Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
PROFILI BIOGRAFICI – Giacomo Borracci

PROFILI BIOGRAFICI – Giacomo Borracci

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

PROFILI BIOGRAFICI

dei personaggi che compaiono nella Storia Documentata

della Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam e del Grande Oriente Egizio

– a cura della Redazione –


Giacomo Borracci

(Bari 19 giugno 1871, Torre a Mare (Bari) 19 luglio 1943)

Giacomo Borracci
Giacomo Borracci

Avvocato civilista barese, era molto stimato nella comunità forense e civile della sua città, ove era molto noto. Casualmente conobbe il Maestro a Napoli. Il racconto di questo incontro (aneddoto?) che ne facevano le persone a lui vicine è abbastanza curioso. Recatosi a Napoli da un famoso medico per curare problemi di stomaco, mentre si trovava in un ristorante in attesa dell’orario della visita, si sentì chiamare da un distinto signore: “Giacomo, sono io, non mi riconosci? Ne hai messo del tempo per venire”. Questo signore era Kremmerz. A quel tempo Borracci era Gran Maestro nella Loggia Peucezia alla quale erano iscritti molti altri personaggi che diverranno poi discepoli del Maestro. Tra questi vi erano anche l’avvocato Giacomo Siciliano e l’Ingegnere Pietro Clemente. Tutti e tre, disse Kremmerz, già in altre vite erano stati suoi discepoli e tornavano sempre assieme a lui. Proprio in riconoscimento di questo rapporto profondo e duraturo, Kremmerz li lasciò simbolicamente eredi dei diritti d’autore dei suoi scritti, non tanto per l’entità di essi quanto come simbolo di gratitudine per quanto i tre discepoli avevano fatto per lui.

Iniziò da allora un profondo e lungo rapporto di collaborazione tra Kremmerz e Borracci, che divenne il suo discepolo più vicino: apprese così profondamente i segreti della Medicina Ermetica che il Maestro lo considerava suo pari nell’ambito della Terapeutica.

Nel 1910-1911 fu caporedattore del Commentarium, ove scrisse alcuni saggi memorabili.

Passava lunghi periodi accanto al Maestro a Beausoleil, con cui tra l’altro preparava molti rimedi ermetici, compresi quelli delle lunazioni.

Il suo carisma e la sua autorità erano conosciuti e riconosciuti da tutti. Si racconta che durante il fascismo un commissario della polizia politica andò a perquisire il suo studio; arrivato alla sua scrivania, Borracci gli disse: “Per il suo bene, se fossi in lei non aprirei quel cassetto”. E il cassetto non fu aperto.

Di Borracci si raccontano molti episodi e aneddoti, ma qui piace ricordarlo per la figura ieratica che rappresentò per i suoi discepoli e per tutta la collettività libera di Bari. Vinci Verginelli fu il suo discepolo più vicino; tant’è che prima di morire lo chiamò a Torre a Mare, vicino a Bari dove si era ritirato durante la guerra. Gli dette le ultime consegne e tra l’altro gli affidò parte dell’archivio dell’Accademia Pitagora. Provvide egli stesso a bruciare tutto il restante materiale iniziatico in suo possesso affinché non cadesse in mani profane. Morì il 19 luglio 1943.

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