Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – STORIA – Conclusioni

Kremmerz – STORIA – Conclusioni

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia della Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam”

CONCLUSIONI

La situazione attuale dei vari lignaggi Kremmerziani è sostanzialmente triplice.

Un primo lignaggio proveniente dai ruderi della CEUR, mancante per la parte miriamica della formula tradizionale per consacrare i cordoni[1] mentre per la parte osiridea trasmette delle pure elucubrazioni, tanto infondate quanto fantasiose, scaturite dai documenti di Parancandolo e arricchite dall’ignoranza e dalla malafede di chi, nel corso di vita della CEUR, ha voluto redarle.

Un secondo lignaggio, proveniente da De Cristo, che sostiene di aver ripristinato i contatti con il Cap+ Op+, ma occorre fare un puro atto di fede per aderirvi, mentre se si deve dar retta ad affermazioni ben precise da essi divulgate, anche in questo caso le pratiche insegnate paiono differire in modo radicale da quelle insegnate da Kremmerz e dall’Ordine.

Il terzo lignaggio è rappresentato dal Circolo Virgiliano[2] che ha cessato le sue attività con la morte del suo ultimo preside, il Prof. Carlo Nuti, deceduto il 28 aprile del 2018. Fino a quella data è stato a tutti gli effetti l’unica Accademia creata dal Kremmerz a possedere ancora la formula tradizionale per la consacrazione dei cordoni e una rituaria assolutamente immutata[3] rispetto a quella trasmessa da Kremmerz, anche nella modalità di applicazione. Impartiva esclusivamente la parte isiaca dell’insegnamento, sostenendo di non avere né la potestà, né l’autorizzazione di impartire quella osiridea.

Un appunto va comunque obbligatoriamente mosso a questo lignaggio: fin dai tempi di Suglia si è volutamente tenuto nascosto, quasi latitante sulla scena esoterica italiana, per ragioni che non è qui il caso di esaminare e che pur avendo un fondamento iniziatico, vengono tuttavia meno a quanto suggerito da Kremmerz nel suo ultimo documento ufficiale indirizzato alla Miriam, la circolare del 1914. In quel documento egli invita le Accademie ad essere ben visibili a tutti, a rendere estremamente facile e quasi informale il primo accesso alla Fratellanza e l’esecuzione del rito quotidiano, perché è sulla legge della progressione numerica che si fonda l’alimentazione del serbatoio della catena terapeutica e, in modo concomitante, la diffusione della Grande Opera. Viceversa il Circolo Virgiliano, a somiglianza degli antichi Rosacroce (ma i tempi sono molto cambiati) ha sempre confidato molto nell’aspetto puramente provvidenziale nel reclutamento dei propri fratelli. Qualunque cosa si voglia pensare di ciò, oltre ad essere decisamente anacronistico, va contro a quanto specificamente indicato da Kremmerz.

Dopo la morte di Carlo Nuti il suo esecutore testamentario ha inviato a tutti i membri del Circolo Virgiliano una lettera/testamento olografa[4], in cui il professore molto onestamente evidenzia alcune fondamentali questioni rimaste in sospeso fin dai tempi di Verginelli.

[…] Anzitutto faccio una premessa. Quando fui nominato da Verginelli suo successore alla direzione del Circolo Virgiliano di Roma, nel lontano 1986, gli chiesi con quali criteri avrei dovuto scegliere il mio successore. Dopo breve riflessione rispose in maniera ferma: “Delegatus delegare non potest”. Non avrei dovuto lasciare nessun successore[5].

[…] Nel tempo ho riflettuto, letto, approfondito e ho compreso che Verginelli aveva profondamente ragione nel non dare continuità al Circolo. Il perché di questa motivazione va ricercata nell’origine stessa del Circolo: si tratta di una Società Iniziatica fondata personalmente da Kremmerz, come Emanazione diretta dell’Ordine Egizio e posta sotto la sua protezione. Da questo punto di vista l’aver lasciata a me la direzione della Scuola costituiva una contraddizione e una decisione impropria se non errata; […] ciò è vero a prescindere dalla inadeguatezza e impreparazione della mia persona, fattori questi che mi hanno portato a fare molti errori il ripensare ai quali mi procura profondo dolore. Forse Verginelli pensava o sperava che un Maestro sarebbe sopraggiunto a breve e ne avrebbe ripreso la guida. Se ho sbagliato perdonate i miei molti errori, ma come ho detto il ruolo affidatomi era molto al di sopra delle mie capacità e delle mie possibilità ma soprattutto non doveva essere affidato a me né a nessun altro. Il compito di chiudere il Circolo doveva spettare ai miei predecessori e in ogni caso spettava a Verginelli quale ultimo maestro osirideo e non a me [6] Non lascio alcun successore; non nomino alcuna persona come Preside del Circolo Virgiliano di Roma dopo di me. Con me tale istituzione finisce. […] Ho provveduto a bruciare i documenti iniziatici e a donare a istituzioni pubbliche tutto quanto non era di mia proprietà, quale l’archivio storico del Circolo e tutti i libri. Non vi è nulla da cercare tra le mie carte private. Non ho lasciato ai miei familiari alcun documento di proprietà del Circolo […].

Cosa fare? A questa domanda rispondo con le parole del Maestro Kremmerz: “…le preghiere della nostra regola, il loro rituale, le ore e gli accessori prescritti possono essere continuati come pratica religiosa ermetica, specialmente nei tempi in cui l’uomo deve e desidera invocare l’aiuto di Intelligenze divine nell’aspra lotta della vita spirituale con le esigenze della carne-organismo”. Quindi continuate le vostre pratiche e comprendete il ruolo magico della preghiera.

Spero di aver chiarito questo aspetto tanto increscioso e doloroso quanto necessario e vi auguro di lavorare con continuità secondo gli insegnamenti del Maestro. […] Leggete e studiate gli scritti di Kremmerz e che ciascuno possa trovare il suo cammino. […] Se ci incontreremo con nuovi vestiti umani sentiremo un moto di simpatia che ci avvicinerà nuovamente.

Vi abbraccio con tutto il mio cuore.

Ci sembra doveroso evidenziare come il Prof. Nuti sia stato uno dei pochissimi, nella storia della Miriam, a lasciare indicazioni davvero chiare e legittime, in merito al futuro e alla continuità della Scuola, nonché del suo patrimonio rituale, storico e bibliografico, non dando così adito a possibili degenerazioni e prostituzioni dell’ideale kremmerziano. L’umiltà che traspare dal suo scritto è una qualità rara, anzi rarissima, nella compagine umana e ancor più rara e sconosciuta alla gran parte del pittoresco retromondo kremmerziano, ricco di “maestri”, “sacerdotesse”, “gran jerofanti” e, perché no, reincarnazioni di Mamo Rosar Amru.

Restano da chiarire alcuni punti fondamentali di questa vicenda, gli stessi evidenziati da Carlo Nuti nella sua lettera:

  1. Perché Vinci Verginelli nominò come suo successore un fratello che non apparteneva al G.O.E. pur sapendo che tale condizione era imprescindibile per chiunque venisse posto alla guida di un’accademia o di un circolo miriamico?
  2. Perché scelse proprio il Prof. Carlo Nuti, giovane e inesperto, quando vi erano fratelli anziani molto più esperti e progrediti cui rivolgersi?

Non vi sono dubbi circa il fatto che Verginelli non potesse lasciare il Circolo nelle mani di un fratello o di una sorella che non fossero iscritti al G.O.E.; ma proprio da qui nasce il primo problema: Verginelli era l’ultimo osirideo ancora in vita. Non c’erano in tal senso candidati papabili. Ragion per cui, con la sua morte, avrebbe dovuto chiudere il Circolo. Ma non lo fece perché sentì gravare sulle sue spalle un’enorme responsabilità, quella di porre fine definitivamente all’ultima accademia regolare ancora in vita e dunque, di fatto, alla Miriam stessa. Di conseguenza, negli ultimi anni della sua vita, sentendo approssimarsi la morte, iniziò da un lato a dare alle fiamme la gran parte della documentazione presente nell’archivio del Circolo, dunque di fatto avviandosi verso la sua chiusura, mentre, di contro, si affannava a cercare un candidato papabile, seppur non osirideo, cui lasciare in eredità il Circolo. Di fratelli anziani, tuttavia, ne erano rimasti pochi, perché quelli più progrediti, quelli che avevano intuito gli arcani ermetici, dopo aver chiesto aiuto a Verginelli e aver ricevuto più volte la stessa risposta “non posso!”, si erano rivolti a Gino Muciaccia, il quale di fronte alla loro ferma convinzione “anche se tu non ci aiuti, tentiamo comunque!” si era sentito sollevato da ogni responsabilità e aveva accettato di aiutarli[7].

Verginelli propose la direzione del Circolo a più di un fratello, ma rifiutarono tutti. Nessuno di loro voleva assumersi la responsabilità di un Circolo in qualche modo “menomato” (parte della documentazione era già stata data alle fiamme) e soprattutto pretendevano di essere iniziati all’Ordine e alle sue pratiche per potere esercitare il ruolo di Preside nel pieno dei poteri. Ma Verginelli, giustamente ripeteva “non si può!”, “non posso!”. Dopo la morte di Muciaccia, tuttavia, Verginelli accettò di aiutare uno dei fratelli anziani in merito alla pratica ermetica[8], a patto che costui rimanesse vicino al Circolo e al candidato da lui prescelto quale successore: il Prof. Carlo Nuti; non un fratello anziano e di esperienza, ma una persona semplice, con un’attitudine mistica, della quale però Vinci si fidava, perché gli era sempre stato vicino e gli era profondamente devoto. Verginelli sapeva che Carlo Nuti avrebbe custodito e difeso con tenacia e fedeltà l’eredità affidatagli (come del resto ha fatto), nell’attesa e nella speranza che un maestro dell’Ordine, prima o poi, avrebbe ripreso le redini del Circolo.

Desideriamo terminare questa nostra fatica con parole non nostre ma di Ciro Pugliese, nipote del Maestro e per molti anni membro della CEUR[9]. Sono tratte da una lettera inviata in data 13 marzo 1979 ad un suo confratello “osirideo” sulla cui identità desideriamo mantenere il riserbo per ovvi motivi di riservatezza.

“Purtroppo e malauguratamente per noi, viviamo in un periodo di grandissima confusione iniziatica. Ognuno di noi è abbandonato a sé stesso nell’aspra e faticosa ricerca e opera. Manca un effettivo e vero Maestro!

Il sacro ormai non è più concepito, il silenzio regolamentare: una chimera!

Tutti parlano, tutti insegnano, ma con quale diritto? Con quale autorizzazione?

La tradizione ci è già pervenuta alterata (e tu sai a che mi riferisco), gli innovatori, gli aggiornatori, sono coloro che collaborano alle alterazioni e alle distruzioni delle tradizioni.

Lo fanno in buona o in mala fede? Non lo sappiamo. Devo pensare in buona fede!

Per noi, intendo coloro i quali custodiscono ancora il sacro profumo di un mondo Olimpico, rimane la solitudine e il silenzio in attesa di tempi migliori; se ci saranno.

Quello che conta è la nostra opera, la nostra preparazione, la nostra instancabile purificazione, il nostro amore verso questa concezione iniziatica che certo non è per la intera massa plebea umana!!

Il nostro Maestro è venuto con una determinata missione… ha fatto quello che ha potuto in relazione ai tempi… i tempi non erano maturi ed è ritornato al suo Celeste Impero guardandosi bene dal lasciare…TUTTO… forse per tema giusta che il mondo potesse ulteriormente popolarsi di esseri perversi!

E la storia dopo la sua morte lo dimostra incontestabilmente: un polo di luce che si è andato sempre più oscurando.”


[1] Anche il resto della rituaria presenta numerose alterazioni rispetto al materiale e all’insegnamento originale del Kremmerz.

[2] Come già detto, su raccomandazione di Borracci, nel Circolo Virgiliano confluirono anche quei Fratelli della Pitagora di Bari che decisero di seguire il suo consiglio quando egli pose in sonno la loro Accademia. A tal riguardo è inoltre opportuno precisare che alcune dicerie messe in giro di recente su presunti conflitti fra Borracci e Bonabitacola sono assolutamente infondate. I loro rapporti sono sempre stati ottimi e perfettamente concordi, ne fa fede il contenuto di un biglietto spedito da Borracci a Bonabitacola il 19 giugno 1942: “Caro Giovanni, con piacere ho ricevuto i tuoi caratteri. Speriamo fra non molto di poterci riabbracciare. Appena finisce la guerra con molto vantaggio verrò a Roma. È perfettamente esatto che i tre giorni, di cui mi parli, sono faustissimi. Ti abbraccio caramente, Tuo Giacomo”.

[3] Originale e in parte olografa.

[4] Abbiamo deciso di non riportare per intero il documento in questione, ma solo le parti significative per la narrazione della storia, nel rispetto delle volontà del Prof. Nuti che lo ha redatto e indirizzato esclusivamente agli ex membri del Circolo Virgiliano di Roma.

[5] Il preciso mandato che fu lasciato da Vinci Verginelli a Carlo Nuti fu il seguente: “O si presenta un maestro dell’Ordine o qualcuno dei fratelli diventa un maestro o il Circolo finisce con la tua morte”. Nel caso si fosse presentato un maestro dell’Ordine (o presunto tale) Verginelli aveva fornito a Carlo Nuti precise indicazioni su come riconoscerlo.

[6] Circa le ragioni che portarono Verginelli a nominare il Prof. Carlo Nuti quale suo successore, daremo spazio nel proseguo di questo paragrafo.

[7] Gli esiti di quel sodalizio sono stati disastrosi. Quando il gruppo creatosi intorno a Muciaccia iniziò a crescere si avvicinarono personaggi poco raccomandabili. Nonostante alcuni dei sui allievi più fidati cercassero di metterlo in guardia, Gino interpretò l’aumento di numero come una conferma positiva da parte dei numi verso quella che lui allora considerava a tutti gli effetti una missione. Alcuni membri del gruppo avevano i propri allievi personali e due di questi si resero oggetto di gravissime profanazioni. Purtroppo, come si suol dire, le sciagure non vengono mai da sole; Muciaccia soleva rassicurare i propri protetti dicendo loro che anche se sarebbe morto prima di Verginelli (cosa che di fatto avvenne) sarebbe comunque vissuto a sufficienza per fornire loro tutte le indicazioni necessarie per la realizzazione del primo maestrato. Questa seconda “profezia” tuttavia non si realizzò e quando Muciaccia morì, nel 1985, lasciando i suoi allievi nel bel mezzo delle pratiche alchimiche, senza più un mentore né le istruzioni necessarie per completare le pratiche, uno degli allievi della prima ora si fece prendere dal panico e non sapendo a chi rivolgersi chiese aiuto alla CEUR (vedi nota 2 del paragrafo precedente).

[8] Il fratello in questione non ottenne mai da Verginelli le istruzioni finali per la chiusura del maestrato. Il caso (?) volle che precipitate le condizioni di salute di Verginelli non ci fu più modo né tempo per i due di incontrarsi in forma riservata.

[9] Vorremmo precisare, in risposta a chi ultimamente vorrebbe innalzare Ciro Pugliese nell’Olimpo degli Dei, che quest’ultimo si avvicinò alle pratiche “kremmerziane” solo grazie alla CEUR che lo volle in seno a seguito della sua parentela con Kremmerz.

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