Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – La struttura del Rito di Misraim

Kremmerz – Storia – La struttura del Rito di Misraim

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio

La struttura del Rito di Misraim

Per poter avere un’idea minimamente corretta della natura di questo “arcano”, sarà opportuno premettere alcune scarne considerazioni sulla struttura complessiva del Rito, il quale risulta composto di 90 gradi suddivisi in quattro serie: 

–          la prima serie comprende i gradi dal 1° al 33° ed è definita massonica simbolica,

–          la seconda serie comprende i gradi dal 34° al 66° ed è definita filosofica,

–          la terza serie comprende i gradi dal 67° al 77° ed è definita mistica,

–          la quarta serie comprende i gradi dal 78° al 90° ed è definita ermetica cabalistica.[1]

Nei primi 66 gradi il Rito è sostanzialmente un raccolta dei gradi più significativi praticati nei Riti massonici più importanti; si sbaglierebbe comunque ad identificare tout-court i primi 33 gradi del Misraim con quelli del Rito Scozzese Antico ed Accettato, poiché la prima serie è comparabile solo con i cosiddetti “gradi di perfezione” del Rito Scozzese, ovvero quelli che vanno dal 4° al 14°.[2]

Il senso della prima serie del Rito di Misraim era quello di trasmettere organicamente le regole fondamentali della geometria e dell’architettura sacra, sulle cui basi gli antichi costruttori edificavano i loro Templi, e da cui il nome di “massonica”.

Tali regole in antico differivano enormemente da quelle dell’architettura civile, non essendo i templi destinati alla vita ordinaria ma al culto della divinità. Sappiamo che fin dalla più alta antichità i Templi di tutti i popoli furono costruiti non seguendo i meri gusti estetici dell’architetto di turno, come avviene oggi, ma seguendo canoni precisi ed immutabili fondati sulle leggi cosmiche che governano sia il grande che il piccolo mondo.

Quale paradigma di questa ars aedificatoria, nella cristianità fu preso il tempio di Salomone, emblema massonico del tempio perfetto poiché, come ci testimonia Filone di Alessandria, esso era sia nelle sue proporzioni che negli arredi sacri l’immagine perfetta del cosmo.[3] Il fatto che le leggi che governano sia il cosmo che l’uomo (l’antropocosmo, come amò definirlo Schwaller de Lubicz) nelle antiche tradizioni siano state trasmesse e rappresentate prima di tutto tramite simboli,[4] spiega l’altra denominazione di questa prima serie, detta anche “simbolica”.

La seconda serie, dettla “filosofica”, esulava completamente dall’arte di costruire e concerneva le conoscenze occulte che riguardano gli enti naturali, a cominciare dall’uomo. Nei gradi che la componevano, ai suoi membri venivano fornite le nozioni fondamentali di quella che nella tradizione mediterranea è sempre stata definita magia naturalis, riguardante in primis la virtù occulta degli astri, e a seguire quella delle pietre, delle piante e degli animali, per giungere infine all’uomo, con particolare riguardo per le potenzialità latenti del suo corpo lunare o astrale, che della magia naturale costituisce il perno centrale.

Questa serie era detta “filosofica” poiché si riteneva che questo aspetto della scienza occulta si fosse manifestato fuori dal tempio per la prima volta nelle antiche scuole filosofiche, massimamente in quella che dai pitagorici giunse fino ai neoplatonici.

Questa è anche la ragione per cui quando Agrippa di Nettesheim nel 1533 decise di dare alle stampe un compendio dei rudimenti basilari della sapienza ermetica, non seppe far di meglio che intitolarlo per l’appunto De Occulta Philosophia. Quest’opera, divenuta poi una pietra miliare nella storia della bibliografia magica, nei suoi primi due libri contiene un breve compendio di tutto ciò che veniva insegnato in questa seconda serie.

La terza serie, detta “mistica”, concerneva invece le prime e più elementari conoscenze relative alle entità spirituali più vicine all’uomo. È importante non confondere queste elevate entità, che consentono un primo approccio alla magia divina, con le forze naturali che venivano studiate nella seconda serie.  

Nelle antiche sedi dei misteri, coloro che erano stati ricevuti da poco e cominciavano appena ad esperire le prime forme di contatto col mondo spirituale, prendevano il nome di “misti” ad indicare il fatto che, come ci spiega Kremmerz, essendo stati iniziati di recente erano ancora dei quasi profani.[5] Da qui il termine “mistico”, che pur essendo entrato a far parte del comune lessico religioso conserva ancora oggi l’essenza del suo significato originario; serve infatti a designare colui che pur avendo avuto in qualche modo una prima esperienza diretta del mondo spirituale, avendola ottenuta per mezzo della fede e non della conoscenza, non è in grado di riprodurla a volontà e di ottenerla quando vuole. Ne consegue che i mistici delle grandi religioni, non essendo in grado di produrre queste esperienze a volontà, le considerano come un dono della divinità e non come una propria conquista.

Da qui la differenza abissale che c’è fra il mistico di qualsivoglia religione e l’iniziato, il quale non esiste senza la conoscenza delle leggi segrete che reggono le manifestazioni spirituali, pur riconoscendo che anche al mistico è dato di vivere fenomeni simili a quelli che vengono esperiti nei gradi più bassi dell’iniziazione.

Rari sono i testi che ci parlano in modo sistematico di questa parte della iniziazione misterica; l’esempio migliore resta forse il “De Mysteris” di Giamblico, nel quale sono esposte in forma compendiosa le prime conoscenze spirituali che venivano trasmesse nelle iniziazioni di matrice egizio-ellenica.

La quarta serie, detta “ermetica” o “cabalistica”, prevedeva da ultimo lo studio delle conoscenze iniziatiche più elevate, che andavano a completare quanto si era cominciato ad apprendere ed esperire nella terza serie.

La ragione della sua denominazione è semplice: ermetismo è il nome complessivo che ha assunto tutta la tradizione occidentale nel suo insieme, poiché si ritiene che essa abbia avuto origine dagli insegnamenti di Hermete Trismegisto, personaggio simbolico indicante il confluire della prisca conoscenza egizia nella nascente civiltà greca. Il luogo d’elezione di questa fusione fu, come abbiamo già detto, Alessandria d’Egitto, fondata nella regione del delta del Nilo dopo che Alessandro Magno ebbe conquistato quel paese.

A parte i testi della cosiddetta filosofia ermetica di epoca alessandrina, preziosi ma limitati nella mole in cui ci sono giunti, questo sapere è sopravvissuto ed è stato trasmesso in occidente soprattutto grazie alla tradizione cabalistica ebraica. Ciò significa che la parte più cospicua e significativa del sapere egizio è potuto sopravvivere e giungere sino a noi solo sotto la sua forma ebraizzata.[6] Da qui il nome stesso del Rito: Misraim, ad indicare sì l’Egitto ma nella sua forma ebraizzata, e questo vuol dire molto a chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere.

È del tutto evidente peraltro la difficoltà enorme che si erge di fronte a chi voglia accedere a questo sapere senza conoscere l’idioma ebraico, ma anche di fronte a chi, pur conoscendo l’ebraico, non dispone di un Maestro loquace che gli possa sciogliere gli enigmi dell’astrusissima simbologia cabalistica. Per questo Kremmerz ebbe a chiarire di essersi assai prodigato in mille modi per cercare di tradurre i principi della Scienza Sacra in un sistema non ebraizzato, evitando così allo studioso di dover sudare lunghi anni sui vecchi scartafacci della cabala.[7]

Fu proprio la forma eminentemente cabalistica dei gradi successivi al 66° a far scrivere al Ragon quanto segue: “Il Rito dei fratelli Bédarride è dal 1° alla 66° grado un rafforzamento del Rito Antico ed Accettato in 33 gradi e di diverse collazioni di gradi inventati in Francia e altrove a partire dal 1730. Invero questo rito comincia realmente col 67° grado e si basa più che altro su soggetti biblici coi quali la vera massoneria niente ha a che fare,[8] e anche su soggetti relativi all’israelismo. Ciò non ha alcun rapporto con l’Egitto, tanto anteriore a tutto ciò. Ecco perché noi lo chiamiamo Rito Giudaico”.[9]

Naturalmente, giunto a questo punto dei propri studi, l’iniziato veniva anche invitato a tentare le realizzazioni più alte e a tal fine gli venivano concesse le necessarie istruzioni.

Per la verità, va detto che solo i Fratelli più pronti venivano avviati gradualmente alle pratiche ermetiche; per tutti gli altri, ed erano la maggioranza, i gradi delle varie serie prevedevano solo studio e preparazione teorica, sicuramente di altissimo livello e incomparabile rispetto agli attuali vaniloqui che salvo rare eccezioni costituiscono il lavoro massonico.

Per la maggior parte dei Fratelli la pratica magica si dischiudeva solo quando fossero giunti agli ultimi quattro gradi del Rito, quale ricompensa per la costanza negli studi filosofico-ermetici e per la loro provata dedizione ad un lavoro costante di perfezionamento morale, secondo la migliore tradizione pitagorica. [10]

I Maestri del Rito erano tuttavia liberi, sotto la loro responsabilità personale, di cominciare ad avviare fin da subito alla pratica magica gli elementi più pronti e meglio predisposti, ma questa non era la regola. A questo proposito la prolissità di gradi del Rito di Misraim fu voluta per un duplice motivo: prima di tutto per evitare che gli impreparati e gli indegni potessero accedere ai segreti della pratica magica, in seconda istanza fu voluta per consentire anche a chi non era fin da subito idoneo alla pratica magica, di venir avviato ad essa con assoluta gradualità e, ciò che più conta, con una saldissima preparazione teorica.

Sta di fatto che le chiavi segrete di tutta la pratica magica erano custodite e trasmesse in quattro gradi segreti, nascosti dentro e dietro gli ultimi quattro gradi del Rito, 87° – 88° – 89° – 90°, i quali formavano di per sé un sistema rituale completo e perfetto, definito latinamente Arcana Arcanorum, ovvero l’Arcano degli Arcani.

La segretezza di e su questo sistema era assoluta, e per questo anche i rituali massonici che dovevano servire a trasmettere di questi gradi erano velati da quattro gradi di copertura, che prendevano il titolo di Sovrano Grande Principe del Supremo Gran Consiglio dell’87° (88° – 89° – 90°) Grado.

Così il titolo esteriore dell’89° grado era Sovrano Grande Principe del Supremo Gran Consiglio dell’89° grado, Gran Maestro Conservatore dell’Ordine per la Terza Serie, mentre il titolo del corrispondete grado segreto dell’Arcana Arcanorum era Sublime Maestro della Grande Opera.

La diversità è del tutto evidente: funzione amministrativa la prima, iniziatica la seconda.

Naturalmente anche la tegolatura[11] degli ultimi quattro gradi era doppia: prettamente massonica quella esteriore, schiettamente ermetica quella interiore.

Gli ultimi quattro gradi del Rito erano quindi doppi e quelli “esteriori”, come abbiamo già detto, erano destinati a tutti coloro che erano chiamati a partecipare solo alla vita amministrativa del Rito, pur non essendo ancora maturi per la pratica magica.

A costoro veniva richiesta alta statura morale, rigore nell’esercizio della vita massonica e obbedienza ai vertici del Rito. Se necessario poteva accadere che venissero investiti anche del 90° grado, che ovviamente era quello esteriore, al fine di poter loro affidare importanti incarichi amministrativi. Anche se costoro erano formalmente dei 90°, non venivano loro trasmessi i segreti della pratica magica.[12]

Accadeva così che all’interno del Sovrano Santuario, la camera direttiva più alta di tutto il Rito, sedessero persone che erano effettivi custodi e praticanti delle più alte forme dell’iniziazione ermetica, assieme a persone che pur avendo percorso tutta la carriera massonica e molto studiato, per motivi specifici non avevano voluto o potuto passare alla pratica.

Quando gli iniziati effettivi avevano la necessità di riunirsi da soli, senza la presenza dei membri onorari, indicevano la riunione di un Collegio chiamato “Sinedrio di Pietra”, vero e proprio Capitolo Operante di cui facevano parte solo i reali detentori delle conoscenze iniziatiche del Rito.

Ciò garantiva un ultimo e definitivo livello di segretezza, poiché i membri onorari del 90° grado non avrebbero potuto rivelare segreti che non conoscevano.Stando così le cose non ci dobbiamo stupire di trovare nella storia del Misraim dei 90° che erano effettivi detentori dell’Arcana ed altre persone che, pur essendo anch’esse giunte all’ultimo grado, poco sapevano della pratica effettiva delle cose segrete.

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