Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – STORIA – Note – Scomparsa del Maestro

Kremmerz – STORIA – Note – Scomparsa del Maestro

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia della Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam”

La scomparsa del Maestro

– NOTE –

[1] Si veda la nota 4 del capitolo relativo agli anni 1912 -1913.

[2] Nella prefazione ai Dialoghi sull’ermetismo, datata marzo 1929, egli scrive: “Come non vi ho messo niente di mio perché questo primo volume fosse stampato, non spenderò niente, neanche una parola, perché a questo non succedano altri volumi con altri dialoghi. Tanto non ci riuscirei, gli amici editori non mi ascolterebbero”. I suoi più intimi collaboratori erano infatti al corrente del fatto che egli stava lavorando alla revisione di ulteriori dialoghi che, come già esposto precedentemente, non sono affatto una invenzione letteraria, ma la revisione appunto di dialoghi realmente avvenuti e che erano stati stenografati. In merito a questo lavoro che stava facendo, scrisse in una lettera indirizzata a Quadrelli il 18 – 2 – 1929: “Tra un mesetto i nostri amici pubblicheranno un primo volume dei miei dialoghi ermetici. Sono i primi sette. Tra cinque o sei mesi sarà pubblicato il secondo volume”.

[3] Ci siamo già espressi sulle forti riserve che abbiamo sia su di lui sia su ogni altra fonte che non provenga da un contatto diretto col Kremmerz.

[4] Come Borri, Cagliostro e molti altri Adepti prima di lui, anche Kremmerz era solito passeggiare fra i quartieri più poveri delle città in cui risiedeva, distribuendo gratuitamente alla gente semplice e umile del popolo consigli di ogni sorta, compresi – solo quando strettamente necessario – numeri da giocare al lotto per risolvere le loro pene finanziarie ma soprattutto rimedi per la salute. Sempre gratis et amore dei.

[5] Della loro pubblicazione Borracci incaricò subito Vinci Verginelli, il quale ne curò l’edizione che uscì l’anno successivo.

[6] Appartenevano alla contessa Olimpia Parenti Cenami, la quale ha fatto parte del Circolo Virgiliano di Roma per tutto il resto della sua vita.

[7] Scrive la figlia Gaetana nel suo diario: “Un mese passammo in quella triste casa vuota della sua vita, per riordinare tutto il suo studio e per prepararci a partire con mio fratello ammalato e mia mamma. E ci aiutarono molti fratelli B., G., V.

[8] La questione, ora accennata, sarà ripresa nel proseguo della Storia quando tratteremo della questione Lombardi.

[9] Su questo aspetto della faccenda dovrebbero riflettere molto coloro che ritengono la Miriam una iniziativa personale del Kremmerz.

[10] Come risulta dagli statuti del G.O.E., i discepoli di ogni Maestro non potevano e non dovevano avere alcun contatto con le superiori gerarchie dell’Ordine se non attraverso il loro Iniziatore. “Il maestro iniziatore può coi suoi dipendenti formare compagnie di operazioni per fini comuni, a tale scopo resta espressamente proibito ai neofiti facenti parte di una compagnia, di avere comunioni o rapporto con neofiti, maestri o maestre di compagnia estranea, sia anche dipendente dallo stesso maestro iniziatore, se questo, per il suo grado elevato, ne ha costituite diverse per i lavori del Sinedrio”. (Art. 19 degli Statuti del G.O.E.)

La ragione di questa vera e propria compartimentazione delle Logge Osiridee, era tutta nella necessità della assoluta sicurezza che doveva essere garantita ai Maestri dell’Ordine e che per nessuna ragione poteva essere violata. Lo stesso Galleani, per quanto discepolo della prima ora del Kremmerz, non conosceva affatto l’identità profana dei Maestri, e questo lo indusse fra l’altro a fare confusione tra Ottaviano Koch, affittuario della sede del Circolo Virgiliano di Roma, e N.R. Ottaviano, già segretario generale del G.O.E. I suoi appunti, mal interpretati dai più, erano un modo del Galleani di mettere ordine nella facile confusione tra nomi propri e pseudonimi di persone con cui aveva indirettamente a che fare. Nello specifico il Galleani distingue l’ingegnere Ottaviano Koch (nome e cognome)  da N.R. Ottaviano (dove Ottaviano è uno pseudonimo).

[11] Di questa riunione abbiamo avuto la testimonianza orale di alcuni dei partecipanti, e precisamente Pietro Suglia, Vinci Verginelli, Gino Muciaccia, Gerolamo Moggia e Vincenzo Manzi, i quali ne hanno parlato sempre in maniera concorde. Inoltre, anche la figlia di Kremmerz, Gaetana, nei suoi diari parla di una riunione tenuta dopo la morte del padre senza poter fare, ovviamente, alcun riferimento ai contenuti.

[12] Alla luce di tutto questo, stupisce non poco leggere quanto asserì molti anni dopo Domenico Lombardi quando affermò di aver ricevuto un mandato orale dal Kremmerz; tanto più perché ciò è assolutamente contrario a quanto nello specifico è previsto dalla Pragmatica, la cui applicazione proprio Lombardi e i suoi continuatori vogliono immutata e immutabile.

[13] Questo grado comporta grandi realizzazioni iniziatiche che prevedono fra l’altro la capacità di saper leggere chiaramente nell’animo dell’aspirante e di saper vedere il cammino iniziatico da lui già percorso nelle sue vite precedenti, e ciò affinché vi sia garanzia sufficiente riguardo al fatto che egli possa affrontare le nuove pratiche iniziatiche senza andare in frantumi animicamente o fisicamente parlando, senza partorire entità mostruose o più semplicemente senza tradire.

A coloro che gagliardamente si sentono in animo di affrontare tutto e tutto chiedono, sentendosi indignati se qualcuno gli risponde che a certe pratiche non bisogna pensare se non si è pronti, rispondiamo con le parole del Kremmerz.  

La domanda rassomiglia per la sua ingenuità a quella sciocca di un bambino che visitava il tempio di San Pietro:

– Papà perchè non mi compri una cupola di S. Pietro per metterla sulla nostra casa? Il babbo sorridendo disse al figliuolo:

– Caro bimbo, la nostra casa non è per quella cupola, bisogna prima preparare la casa e poi vi porteremo la cupola.

Può essere Iniziatore solo chi è in grado non di presumere ma di sapere se la casa reggerà.

[14] Ovvero in quelle di Borracci e di Bonabitacola.

[15] La redazione della pagella implicava – e ne abbiamo le prove – una percezione diretta da parte del Maestro delle vite precedenti dell’aspirante e sulla base del livello raggiunto (e non della sola data di nascita), dello specifico genio complementare percepito anch’esso per visione diretta.

[16] Dal punto di vista storico risulta veramente “arcana” (ma divertente) la lettura di quanto affermato a pag. 35 de La Pietra Angolare Miriamica, ed. Rebis: “Dopo il 1930, la Fr + Tm + di Mir + continuò ad avere un Segretario Generale nella persona di Domenico Lombardi”, salvo poi aggiungere poche righe dopo: “Ma, per tutto il periodo cui facciamo riferimento, la segreteria Generale della S.P.H.C.I. Fr + Tm + di Miriam, nella persona di Domenico Lombardi tacque.” 

La verità che appare ormai evidente è che la Segreteria Generale non ha taciuto: semplicemente non esisteva più! E questo non solo negli anni in questione (1930 – 1948) ma a partire dal 1913. Solo nel 1948, ovvero 35 anni dopo, in circostanze che analizzeremo in seguito, Lombardi avrebbe fatto sapere al mondo intero che senza il suo timbro nessuna ammissione alla Miriam era da considerarsi valida. Ecco perché quel “tacque” può solo suscitare sorrisi: dopo 35 anni di silenzio si rischia di essere dichiarati muti o morti!

C’è da chiedersi, ironicamente, come abbiano fatto tutti quei poveretti che sono entrati nella Miriam dopo il 1913, ancora vivente Kremmerz, o dopo la sua dipartita con Borracci o con Bonabitacola, a sentirsi regolari senza il timbro e la firma “del Segretario Generale nella persona di Domenico Lombardi”. E lui stesso, come poteva dormire sonni tranquilli sapendo che in assenza del suo timbro a secco, il normale timbro a umido e la firma dei segretari delle rispettive Accademie di appartenenza non erano sufficienti a fare dei Miriamici regolari?

Sarà bene ribadire ancora una volta che dal 1913 in poi, né per ciò che riguarda l’iscrizione di nuovi Fratelli, né per ciò che riguarda la vita della Scuola nel suo insieme, esiste più alcun documento ufficiale rilasciato, emanato o siglato dalla Segreteria Generale, né nella persona di Lombardi né di nessun’altro. Perché? Perché la Segreteria Generale era l’espressione della Delegazione Generale, e senza l’esistenza dell’una nemmeno l’altra aveva più alcun senso.

Da allora in poi, come già abbiamo detto, con Kremmerz o senza Kremmerz, esistettero sempre e soltanto due Accademie unite da un unico ideale ma di fatto totalmente indipendenti, le cui segreterie erano del tutto autonome e sufficienti per ciò che occorreva alla loro vita amministrativa, mentre i Presidi provvedevano a quella iniziatica con ben altri strumenti che non dei timbri a fresco o a secco. E questo con buona pace non solo di Lombardi ma di tutti.

D’altro canto, se Kremmerz avesse desiderato che anche dopo il 1913 Lombardi continuasse a svolgere il compito di Segretario Generale siglando l’iscrizione di ogni nuovo Fratello, egli lo avrebbe fatto e avrebbe continuato a farlo anche dopo la morte del Maestro, e nessuno mai si sarebbe opposto ad una disposizione del Kremmerz.

Quindi, se non lo fece dopo il 1930 è semplicemente perché già da prima non lo faceva, e questo non da un anno o due ma da ben 17 anni. Altro che “tacque”. 

[17] Vi accennai in una mia lettera precedente, che non mi ero preoccupato delle cose della nostra scuola a Roma perché essa ha una vitalità propria, abbia o non abbia come dirigente il Signor Kremmerz.” (Dalla lettera a Quadrelli del 25 marzo 1929) Secondo alcuni vecchissimi Fratelli dei Circolo entrati ancora ai tempi di Bonabitacola, questa “previsione” del Maestro non sarebbe estranea ai destini stessi di Roma, e sempre da questo punto di vista tutt’altro che casuale sarebbe stata l’insegna della fenice che compariva nella sua prima sede.

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