Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – L’iscrizione al Grande Oriente Egizio

Kremmerz – Storia – L’iscrizione al Grande Oriente Egizio

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio

L’iscrizione al Grande Oriente Egiziano

Naturalmente, al momento dell’ammissione al cerchio interno si potevano avere due condizioni ben distinte: quella di coloro che appartenevano già alla massoneria e quella di coloro che non vi appartenevano affatto, soprattutto nel caso delle Sorelle. [1]

Nel primo caso era sufficiente una cerimonia di affiliazione al G.O.E., in cui veniva prestato il giuramento di fedeltà all’Ordine, di assoluta segretezza sugli insegnamenti ricevuti e di totale dedizione al cammino iniziatico, mentre nel secondo caso il Fratello o la Sorella doveva anche provvedere a farsi iniziare regolarmente nei modi tradizionali ad una Loggia massonica regolare, della quale però egli non era tenuto né a frequentare i lavori né e a seguire l’iter dei vari gradi. Era dunque tenuto semplicemente a farsi iniziare al grado di Apprendista.

Chi ha vissuto questo rituale sulla propria pelle sa che esso contiene in nuce tutto il cammino iniziatico e come tale è sufficiente dal punto di vista simbolico; sa altresì che l’iniziazione massonica una volta ricevuta resta impressa indelebilmente sul suo corpo lunare e gli effetti di tale iniziazione restano quand’anche il neofita si metta “in sonno” la sera stessa immediatamente dopo averla ricevuta e non rimetta mai più piede in una Loggia massonica per il resto dei suoi giorni.[2]

La ragion d’essere di tale prassi era infatti il poter stabilire una volta per tutte la connessione con l’eggregore della massoneria e, non potendo per ragioni di segretezza il Fratello iscriversi e frequentare materialmente i lavori di una Loggia regolare del G.O.E, come la Loggia N ad esempio,[3] si consigliava di farsi iniziare in una Loggia del Grande Oriente d’Italia o di altra obbedienza regolare, o in una Loggia di adozione del Rito di Misraim nel caso delle donne.

Ciò veniva fatto in ottemperanza all’articolo 79 degli Statuti generali del Grande Oriente Egiziano, il quale recitava testualmente: “A qualunque Sinedrio appartenga un Massone Egiziano è Fratello a tutti i massoni dell’Universo”.

Così era previsto e così veniva fatto!

Vi fu quindi chi si fece iniziare al grado di Apprendista e poi non rimise più piede in una Loggia massonica per il resto dei suoi giorni e chi invece vi entrò per non uscirne mai più: scelte personali insindacabili!

Ciò non deve in alcun modo apparire contrastante con quanto asserito nella Pragmatica fondamentale e con quanto ripetuto da Kremmerz in più punti della sua opera in ordine alla massoneria, asserzioni che abbiamo riportato più volte.

Se è vero che egli nella “Relazione ai Dodici supremi Vecchi Maestri” sostiene di aver mutato le logge in accademie e nell’articolo 26 precisa che l’accesso al cerchio interno avveniva previa dichiarazione dell’investito di non appartenere ad alcuni tipi di società, che comprendevano fra le altre le “forme massoniche con concetti iniziatici”, è altrettanto vero che ciò non significò mai l’esclusione dei membri del cerchio interno dalla massoneria tout court, anzi, ma solo da quelle forme di essa che stoltamente si piccavano di trasmettere ai propri membri presunti insegnamenti di natura iniziatica.

Ai lettori non informati delle condizioni in cui versava la massoneria di allora e in cui versa quella di oggi, ciò potrà apparire ambiguo, ma la verità è che oggi come allora le Logge massoniche sono più nuclei di persone che, unite in genere da un sincero affetto fraterno, dedicano il loro tempo a discorsi di natura cultural-filosofica, ispirati da ideali illuministico-libertari e filantropici, che non cenacoli interessati anche solo in linea teorica alle tematiche iniziatiche.

È noto infatti che a parte i casi di filiazioni deviate, le quali ogni tanto vengono tristemente alla ribalta, la maggior parte delle Logge massoniche italiane si dedica nel più grande riserbo ad atti filantropici verso associazioni che si occupano di pubblica assistenza, e ciò non può che andare a loro onore e merito. Nei confronti di questo tipo di massoneria che, lo ripetiamo, andava allora e va ancor oggi per la maggiore, Kremmerz non ebbe mai alcuna forma di preclusione, anzi, né per ciò che concerneva il cerchio esterno né per ciò che concerneva quello interno.

Paradossalmente, ad essere vietati a chi voleva entrare nel cerchio interno, erano proprio quei raggruppamenti massonici in cui si pretendeva di fare discorsi o lavori di tipo iniziatico. Ciò era inammissibile per diverse ragioni: se il cammino che quella Loggia proponeva non era fatto solo di discorsi ma anche di pratiche, in ogni caso non sarebbe stato possibile seguire due cammini contemporaneamente, dunque bisognava scegliere, a meno che le pratiche non fossero state debitamente approvate. Ma anche se di pratiche non vi era traccia e ci si limitava ad insegnamenti teorici occorreva una grande cautela, poiché se quegli insegnamenti avessero contenuto cose non vere, lungi dall’illuminare i Fratelli avrebbero generato in essi più confusione che chiarezza.

Allora come oggi, la natura dei lavori massonici che vengono svolti nella maggior parte delle Logge del Grande Oriente d’Italia, è tale da non presentare davvero alcun ostacolo per un Fratello di Miriam, viceversa l’appartenenza a certi sedicenti Riti di Memphis e Misraim ad esempio, è quanto mai sconsigliabile proprio perché nelle sue camere rituali vengono forniti insegnamenti palesemente in contrasto con quelli autenticamente kremmerziani.

Questa precisazione dovrebbe consentire di comprendere un po’ meglio quanto scrisse Domenico Lombardi il 30 Dicembre 1909, subito dopo essere stato nominato Segretario della Delegazione Generale, in una lettera firmata che volle inviare a tutti i Fratelli, previa autorizzazione del Kremmerz, per commentare alcuni punti della Pragmatica appena entrata in vigore.

“…la porta dell’iscrizione al circolo esterno è aperta a tutti indistintamente gli studiosi di qualunque forma di occultismo, ma l’iniziatura interna e progressiva e reale è data solo a coloro che opteranno per la Miriam. [4]

Vengono esclusi da questa incompatibilità tutti i discepoli iscritti con qualunque grado al Gr.: Or.: Eg.:, sotto la cui alta dipendenza la nostra scuola isiaca è posta, e quei fratelli che siano iscritti a logge di Rito Mizraim di Napoli,[5] qualora ne facciano domanda, possono continuare a partecipare ai lavori massonici e operatorii magici che sono propri di quel rito, anzi quelli che in dette logge hanno conseguito gradi elevati, possono essere tenuti nella considerazione che loro compete per le potenzialità raggiunte.

…Si fa, come per gli uomini, eccezione per le donne, signore o signorine di maggiore età, che siano iscritte al Maestrato Isiaco dell’Or.: Eg.: o siano servite per i riti verginali nelle logge misraimiche, anche senza bisogno di autorizzazione speciale.”[6]

 Sia detto per inciso: Lombardi è uno dei casi, non l’unico, di Fratelli che appartenevano al Rito di Misraim già prima che la Miriam venisse creata, e che decisero comunque di seguire Krememrz nella sua iniziativa.[7] Questa fu anche una delle ragioni per cui Kremmerz lo scelse come Segretario.

Dopo aver lasciato Napoli, Kremmerz trascorse lunghi periodi a Bari e lì insegnò ed operò molto in questo senso. Ancora oggi in Corso Cavour è possibile vedere, nel pressi della stazione, un palazzo che allora era di proprietà dell’Avv. Giacomo Borracci, ornato con i fregi del Rito Egiziano. I Fratelli baresi che allora furono ammessi nel cerchio interno provenivano in genere dalla storica Loggia Peucezia, le cui colonne furono ornate dei più bei nomi di coloro che animarono l’Accademia Pitagora di Bari e che compaiono altresì come autori di molti articoli del Commentarium.

Ma torniamo a noi e torniamo a Napoli. Nel 1910 muore Giustiniano Lebano, Gran Jerofante Generale del Grande Oriente Egiziano. Col suo successore, che non sappiamo chi sia stato, cambiarono molte cose; soprattutto fu impresso un evidente giro di vite per ciò che concerneva la segretezza e la sicurezza dei Maestri che formavano il Sinedrio.

Difficile pensare che il nuovo Gran Jerofante, chiunque fosse, non fiutasse i venti di guerra che già cominciavano a spirare. Oltre a ciò i vecchi Maestri del Rito stavano trapassando e i numeri dei nuovi aderenti al Rito Egiziano erano calati fortemente. I discepoli osiridei creati dal Kremmerz stentavano a raggiungere il Maestrato effettivo e oltre a ciò diversi Maestri del Rito Egizio, fortemente legati al sistema iniziatico in cui si erano formati, erano assai guardinghi nei confronti di coloro che erano cresciuti nella Miriam.

Essendosi formati fuori del rigorosissimo sistema massonico, secondo costoro troppo veloce era stata la loro crescita, troppo debole le loro formazione teorica avvenuta lontano dai regolari lavori delle Logge Ammonee, svolgentisi sotto l’occhio vigile e attento dei Maestri, nel volgere di lunghi anni. E anche se Kremmerz aveva provveduto a dare ai suoi discepoli più pronti uno scritto che secondo lui doveva compendiare i lavori che si tenevano nelle Logge egiziane, il risultato secondo loro non era affatto il medesimo. 

Secondo costoro Kremmerz era troppo lontano dai suoi discepoli per poterne sorvegliare e guidare attentamente la crescita, e una delle conseguenze più incresciose di questo fatto era che a loro dire nella Miriam si parlava troppo. Lontani dagli sguardi severi dei Maestri, cresciuti troppo a lungo senza il rigore inflessibile delle Logge del Rito Egiziano, i miriamici non offrivano secondo loro la maturità necessaria e le garanzie indispensabili alla custodia inviolabile del segreto iniziatico.[8]

I misfatti del 1912 (affare Carreras) e quelli del 1916 (il Corpus venduto ai gesuiti), parvero purtroppo dare ragione ai loro timori; da qui gli ostacoli e i veti che sempre opposero al Kremmerz coloro che ritenevano non idonea la Miriam perché la sua struttura non massonica dava adito secondo loro ad una eccessiva apertura.[9] Da qui l’ordine di ritirarsi che fu ingiunto al Kremmerz nel dicembre del 1912.

Questi fatti oltremodo incresciosi, nonché lo scoppio della prima guerra mondiale, non solo imposero a Kremmerz per ragioni di sicurezza di allontanarsi dall’Italia, ma per un certo periodo lo indussero a riflettere sull’opportunità di ritrasformare le accademie in logge.

Leggiamo infatti negli appunti di Luciano Galleani relativi a quegli anni, una stralcio di una lettera a lui indirizzata in cui il Maestro gli scrive:

“La mia speranza peraltro era di far in avvenire diventare la fratellanza una vera massoneria[10] ricorretta ed emendata, quindi quel Tm+ avrebbe potuto in avvenire [essere] inteso per Templaria, invece che per Terapeutico-Magica”.

Non solo Kremmerz lasciò l’Italia ma è verosimile presumere che anche altri Maestri della Loggia N lo abbiano fatto, magari seguendo le orme del Segretario Generale. Non sappiamo se l’intera Loggia abbia seguito lo stesso destino e se sia stata trapiantata in toto in terre decisamente più tranquille e sicure, quel che è certo è che i membri di essa sopravissuti o rimasti, dovettero ormai essere molto pochi.

Comunque nulla sappiamo della sua sorte effettiva e lo stesso Kremmerz fu volutamente ambiguo quando velatamente accennò ad essa nel corso della conferenza agli anziani tenuta presso la sede del Circolo Virgiliano di Roma il 21 aprile 1921, in occasione della ricorrenza del natale di Roma, data tutt’altro che casuale.[11]  

Anche nel rito di Misraim, rito massonico di origine napoletana, che credo non esista più, la scala era simbolo di secondo grado”.

Come dobbiamo intendere quel “credo che non esista più”? Come una testimonianza certa della avvenuta estinzione della Loggia N o come l’ennesima dissimulazione?

Difficile dirlo, in ogni caso una volta scomparsa ogni evidenza della Loggia N, in Italia non si ebbe più alcuna traccia dell’attività massonica originale svolta dal Rito di Misraim di matrice napoletana, ovvero del Grande Oriente Egiziano.Certo è che Kremmerz continuò anche dopo tale data a iscrivere dei Fratelli al cerchio interno e al G.O.E. dunque è verosimile presumere che si sia trattato più di uno spostamento di sede che di altro. Come che sia, Kremmerz era e rimase fino alla fine dei suoi giorni l’unico contatto regolare fra i suoi discepoli e l’Ordine Egizio, e questo non perché non si sapesse dove e come raggiungere Ottaviano o Caetani ma perché questa era la Regola: ogni iscritto può fare riferimento esclusivamente al proprio Maestro Iniziatore poiché gli altri quand’anche venissero interrogati tacerebbero, salvo apposita disposizione del Sinedrio.

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