Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – No la Miriam o la Massoneria, ma la Miriam e la Massoneria

Kremmerz – Storia – No la Miriam o la Massoneria, ma la Miriam e la Massoneria

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio

No la Miriam o la Massoneria, ma la Miriam e la Massoneria

Come risulta dal paragrafo 28 della Pragmatica Fondamentale, i membri del cerchio interno erano tenuti a siglare i loro documenti miriamici, corrispondenza compresa, con un semplice punto nero posto prima del numero e della astralità. Niente consentiva dunque di distinguere esteriormente l’uno dall’altro i gradi del cerchio interno; in tal modo, una volta che il Fratello vi era stato ammesso, il suo progresso inziatico diventava imperscrutabile per tutti gli altri Fratelli e soprattutto per quelli del cerchio esterno. Perché? Che senso aveva questa prassi? Perché non mettere un chiaro segno distintivo per ogni grado senza fare tanti misteri, e preferire invece di evitare qualsivoglia distinzione esteriore fra i vari gradi del cerchio interno?

La risposta a questa serie di domande è semplice: poiché non si voleva in alcun modo rivelare ai membri del cerchio esterno il fatto che arrivati ad un certo punto della proprio percorso miriamico, il Fratello o la Sorella venivano invitati ad iscriversi alla massoneria per poter essere più prossimi alla sfera d’azione della massoneria egiziana.

In fin dei conti la soluzione dell’enigma è semplice. Se il segno distintivo del Novizio era una croce + e quello dell’Anziano erano tre croci disposte a triangolo, dal momento che il segno distintivo del Discepolo integrale (primo grado del cerchio interno) era un punto, quale sarà mai stato il segno distintivo dei Terapeuti (secondo grado del cerchio interno) se non i tre punti disposti a triangolo, emblema caratteristico di ogni massone in qualsivoglia parte del mondo?  

E infatti proprio quello era il simbolo segreto del grado di Terapeuta, per la semplice ragione che il conferimento di quel grado coincideva con l’iscrizione del Fratello o della Sorella alla massoneria egiziana, ovvero all’iscrizione al G.O.E. come Apprendista o Novizio.

Si noti perfetta la simmetria, introdotta nel 1909 con l’approvazione Pragmatica, fra il cerchio esterno e il cerchio interno:                                                                                  

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa+

Cerchio esterno   –     Novizio    +              Anziano   +     +

                                                                                                 •

Cerchio interno   –     Discepolo  •            Terapeuta  •      •

Il Novizio di Miriam corrispondeva a un grado e ad un periodo di probazione – che poteva anche durare tutta la vita senza giungere mai ad altro[1] – al quale faceva seguito, se e quando era il caso, il grado di Anziano. Il conferimento[2] di questo grado veniva siglato con un anello d’argento (come se simbolicamente si trattasse di una unione perenne (matrimonio) con la Miriam mediante un patto di fedeltà indefettibile. Allo stesso modo, dopo un congruo periodo di preparazione rappresentato dal grado di Discepolo, un membro del cerchio interno  diveniva Terapeuta grazie alla sua affiliazione ad una Loggia massonica e alla sua iscrizione al Grande Oriente Egiziano.

A suggello di ciò gli veniva consegnato l’anello d’oro, simbolo del patto indissolubile che da quel momento contraeva con le forze che presiedono alla iniziazione osiridea e non più isiaca. Per questo l’ingresso nel cerchio interno e il conferimento del grado di Discepolo Integrale veniva concesso solo ai candidati al G.O.E., ovvero a coloro che, avendo intuito la profonda ragion d’essere dell’iniziazione, avevano dimostrato nei fatti e non solo a parole di voler fare dell’effettivo conseguimento di essa lo scopo primo di tutta la loro esistenza, anteponendolo a qualunque altra cosa. Ciò e solo ciò li rendeva idonei a diventare dei postulanti del G.O.E. e a ricevere i suoi insegnamenti segreti.

La cosa era sancita con l’iscrizione del candidato al G.O.E. in qualità di Dipendente, a norma dell’articolo 28 degli Statuti,[3] e veniva concessa solo a coloro che erano ritenuti idonei ad essere preparati per poter, in un ragionevole lasso di tempo, divenire membri effettivi o Neofiti del G.O.E. [4]Data la sua finalità le pratiche specifiche del grado di Discepolo Integrale[5] erano tutte volte a far uscire definitivamente il Fratello dalle schiere dei meri studiosi o parolai, e a farlo entrare concretamente nel novero dei praticanti. A testimonianza dell’esito positivo dei suoi sforzi, si pretendeva da lui che fosse in grado di mettere concretamente a frutto gli insegnamenti ricevuti nei gradi precedenti oltre a quelli specifici del suo grado, dimostrando di riuscire a compiere delle guarigioni dei malati che avessero chiesto il suo aiuto.


[1] Lungi dall’essere una minorazione, ciò aveva invece un senso estremamente profondo, che difficilmente però gli spiriti illuministi e progressisti riusciranno a cogliere, non volendo tener conto di una parola dolce e terribile al tempo stesso: reincarnazione. 

[2] Non è a caso che usiamo questa parola.

[3] Art. 28 – “Ogni Ne.: ascritto può avere a sé legato una o più persone dei due sessi che a loro volta aspirino a diventare Ne.:, non possedendo ancora né le capacità né le doti per essere iscritti all’Or.: Eg.: nelle qualità indispensabili per aspirare al grado di M.: Costoro, con una speciale iscrizione all’Ordine di cui usufruiscono per via indiretta dei principali benefici, sono dipendenti del Gr.: Or.: Eg.:”.

Naturalmente, affinché l’iscrizione fosse valida, doveva essere accolta dai Maestri del Sinedrio.

[4] Negli appunti di Luciano Galleani leggiamo questa annotazione a proposito di Pietro Bornia: “Il 25 maggio (1914) ha fatto domanda di Aspirante all’Ord. Egiz. È stato subito ammesso da Kremm. su mia proposta con la promessa dell’effettività nel 1916.” Bornia era stato precedentemente elevato al grado di Anziano il 24 luglio 1911, come risulta dalla Pagella originale custodita negli archivi del Circolo Virgiliano di Roma

[5] L’aggettivo “Integrale” dovrebbe far riflettere coloro che pretendono di raggiungere l’iniziazione senza dedicarvi tutto il loro impegno.

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