Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – STORIA – Le due domande fondamentali

Kremmerz – STORIA – Le due domande fondamentali

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia della Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam”

Le due domande fondamentali

Ora che abbiamo analizzato gli aspetti principali delle due circolari e i punti salienti del triennio di attività di Domenico Lombardi, prima di trarre le debite conclusioni non possiamo non porci due interrogativi fondamentali:

  1. perché Lombardi firmò la seconda circolare come Delegato Generale mentre nella prima compare ancora come Segretario Generale?
  2. quali furono le sue reali intenzioni nel fare ciò che fece?

La risposta più banale di tutte potrebbe anche essere la più veritiera: era assai vecchio, la sua lucidità nel fare le scelte era per questo motivo alquanto affievolita[1] e fu sopraffatto da ricordi appannati, amplificati dalla vicinanza di discepoli non disinteressati e probabilmente dalla sua stessa volontà di fare del bene. Ma poiché dai documenti che ci ha lasciato dobbiamo desumere un diverso andamento dei fatti, passiamo ad analizzare le ipotesi più probanti che possono dar conto dei due interrogativi appena citati.

La problematica del primo interrogativo nasce dalle contraddizioni insanabili che vi sono fra quanto Lombardi ha fatto e quanto ha detto e scritto.

Nella prima circolare egli esordisce come a riprendere il filo di un discorso mai interrotto in sostanza e ci dice: io ero segretario generale, la mia carica non è mai stata revocata, la segreteria non è mai stata chiusa, quindi ora che sono morti i due maestri preposti alle uniche due Accademie lasciate da Kremmerz, ci devo pensare per forza io.

Questo discorso potrebbe avere una sorta di coerenza interna se non avessimo già appurato che la carica di Segretario generale era venuta meno col ritiro del Kremmerz da Delegato Generale, che automaticamente era cessata la Segreteria della Delegazione Generale, e che avendo le due Accademie residue una loro completa autonomia, Borracci decise per la chiusura mentre Bonabitacola nominò suo prosecutore Suglia.

Quindi, a parte la dicitura “per J. M. Kremmerz” sotto la quale appone la propria firma, Lombardi nel dicembre del ’47 fa appello solamente alla sua antica carica e non altro quale fondamento della propria circolare.

La cosa, già ardua di per sé, è resa totalmente assurda dall’affermazione scritta che Lombardi fa il 7 ottobre 1949 nel documento protocollato col n° 123 nel quale afferma testualmente: “con i poteri inerenti alla Del+ Gen+ a me oralmente trasmessi da J. M. Kremmerz”.

Se vogliamo tenere i piedi ben saldi per terra, per non diventare tutti matti, dobbiamo supporre che Kremmerz glieli abbia trasmessi da vivo, cioè prima del 1930, ma questo dà luogo ad una serie di contraddizioni assolutamente insanabili:

–    abbiamo già visto che a norma dell’articolo 48 della Pragmatica il Delegato Generale non poteva per statuto nominare il proprio successore;

–    se avesse ricevuto un qualche mandato particolare avrebbe dovuto renderlo noto quando vi fu la riunione del consiglio magistrale ed assumere pienamente l’incarico che gli era stato affidato, anche perché la riunione fu indetta appositamente per verificare se Kremmerz avesse dato ad alcuno delle indicazioni particolari da rendere note solo alla sua morte; viceversa disse – come tutti gli altri del resto – di non aver ricevuto alcuna indicazione specifica;

–    se avesse ricevuto un mandato in tal senso dal Kremmerz, riunione o non riunione del consiglio magistrale, perché aspettò 19 anni prima di dire di aver ricevuto oralmente i poteri inerenti alla Delegazione Generale? E nel momento stesso in cui decise di venire allo scoperto, non avrebbe dovuto renderlo noto immediatamente firmandosi come Del+ Gen+ già nella prima circolare?

–    Se infine avesse ristabilito i contatti con l’Ordine e fosse stato nominato Del+ Gen+ nel tempo intercorso fra la prima e la seconda circolare, avrebbe dovuto comunque darne immediata notizia prima di tutto ai suoi confratelli osiridei in via riservata e in tal modo ricevere il loro aiuto alla nuova attività voluta dall’Ordine, cui evidentemente anche loro avrebbero dovuto collaborare essendo legati da un inscindibile giuramento, e non pretendere di scrivere loro come aveva scritto a tutti i normali miriamici, reclamando la loro obbedienza.

La situazione è talmente contraddittoria che persino chi pretende di derivare da Lombardi cade in palese contraddizione,[2] sostenendo prima:

stabilito il “Contatto”[3] col Cap+ Op+ Occ+ rientrato in Sede, ricevette il Mandato per riorganizzare e regolarizzare tutti gli iscritti alla Fr+ Tm+ di Miriam”,

e solo poche righe dopo, citando il passo del Protocollo n° 123 di Lombardi:

coi poteri inerenti alla Del+ Gen+ a me oralmente trasmessi dal Maestro J.M. Kremmerz”.[4]

Da chi lo ha avuto questo benedetto mandato, da Kremmerz o dal Capitolo Operante? Né serve a qualcosa rispondere da entrambi, perché il dilemma resta comunque. Forse che quello del Kremmerz non bastava?

Se bastava, allora doveva rivendicarlo nel 1930, fosse stato anche solo per timbrare e convalidare le pagelle redatte dai due Presidi; e se non bastava, bisogna proprio chiedersi che razza di “poteri inerenti alla Del+ Gen+” presumeva di aver ricevuto dal Kremmerz.

Comunque la si rigiri c’è qualcosa che non torna.

Il sostenere poi che la sua iniziativa sia stata promossa soprattutto in virtù di un recente contatto stabilito col Cap+ Op+ rientrato in sede nel ’47 o poco dopo, pone Lombardi di fronte ad un’altra contraddizione irrisolvibile, quella del famoso plico consegnato da Bonabitacola a Suglia affinché lo rimettesse nelle mani[5] delle Alte Gerarchie dell’O.E.. Fino a che Lombardi si firma con la sua antica qualifica di Segretario punto e basta, può dire che la cosa non lo riguarda, ma quando invece si firma come Del+ Gen+, o perché quel potere glielo ha dato Kremmerz o perché glielo ha dato direttamente il Cap+ Op+, allora non può più scrivere:

Suglia – La questione del plico in suo possesso, gravido di onerose responsabilità, si distingue nettamente circa l’invito rivoltogli circa l’opportunità di far capo, per quanto riguarda il suo circolo, a questa Delegazione. Continui pure le ricerche per la consegna del plico a chi meglio crederà, non rientrando questo nei miei scopi attuali che si restringono in quanto ripetutamente dichiarato: ricostruzione dei Circoli esterni di Myriam sotto un’unica Del+ Gen+, secondo i dettami della Pragmatica Fondamentale.”

Dopo averci detto all’inizio della seconda circolare che senza il contatto con le superiori gerarchie la Miriam non poteva andare da nessuna parte e che solo lui era in grado di garantirlo ed effettuarlo, ora, di fronte ad un plico gravido di onerose responsabilità dal momento che contiene istruzioni osiridee che non debbono assolutamente cadere in mani sbagliate e per questo debbono venire riconsegnate nelle mani di un Maestro dell’Ordine, lui che sosteneva di essere l’unico a poterlo fare, anziché pretendere che gli venisse consegnato, cosa fa? Si limita a dire: questa cosa non mi riguarda, continui pure a cercare chi meglio crede.

Di aggettivi per qualificare tale asserzione come meriterebbe ve ne sarebbero diversi, preferiamo usarne uno solo: inqualificabile!

E proprio nell’apprendere che lui da un lato si dichiara l’unico possibile contatto con l’Ordine ma dall’altro non è affatto compito suo preoccuparsi delle mani in cui va a finire il materiale dell’Ordine di cui è così sublime garante, passiamo al secondo interrogativo: quali furono le sue reali finalità nel fare ciò che fece.

Ce lo ha appena detto e lo ribadirà sempre, salvo agire nei fatti in modo diverso: il suo compito riguarda unicamente la ricostruzione dei circoli esterni della Miriam.

Qui siamo al paradosso, poiché questa fu esattamente la decisione presa nel corso dell’ultima riunione del consiglio magistrale: tutti convennero che date le circostanze non ci si poteva che limitare all’attuazione del solo circolo esterno della Miriam, con un’unica clausola per la consegna della ulteriore pratica rituale eonica solo a Fratelli di provatissima fede, sotto stretta responsabilità personale del Preside, il quale l’avrebbe concessa per forza di cose senza le formalità previste ai tempi del Kremmerz. E questo era esattamente ciò che avevano fatto Borracci e Bonabitacola prima, e ciò che stava facendo Suglia ora; dunque tanto rumore per cosa?

Per seguire il filo logico del discorso, qui è d’uopo richiamare finalmente la lettera che Lombardi scrisse a Girolamo Moggia in risposta ad una sua, inviatagli come abbiamo detto per il piacere umanissimo di risentire dopo tanto tempo quel Fratello del G.O.E., non meno umana e accorata è la risposta di Lombardi, la quale dice molto più di quanto potrebbe apparire ad una lettura superficiale, per questo abbiamo deciso di riportarla integralmente.

Scrive dunque Lombardi a Moggia il 16 luglio 1949:[6]

   Carissimo amico e fratello,

la tua lettera risveglia in me, coi ricordi di un passato che sembra un sogno, un caldissimo e fraterno sentimento di affetto, misto alla nostalgia di rivederti e riabbracciarti con rinnovato trasporto.

Nostalgia destinata a rimanere tale, perché i miei ottantasei anni, più dei tuoi settantasette, molto di più, deludono coteste chimere.

Sì, mi devo occupare della ricostruzione dei Circoli esterni di Miriam, malgrado la mia età e le mie minorazioni penose.

La Provvidenza mi ha mandato collaboratori adatti ed ho piacere di sentire da te la buona impressione che ti ha fatto Arduino.

Non so per ora se dovrò rivolgerti qualche preghiera al riguardo, ma, se necessario, ne riceverai in mio nome dallo stesso Arduino.

Quanto al resto non saprei che dirti … e tu ben m’intendi.

Tiriamo avanti, vogliamoci bene ed aiutiamoci per quel che è possibile, affinché l’epilogo, coerente con gli inizi, riaffermi i nostri vincoli di fratellanza e di amore.

                                                                  Domenico Lombardi

Il 9 dicembre 1949 Parascandolo scrive per conto della Delegazione Generale ai membri della terna dirigente allora in vigore per chiedere loro se la lettera di costui “dev’essere considerata soltanto uno squisito gesto di solidarietà nella ricostruzione” o se invece bisogna preparare la pagella e cordone per iscriverlo ex novo alla Miriam o se non vi abbia già fatto parte in passato, dimostrando di non avere la più pallida idea di chi fosse questo Moggia.[7]

Non solo non sa che sta parlando di un Fratello osirideo estremamente caro a Kremmerz, quello a cui il Maestro chiese personalmente di tradurre la Chymica Vannus, ma evidentemente non è nemmeno al corrente della bella lettera di risposta che Lombardi gli aveva già inviato personalmente il 16 luglio sennò, visto che la missiva di Lombardi comincia con “Carissimo amico e fratello” avrebbe automaticamente saputo che come minimo era già un Fratello di Miriam. Anzi, se si fossero parlati avrebbe saputo tutto ciò che c’era da sapere su Moggia; evidentemente nelle comunicazioni fra Lombardi e Parascandolo vi erano dei buchi che riguardavano sia il presente che il passato, buchi che, dobbiamo dedurne, comprendevano il fatto che Parascandolo non avesse un elenco o non fosse stato oralmente messo al corrente dei nomi dei Fratelli osiridei regolarmente iniziati dal Kremmerz.[8] Certo è che le due lettere paiono scritte da due mondi diversi.

Ma a parte le lacune di Parascandolo, dalla lettera di Lombardi apprendiamo due cose ben precise, una delle quali l’abbiamo già vista ma l’altra è assolutamente inedita: egli dice chiaramente che con la propria iniziativa aveva un’unica finalità, cioè ripristinare il circolo esterno della Miriam e di fermarsi lì, ben sapendo che in mancanza di un Maestro Iniziatore non si poteva fare altrimenti.

Infatti dopo aver parlato della sua intenzione di ricostruire i circoli esterni delle erigende Accademie ed aver detto che ritiene che la Provvidenza gli abbia mandato gli uomini giusti per realizzare questo progetto, prosegue logicamente con la parte osiridea del discorso, rispetto alla quale scrive “Quanto al resto non saprei che dirti … e tu ben m’intendi”, come a dire: tu sai bene che non essendoci un Maestro Iniziatore siamo ancora nella situazione di cui abbiamo discusso alla morte del Kremmerz, per cui non c’è niente di nuovo da dire. Quell’ e tu ben m’intendi, per chi sa di cosa stanno parlando, ribadisce esattamente quanto siano unanimi su questo i loro punti di vista, al punto che su ciò non vi è nemmeno bisogno di spendere troppe parole.

Ma se queste erano le intenzioni di fondo di Lombardi come mai si è giunti alla situazione attuale? Perché, a dispetto di quanto ribadì numerose volte per iscritto, Lombardi non si limitò affatto a dare ai suoi discepoli le pratiche del circolo esterno della Miriam ma ad un certo punto, o perché cedette alle loro insistenze[9] o perché li ritenne degni di averle, decise di trasmettere[10] loro anche alcune pratiche del cerchio interno. E proprio qui nasce tutto il problema e la grande mistificazione.

Tutti sapevano che ai tempi di Kremmerz non si potevano ricevere quelle pratiche del cerchio interno senza venire preventivamente iscritti al G.O.E come dipendenti, cosa che prevedeva anche il prestare un giuramento di segretezza assoluta in ordine a tutto ciò che si sarebbe ricevuto ed appreso di lì in poi. Per ragioni oggettive che chiariremo nell’appendice della nostra storia, morto Kremmerz non vi fu più la possibilità di concretizzare tale iscrizione, tuttavia Borracci e Bonabitacola decisero che avrebbero ugualmente concesso alcune di queste pratiche ai Fratelli più progrediti e solo dopo lunghi anni di appartenenza alla Miriam, e che lo avrebbero fatto sotto la loro esclusiva responsabilità personale e senza alcuna prassi di formale iscrizione al G.O.E. non essendo ciò oggettivamente possibile.

Lombardi invece non volle limitarsi a fare altrettanto ma pretese anche di iscrivere i suoi discepoli al G.O.E. come suoi dipendenti, pur non avendone né la potestà né l’autorità.[11] Quando si trattò quindi di trasmettergli queste pratiche egli li “sigillò”, cioè li dotò di una pergamena su cui era apposto uno dei sigilli del G.O.E. e gli fece prestare il rituale giuramento di fedeltà e di segretezza.[12]

Tale iscrizione, che Verginelli ad esempio ebbe nel 1926, cioè quattro anni prima di conoscere personalmente Kremmerz, avveniva finché fu in vigore la Regola del 1896 al momento dell’ingresso nel cerchio interno; dopo che fu approvata la Pragmatica avveniva invece al momento del conseguimento del grado di Terapeuta ed era sancita dalla consegna dell’anello d’oro.  

Così come nel cerchio esterno della Miriam dopo un periodo di noviziato in cui veniva messa alla prova la propria fedeltà all’ideale miriamico, si diventava anziani e si riceveva un anello d’argento che era il segno tangibile del legame indissolubile stabilito col corteo eonico della Miriam, così nel cerchio interno, dopo almeno un anno di discepolato era possibile stringere un patto preventivo di fedeltà alle gerarchie dell’G.O.E., quale pegno ed impegno di futuri e più profondi insegnamenti qualora si fosse dimostrato di assolvere positivamente agli impegni solenni presi in quel momento e non appena le pratiche eoniche ricevute avessero dato il debito frutto; mai, in nessun caso, prima di allora. E l’anello d’oro era il simbolo infrangibile di tale vincolo con il corteo eonico solare e non più lunare.

Bisogna però avere ben chiaro che più di questo Lombardi non intendeva fare e non fece mai, ovvero non diede mai ad alcuno dei suoi discepoli né l’iniziazione effettiva all’Ordine, né trasmise a nessuno di loro, Parascandolo compreso, le relative pratiche osiridee che aveva ricevuto direttamente da Kremmerz, cosa che spiega come mai nessuno di coloro che discendono da Domenico Lombardi le conosca.

Qui è necessario richiamare, ancorché brevemente, la differenza fondamentale che vi era e vi è tra sigillazione ed iniziazione.

La prima è la normale iscrizione al G.O.E che dà il via ad un periodo di studio e di importantissime pratiche di completamento e conclusione del cammino isiaco e ad un periodo di probazione che può o meno sfociare nella iniziazione rituale osiridea, ma può anche non giungervi mai.

Kremmerz stesso, avendo ovviamente conseguito il livello di Maestro Iniziatore, poteva garantire la prima ma non la seconda, poiché la sua intenzione di iniziare ritualmente all’Ordine una persona necessitava imprescindibilmente dell’approvazione del Sinedrio. È noto il caso di una persona che Kremmerz aveva proposto e che aveva pertanto già versato la “dote” prevista. Il Sinedrio non approvò tale iniziazione, la dote fu restituita e non se ne fece nulla. Quel Fratello rimase regolarmente iscritto al G.O.E. ma gli fu impedito l’accesso alle pratiche trasmutatorie. Al momento della semplice iscrizione veniva quindi conferita la pergamena recante il timbro del G.O.E., mentre al momento della iniziazione rituale alla pratica ammonia veniva invece consegnato un “talismano di patto” fatto appositamente a mano da Kremmerz che nulla aveva a che fare col primo, e men che mai con ciò che stoltamente i discepoli di Lombardi hanno dato ai loro ignari discepoli da Parascandolo in poi.

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