)     scientifici;

   d)... occultisti,

 

Uso a scrivere chiaramente e con tutto il rispetto possibile alle opinioni altrui, domando la libertà di difesa della   nostra   schola  contro  gli argomenti pregiudiziali, i quali  ci  hanno costretto a domandare a chi si pre-senta a noi la risposta definitiva al quesito:

Siete iscritto in altra scuola più o meno di studii affini ? Siete un religioso praticante ? siete un teosofo ? siete uno spiritista ?

È per intolleranza delle opinioni  altrui ?

No. Quelli che ci stanno vicinissimi e vicini, sanno che non siamo in-tolleranti. Vogliamo semplicemente che non si venga a noi con un bagaglio di idee già diventate abitudini e non si introducano tra noi metodi che non sono nostri.

L'ermetismo conciliante tutte le opinioni filosofiche e religiose fu un tentativo di riforma religiosa. L'ermetismo nostro si riduce a un esperimento positivo invece, in cui il fattore principale dei pretesi e possibili piccoli miracoli è l'uomo-spirito, l'uomo inteso nella sua integrazione dei poteri umani.Quindi che importa a noi che tu credi al cattolicesimo o ai maomettani se noi non facciamo opera di fede? Importa dal punto di vista solo del metodo, perché quando egli sperimenterà il fenomeno, invece di dire è l'uomo che ne è causa, dirà che è stato Maometto o Sant'Antonio di Padova.

Invece se è un religioso nel senso vero della parola, a qualunque religione appartenga, e di coltura tale da distinguere scienza espirimentale e religione, quale esperienza nostra può toccare la sua fede ?— La preghiera, per esempio, è uno strumento magico come lo scongiuro e l'incanto — ma la preghiera è anche una abitudine religiosa: quanti sono i religiosi che capiscono la differenza tra le due preghiere, la magica e la religiosa ? L'attiva cioè e la mistica! Eppure l'ho detto e predicato cento volte, che la prima è così profondamente differente dalla seconda come il sole dallo specchio.

In magia, e quindi nei rituali ermetici, il valore della parola fonica o analogica o determinativa è tutto anche senza nesso logico tra la significazione della parola profana e lo scopo ermetico che si vuole ottenere. In magia ermetica la parola è verbum, sostanza, cioè materia o lievito di materia, tanto che per indicare un mago o uno che fa opera di magia si solleva dire: colui sa dire la parola oppure costui sa dire e pronunciare il nome. Per chi voglia capire questo, consiglio di leggere Amelineau, Essai sur le Gnosticisme égyptien nei passaggi iniziatici, quando in mezzo agli scongiuri s'interpolano parole intraducibili che hanno virtù per pronunzia e pel modo di pronunziarle.

I salmi così detti davidici fanno parte del breviario dei preti come pure sono gran parte dei riti di magia operante dell'evo medio. Il religioso che li brontola vi da il senso letterale religioso, l'ermetista che si serve di qualcuno di questi salmi vi da la virtù insita alla abitudine rituale per la quale fu sempre usato. Il religioso recita il breve salmo 116, Laudate Dominum omnes gentes etc. etc. col significato (li ringraziamento ; chi direbbe che il 116 si adoperava contro i ladroni di strada maestra e per cercare gli oggetti rubati o perduti ?Quindi il pregiudizio religioso bisogna lasciarlo a domicilio se si vuol far cosa che appartiene al campo sperimentale senza toccare gli atti di fede.

Su questo argomento io sono schietto, e recisamente mi esprimo af­finchè non si generino pasticci ed equivoci per snaturare i concetti fonda­mentali su cui si impernia la nostra pratica. Io non voglio che una signora che pratichi le nostre istruzioni si proponga un caso di coscienza, ne de­sidero, tanto meno, che un professore di botanica, darviniano fino alla cima dei capelli, con un salmo in mano si consideri come il pievano di Casal Piscina !

 

á

 

I pregiudizi filosofici...

Che cosa è la filosofia? bisognerebbe domandarlo a Benedetto Croce se si vuol sapere ciò che intendono gli altri di questa parola abusata. Cer­tamente molte persone che hanno studiato poco e chiacchierano molto in­tendono di passar per filosofi sol perché) hanno scritto un'articolessa di gior­nale o hanno manifestata un'opinione propria che è sempre l'opinione di una maggioranza. Questi pretesi filosofi, che sanno a memoria tutti gli autori di sistemi da Hegel ad Ardigò, non hanno sempre il pregio ferravilliano di far ridere, ma diventano delle persone moleste perché vogliono o credono di ragionare definendo a priori cose che non hanno mai cono­sciuto ne essi ne gli autori che citano. Ma la schola nostra, manco a dirlo, è philosophica in un senso classico — cioè senso chiuso o arcano, schola amica sapientiae — dove il filosofo arcaicamente è lo scienziato, il pensatore, il cri­tico, il medico, lo sperimentatore, come i discepoli della scuola di Cos e quelli di Cnide, come i Pitagorici e i discepoli di Democéde di Crotone. Perché noi che vogliamo fare opera di pratica e da questa assurgere ad una teoria dobbiamo iniettarci della sapienza di tutti questi filosofi modernissiini che parlano ancora con le precauzioni di non contraddire il ca­poscuola adorato ?

Come prego di lasciare a casa la fede religiosa, così desidero che i filo­sofi nel senso contemporeo ci lascino fare e caldamente prego anche quelli che sono imbevuti della teosofia di non tentare il Rubicone per semplice amore di novità e venire a profumarci delle loro dottrine ammirevoli, per poi obbiettarci sul perché non facciamo meditare almeno mezzora al giorno! La Teosofia, sapienza divina, è diventata una formola sociale dell'occul­tismo, è la valvola di sicurezza di tutti i filosofi nati e gli scrittori che vo­gliono, senza comprometter molto, dare una capatina nel mondo dell'incre­dibile. Molti libri, molti autori, molte riviste in ogni lingua, bizantinismo a tonnellate, e gentilezza fiorita di filantropia, che preannunzia la pace uni­versale per le anime e per le nazioni, l'unità di tutte le religioni, la ve­rità come tutrice dell'avvento all'identificazione dell'essere, la verità come unica religione quando beninteso si è saputa la verità.

Se io non fossi stracarico di doveri e potessi darmi allo sport, diventerei teosofo, perché la larghezza di veduta, la tolleranza diventata proverbiale l'ospitalità di alcune logge teosofiche sono simpatiche attrattive che bisogna riconoscere ed ammirare per giustizia. Queste logge sono ritrovi intellet­tuali frequentati da persone colte e cortesi ed hanno il merito di stabilire punti di contatto tra elementi di scuole differenti. A Roma ve ne è mia che quantunque scissa dalla Società Teosofica, è diretta con tale senso largo di tolleranza che onora i dirigenti e i socii...

Ma questo non ha niente a vedere con la nostra Schola.

I più angolosi e tardi numeri ci son venuti col corredo teosofico. Ab­biamo detto e predicato : amici, lasciate le valigie indiane fuori l'uscio se no il peso vi fa tardare la corsa ... Fiato sprecato! Son piovute lettere su let­tere: la magia è un'arte inferiore, quasi abominevole. Perché? perché l'à detto Tizio autore inglese che è stato in India... E che c'importa dell'au­tore inglese e del maestro indiano? Ogni popolo, ogni razza, ogni uomo ha la sua psicologia, come ha il suo piatto speciale: io non derido il rosbif ma altri ridono tanto sotto i baffi quando noi mangiamo gli spaghetti al sugo — ebbene il rosbif e gli spaghetti sono due psicologie, la verità è una ma si può vedere con diversa gradazione di nebulosità attraverso le due cucine, noi colorata al pomidoro e gli inglesi al sangue di carne poco cotta. Pio­vono altre lettere : la preghiera... ma che preghiera!... non si prega, non si prega... Perché ? L'ha detto un maestro dell'oriente in confidenza ad una celebre signora americana... bisogna meditare e non volere. Ma caro aulico, perché non mi fate il favore specifico di farvi mandare a far l'indiano da qualcuno che sia più indiano di me?

Ora io seguito a domandare a chi si presenta se proviene da Madras o da Benares, con bacilli o no, se rinuncia alla rinunzia suprema. Se risponde di no, siamo costretti a rinunziar noi all'onore immeritato, per non sen­tirci poi citare ad ogni frase un nome esotico come se gli asini stessero solo in Pantelleria, e Francia, Germania, America e Inghilterra, Indie com­prese, non avessero quadrupedi dalle orecchie pelose.

 

á

 

E i pregiudizii spiritualisti dove li cacciamo?...

Gli spiritisti sono stati i primi iniziatori spirituali di molti che oggi fanno parte della nostra famiglia. Molti tra i nostri hanno fatto le loro prime armi cogli esperimenti medianici o soli o con medii di professione. Dopo hanno rinunciato, si sono trasformati studiando e praticando. Comin­ciano, venendo a noi, col dire : per lo meno là (nello spiritismo) vedevamo qualche cosa. Vogliono lo spettacolo. Il primo desiderio è di vedere invece dei pretesi spiriti di morti, degli spiriti degli elementi, una silfide che balli il minuetto, una gnomide del Danese citato dal Borri grassotto, e panciuta, un angelo, un demone, almeno un miserabile genio delle mille e una notte,

E bisogna tirarli su pian piano, fino a quando l'angolo di visione cam­bia e invece di veder l'ombra cominciano a vedere i fatti. Eppure di tanto in tanto in qualcuno spunta il dubbio : e se fosse lo spirito della mia por­tinaia morta l'anno passato ?

Certamente lo spiritismo da il fenomeno impressionantissimo di risvegliarne nell'uomo storico che è riposto nel fondo del nostro sacco tutte le primitive credenze aborigene nello spirito del morto che gironzola fu­mando la sigaretta macedonia nelle delizie dei campi elisi. Uomini grandi e piccoli ci capitano, e non ci è maraviglia se in questa sovravvivenza delle primitive fedi noi incontriamo amici carissimi che ci credono seria­mente. Che importa a noi di distruggere una fede che fa felice tante per­sone? Se vi fa piacere credeteci; sentitevi in contatto con le ombre dei vostri cari defunti; vivete felici. Dopo che sarete morti voi stessi consta­terete che o voi o noi si è dalla parte del torto, e il mondo procede nella sua orbita. Ma se credete così — e noi non abbiamo nessuna voglia di farvi ricredere per forza di argomenti — non venite in mezzo a noi, perché la nostra è verità cruda e nuda, è verità della terra da cui sono evaporati i cieli sacerdotali.

Ecco perché non siamo intolleranti, ma non vogliamo adulterazioni in­compatibili. L'idea della reincarnazione, per esempio, o della rinascita alla vita terrestre che alcuni spiritisti accettano e altri negano, nei primi è su­bordinata ad una legge o teorica di legge quasi religiosa sulla giustizia di divinità che giudicano come Minosse se e quando e come si debba reincarnarsi. Per noi invece è un semplice episodio della immensa lotta visibile e invisibile della vita e della esistenza, e il principio anima o spirito è ma­teria quanto e come comporta la manifestazione di una intelligenza invo­luta e quindi subisce nella reincarnazione non un dispositivo di ordine morale, relativo alla concezione della moralità umana, ma la legge dell'af­finità di sangue e di eredità.

 

á

 

Il preconcetto scientifico materialista è altro scoglio, indulgere col quale è un dovere se vogliamo tra noi persone colte. Le università contempora­nee vomitano sul mercato intellettuale laureati che non credono alla ma­nifestazione della loro stessa intelligenza. Nei Paradossi della utopia erme­tica che il Commentarium va pubblicando, della psicologia dottorale se ne tenta di fare il profilo esatto. I medici che ci vengono nella famiglia nostra non si trasformano che a grado a grado, fino al momento in cui si arrestano in un dubbio amletico: credere o non credere ai propri occhi? — ma prima che giungano a questo ce ne vuole. Ordinariamente cominciano a gridare alla follia e domandano, essi che sono dotti e laureati, miracoli taumatur­gici da fare arrossire Gesù Cristo in persona — poi diventano più umani più omogenei, più concreti, più logici con se stessi, e cominciano a pensare.

Noi non abbiamo creato una Scuola di Taumaturgi, noi non siamo igno­ranti o buffoni o energumeni infatuati che promettiamo agli ammalati la guarigione contro le leggi naturali e divine, come non promettiamo una zuppa di cavoli alla umanità affamata. Noi siamo una Schola Philosophica che richiama l'attenzione degli uomini di buona volontà, dei medici, dei dotti, degli sperimentatori su di una forza ermetica e una intelligenza omo­nima, che finora non ha trovato posto in nessun trattato di terapeutica. Il ca­rattere moderno della investigazione scientifica è di laicizzare la gerarchia sapiente e strappare, al fumo e alla nebulosità della superstizione ciò che deve appartenere alla esclusiva potestà critica dello spirito umano. Ed in questo il concetto immenso della imparzialità di esame che forma il sigillo della sapienza ermetica rifulge di una luce mai vista, la sottrazione del­l'esame positivo dal preconcetto mistico di cattedre universitarie e di pre­tensioni di chiese. Poiché nella scienza professata o insegnata esistono mi­stici e sacerdoti tal quale come nelle religioni — in queste vivono uomini che pensano con la fede o il domina di fede del predicatore, in quella si agitano uomini di valore indiscusso, di intelligenza acuta, di osservazione rara che sono misticamente esclusivi ed intolleranti di ogni filosofia che non sia d'accordo con una premessa ritenuta infallibile.

La Schola Hermetica prepara e la preparazione per necessità storica non sarà breve discepoli che potranno arrivare alla taumaturgia, se la taumaturgia non è una favola o un simbolo; ma come Scuola, come univer­sità di studii, non è che il crogiuolo alchimico di proporzioni vaste, dove si rimestolano senza preconcetto e misticismo il nuovo e il vecchio, il nuo­vissimo e l'arcinuovo. La scienza moderna è il frutto del libero esame — un libero esame per modo di dire che non ha scosso ancora la polvere della superstizione del secolo XVIII che tutto l'antico è un cumulo di ignoranti pratiche e di teorie bislacche. Un esame più libero, più ponderatamente im­parziale ed impregiudicato è il nostro che procede anche senza la paura su­perstiziosa di investigare le supersitizioni di altri tempi. Dove si fanno, in qual paese del mondo, studi della storia dell'antica medicina anteriore a Ippocrate che siano immuni dal pregiudizio che tutti i tempii di Esculapio non erano che conventicole di imposture sacerdotali? Eppure non una voce si è levata, nella storia dell'oculistica per esempio, a richiamare l'attenzione dei contemporanei nostri nell'uso sacerdotale di aver serpenti che leccavano la cornea dei inalati e ridavano la vista. Superstizioni, imposture, favole? forse che si,.. e forse che no, ma voi, ma noi, ma tutto il mondo moderno non lo sa.

Tocchiamo la parte sperimentale.

Ci si presentano casi di inaudita buffoneria: vecchi a novant'anni mo­renti di marasma senile, tisici che non hanno pio. polmoni, cancerosi che hanno già avvelenato il sangue fino alla estremità. Guariteli. Eccoli guariti col sistema del caso citato da Artemidoro : farli morire per farli sanare ...

Questi non sono esperimenti, il credere possibile questa roba è o una forma di pazzia se è in buona fede o è una buffoneria da balordi. Le leggi naturali non si violano, quando il vestito è vecchio se ne fa uno nuovo, non si ritesse la stoffa consumata.

Ma è proprio in questi casi che si vuole la prova della possibilità della medicina ermetica, cioè dell'elemento ermetico nella terapeutica? Ce ne sono milioni di casi che hanno l'apparenza di cose da poco e resistono alla tera­peutica ordinaria, la sciatica per esempio.

Nelle memorie di un medico svizzero che convinto della impotenza della scienza fa l'umorismo a proposito dei piccoli e grandi dolori della vita trovo citata la domanda di un ammalato: «dottore, voi guarite la sciatica?». Egli esperimenta tutti i metodi consigliati dalla scienza. La sciatica resi­ste. Sfiduciato va a Ginevra, si dirige ad uno dei più illustri professori e gli rivolge la stessa domanda fatta a lui : « Maestro, voi guarite la sciatica ? » si sentì con sua maraviglia rispondere: «Con un metodo infallibile mi li­bero subito dall'ammalato » — « Per cortesia indicatemi questo metodo » — « Eccolo, lo indirizzo al collega più antipatico che mi conosca, me ne fac­cio un amico e gli regalo una noia ... ed un insuccesso ». Ritornato a casa perdette di vista il suo cliente sfiduciato, e lo rivide guarito un mese dopo:

lo aveva sanato un contadino con un infuso di fichi secchi di Smirne nel cognac. Il medico prese nota ...

E la malaria? e l'artritismo reumatico? e l'isteria? e le malattie di cuore? e l'anemia? e la nevrastenia? e il tifo? e il colera? e l'artero sclo­rosi?... Potrei citare tutto l'indice della patologia. La medicina così com'è non è una scienza esatta, è il meglio di quanto si è riuscito a fare, ma non altro. Quindi è infondato qualunque misticismo su quelli che oggi si pretendono principii fondamentali della terapeutica. Forse la medicina del secolo XXII sarà tal quale fondata sugli stessi pinoli ? L'elemento er­metico aggiunge il granum salis che manca, e forse da la spiegazione del suc­cesso e dell'insuccesso in tanti casi in cui le applicazioni coscienti del ricet­tario sono accompagnate dall'azione ermetica del guaritore o no.

La morte è un fenomeno naturale come l'appetito e la digestione. Si dovrebbe morire di morte naturale, non già che s'intenda per tale quella a 80 anni nel letto di piume per esaurimento della carcassa, ma per insuf­ficienza alla lotta per la vita ogni volta che la lotta determina la vittoria degli ostacoli contro la conservazione della individualità animale. La ma­lattia è già l'indizio di una lotta impegnata e portante il disquilibrio nell'organismo che vuoi conservarsi integro. La natura dell'organismo piglia

il sopravvento sull'ostacolo ? e l'individuo vince e guarisce, diversamente soccombe.

Questo è il quadro fedele di ciò che è, senza guarnizioni di corbellerie più o meno scientifiche. La medicina è la scienza sperimentale che coadiuva le energie vitali nella lotta. Non è la medicina scientifica che guarisce, è la natura dell'organismo in lotta che si agguerrisce di un'alleanza col me­dico per vincere. Nella pratica la materia medica è un alleato.

Ma l'ermetismo, scavando nel sacco, trova un coadiuvante che tutti i medici moderni dimenticano, nello spirito o vitalità intelligente e profonda dell'ammalato, sul quale spirito non si agisce con droghe ma con la quintessenza di tutte le droghe dei tre regni che è sintetizzata nello spirito o vitalità intelligente del medico che cura, cioè che aiuta l'ammalato a vincere.

Poste le cose così nei termini giusti, bisogna essere un mistico del ma­terialismo bruto per rifiutarsi ad intenderci — eppure le esperienze insen­sate dell'ipnotismo da gabinetto dovrebbero segnare i primi crepuscoli di questi metodi dell'avvenire che sono ... metodi del passato preistorico o ignorato dalla storia.

Noi non scriviamo il Commentarium per dare un repertorio di casi gua­riti con questo metodo per stupire i creduli, ma per inchiodare bene come massima i concetti fondamentali del Ermetismo della nostra Schola affinché tutti, senza distinzione settarie, vi pensino, provino, esperimentino anche rudimentalmente.

V'è della gente che non vuol soffrire e non vuol morire eppure soffre e muore, se non là si aiuta anche con un pensiero, una volontà di bene. V'è altra che vuol morire e nessuno aiuto le giova. La prima non è giusto che soffra e muoia senza necessità. La seconda è suicida incosciente. V'è una terza categoria di quelli che muoiono per legge di rinnovamento e di trasformazione, e costoro sono inguaribili per legge universale.

 

á

 

Tutte queste cose io le annoto perché diventino carne e sangue di quanti fanno parte o faranno parte della nostra famiglia filosofica . .. nel senso arcaico.

Noi insegniamo, spieghiamo, organizziamo, facciamo l'apostolato a modo nostro, terra terra, con semplicità — facciamo in somma il meglio possi­bile nei peggiori dei casi incompatibili con la via tracciata. Facciamo una cosa modestissima che altri farà forse più grandiosamente, ma sopratutto facciamo la cosa italianamente senza trombone e gran cassa.

Tutti sanno che noi escludiamo pontificati. Io stesso che dirigo sarò felice se qualcuno migliore e più attivo di me, prendesse il mio posto, pronto ad abdicare nelle mani di un successore più valente. Quindi nessuno scopo settario, nessuna mira personale, nessun fine di lucro, la nostra schola non chiede a nessuno contribuzione, quando anche le borse dei dirigenti siano esauste, l'idea camminerà lo stesso. L'unica cosa che io pretendo è che lo spirito liberale di questa prova diventi sangue e carne di ognuno di voi e che le idee assorbite, accettate, per esame libero, diventino co­scienza in ognuno di voi, e che queste idee non si esprimano solamente in prosa ed in versi, ma si vivano, così l'ermetismo troverà nell'esempio pra­tico di ognuno imitatori ad ogni passo.

Le organizzazioni ad Accademie, mentre decentrano dalla direzione uni­taria le attività che vogliono un campo efficace di azione, creano palestre libere di studii e pratiche in modo che, pur conservando l'unità del metodo generale, la libertà di azione nei singoli centri resta ampia e senza vincoli. Dalle Accademie sorgeranno elementi migliori che in avvenire faranno meglio e più completo quello che finora facciamo imperfettamente.

L'Italia da qualche tempo è diventata ammiratrice di tutto ciò che si organizza oltre alpe sul tono mistico delle piccole religioni scientifiche e pseudo scientifiche. La lotta contro il Romanesimo imperiale prima, contro il Romanesimo papale dopo ha sottratto i popoli lontani dalla visione di ciò che è veramente l'anima italiana e ci ha per indifferenza, nel periodo ultimo contemporaneo, quasi vassalli intellettuali, resi ospitali ammiratori di tutto ciò che ci viene di fuori, anche delle sciocchezze straniere. Ora nel movimento attuale delle anime contro le affermazioni crudamente materialiste, le forme mistiche esotiche ci fanno ridere o sorridere, perché è una ragione storica delle anime italiane che ci rende differenti da quella umidissima concezione neo-cristiana antipapale o anticattolica che entu­siasma tanto gli altri popoli. Non ci conoscono e ci misconoscono. I libri si stampano e vanno in giro sotto diversi gradi di latitudine. Le idee sono digerite in un modo differente secondo la preparazione del lettore, e i let­tori più semplici si lasciano suggestionare da visioni concepite in paesi diversi, ambienti diversissimi, con eredità storiche che non sono le nostre. L'anima italiana, greco-latina, se prende interamente la sua preponderanza. non può trovare l'entusiasmo mistico in certi tentativi di riforme psicologiche che altrove hanno grande fortuna ... eppure siamo tanto cortesi di ammirare ed ospitare per la semplice ragione che noi non crediamo che molto tiepidamente a tutto ciò che entusiasma gli altri. Il tentativo buddista, per esempio, ad una anima greca del mezzogiorno che nelle mine delle antiche città storiche della filosofia ammira la visione del sole splendente sui ricordi di vicende d'una magia di mistero pagano, che che ne dicano gli scarsi entusiasti, è l'apparizione poverissima di una epidemia cerebrale che non alligna, non ha presa. Perché il voto del non essere quando una festa di colori, di armonia, di vita, è per sé un'orgia spirituale artistica innanzi a cui la concezione di una nirvana e di un paradiso è cosa miserabile ? Viene a Roma dall'alta valle di Vattelapesca un nomo di aspetto austero, zazzera e barba prolissa, veste talare e anima di santo: stende la mano e maledice o benedice ... è S. Paolo ? è S. Pietro ? è Anacleto ? Sarà l'anima di tutti tre in un ambiente diverso, non innanzi ad anime che Paolo, Pietro e Ana­cleto prenderebbero a burletta con Io spirito di Marziale e il pepe di Petronio.

Ma io non prosegua, voglio dire che la S. P. H. C. I. è un esperimento nostrano e bisogna psicologicamente adattarsi alla mentalità italica a cui non crediamo utile di abdicare.

G. kremmerz.


 


[i] Se ne prepara una seconda edizione aumentata di note, di disegni e di aggiunte.

[ii] Carissimi amici. Durante il periodo brevissimo in cui ho discorso di scienze occulte, molte lettere scritte da persone carissime, mi domandarono se l'esposizione delle, dottrine occulte, da me tentata fosse, ad onta delle poetiche ed attraenti immagini della metafisica rifiorita, un vaniloquio senza alcuna speranza di realizzazione risibile. In questo dubbio trovai formulato tutto ciò che il criterio comune addebita alle scienze secrete dei Magi. A che giova una teoria inapplicabile alla vita quotidiana? Che vale una dottrina sterile di risultati nella realtà quotidiana dei bisogni umani ?

A questo posso rispondere che la Magia è, come scienza idealmente perfetta, applicabile e realizzabile:

1°) Nella religione (governo delle coscienze collettive);

2°) Nella politica (governo degli interessi delle nazioni);

3°) Nella famiglia (fondamento etico-morale dello stato) ;

4°) Nell'uomo (la sfinge enigmatica del sapiente volgare).

In religione ed in politica agiscono gli ordini costituiti con fini ampii di realizzazione, attraverso la storia di popoli e di razza, combattenti l'idra nemea del bosco volgare, nemico tenebroso di ogni verità divina.

Nella famiglia invece opera attivo, ignorato, modesto e semplice l'uomo che studia la filosofia divina e la realizza con successo, l'iniziato insomma che sa fin dove possa influire la luce spirituale che il volgo dottoreggiante nega.

Gli ordini di origine magica, occulti o palesi, in gran parte sono conosciuti nella loro influenza sulla umana società in politica ed in religione — manca una Fratellanza Spiritualista magica, modesta per quanto utilmente pratica, che si occupi della sola esplicazione delle forze e dei segreti della magia in pro di tutti i sofferenti che ad essa ricorrono — così io restauro la Fratellanza terapeutico-magica di Miriam. ad esempio delle antichissime sacerdotali isiache egiziane di cai più recente e nota è imitazione la Rosa = Croce.

La Fralellanza non concorre che ad alleviare o guarire lo fisiche sofferenze dei consociati nella catena magica di Miriam — servendosi della forza occulta di cui il centro dispone. A questo nome cabalistico di Miriam e alla sua secreta signi­ficazione, corrisponde una coorte di intelligenze e di spiriti e dèmoni che hanno una diretta influenza nella evoluzione animica degli uomini, e quindi sulla, salute della carne. Da ciò chiaro risulta che l'occulta medicina sacerdotale non ha influenza che sulla infermità del corpo fisico quando l'ora sua di separazione dal corpo spirituale non è arrivata — in altri termini l'occulta medicina magica non salva dalla morte quando l'ora è sonata della nascita dell'uomo al mondo invisibile, ma impedisce le morti premature alla evoluzione dell'anima, e allevierà le soffe­renze o sanerà i dolori e le infermità di chi ad essa ricorra,

I medici odierni non conoscono altra terapeutica che quella delle droghe e dei laboratorii chimici; per essi che negano lo spirito e l'anima, non si può agire sulla materia sensibile che con la stessa materia, quindi sviluppando scientificamente e con successo indiscutibile la moderna clinica per lo studio analitico delle infermità o dei morbi, vanno a tentoni alla ricerca dei medicamenti specifici delle singole ma­lattie. Invece la scienza e la pratica dei magi insegna tre cose :

1°) che non vi è infermità del corpo fisico che non risulti da squilibrio dello spirito e dell'aura psichica umana;

2°) che non esiste altra terapeutica che la spirituale o divina, la quale o la a meno delle droghe o se ne serve per mera colleganza delle, facoltà analogiche dello spirito umano.

3°) che quando lo spirito dell'uomo è pronto alla vita del mondo invisibile, è delitto l'arrestarne la dipartita.

Su queste basi è fondata la resurrezione di questo rito magico di Miriam, la cui rievocazione è tutta una benefica corrente di sanità della carne per mezzo della potestà spirituale del fratello sullo spirito del fratello che ne aspetta il beneficio.

Ho fede nella riuscita e nella utilità di questa applicazione visibile delle teorie della scienza sacra o Magia — la nostra fratellanza avrà molti nemici, ma essa è fondata sull'amore del proprio simile, sul disinteresse mondano, o sul desiderio di alleviare la pena dei sofferenti, o fino a quando il suo nobile ideale non sarà tra­dito, avrà aderenti fervidi e successo grande. L'amore del proprio simile è la fonte della solidarietà degli spiriti in questo albergo di schiavitù della materia e di sonno torpido della coscienza nostra divina.

 

Roma 26 dicembre 1898.