Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Storia – Napoli esoterica

Storia – Napoli esoterica

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio

Napoli esoterica

Secondo Gastone Ventura, Cagliostro aveva appreso nell’isola di Malta le sue conoscenze iniziatiche, ma la storiografia su di lui ci consente ormai di poter asserire senza ombra di dubbio che fu Napoli e non Malta la culla effettiva del suo insegnamento, tanto più che Napoli è stata per secoli il centro fondamentale da cui si è irradiato nel resto dell’Occidente quanto di concreto era effettivamente sopravvissuto degli antichi misteri egiziani.

Scrive Nicola Turchi ne Le religioni dei misteri nel mondo antico[1]: “La diffusione dei misteri egiziani fuori dalla loro terra d’origine è una luminosa prova della loro possente vitalità, soprattutto dopo il travestimento alla greca che li rese accessibili, come lingua e come costume, a tutto il bacino del Mediterraneo. Essi seguono la diaspora mercantile che sciama da Alessandria verso tutti i porti del mare interno, di guisa che non v’è quasi scalo, in Oriente e in Occidente, che non abbia il suo tempio isiaco. Il Pireo lo riceve fin dal sec. IV, Atene nel 270, come suggello dell’aiuto recato da Tolomeo Filadelfo alla Grecia contro la signoria macedone; Orcomeno e Cheronea in Beozia verso il 216, dove Iside e Serapide diventano il mezzo sacro-giuridico dell’emancipazione degli schiavi che si considerano come donati e dedicati ad essi; Delo, capitale politico religiosa delle Cicladi, che alimentarono durante il secolo terzo intense relazioni con l’Egitto, vide sorgere sul suo suolo un grandioso santuario isiaco. Anche la costa ionica ebbe numerosi e vasti santuari.

In Italia, già fin da verso il 105 abbiamo gli Isei di Pompei e di Pozzuoli e appunto dalla regione campana il culto isiaco deve essere penetrato in Roma dove verso l’80, ai tempi di Silla, già era costituita una confraternita di Pastofori a testimonianza di Apuleio.

Il IV secolo segnò la decadenza rapida di questo come di altri culti misteriosofici dell’Oriente. La distruzione del serapeo alessandrino nel 391, simboleggia la morte di questa religione.”

Scrive ancora lo studioso Tan Tinh: “Un Isaeum fu edificato a Pompei da quest’epoca (I secolo a.C.); doveva durare fino al terremoto del 62. Un secondo tempio lo sostituì e sopravvisse in parte alla grande catastrofe. L’importanza e la bellezza dell’edificio, il posto eminente che occupa nell’urbanesimo della città vesuviana attestano una comunità ben radicata nel tessuto sociale. I templi di Iside si moltiplicarono anche a Pozzuoli, a Ercolano, a Napoli e a Stabia. I primi seguaci furono certamente degli orientali, poi il culto di Iside non tardò a romanizzarsi e i suoi sacerdozi furono affidati a ricche famiglie locali.”[2] Del resto Svetonio scrive a proposito di Nerone: “colpito poi dalle invocazioni cadenzate di lode degli Alessandrini, che erano confluiti a Neapolis arrivando da un recente trasporto di vettovaglie, ne fece venire in maggior numero da Alessandria.”[3]

La tradizione orale, tramandata per secoli in ristrette cerchie napoletane, parla della presenza di una colonia egizia proveniente da Alessandria nella zona che proprio da questo insediamento prese il nome di “regio nilensis” e che ancor oggi è denominata la zona di “piazza Nilo”.

Questa colonia recante con sé i propri culti e le proprie conoscenze, col tempo si sarebbe assimilata alla popolazione locale, ma malgrado l’assimilazione etnica e la dispersione dei culti pagani a partire dall’età costantiniana, occultamente continuò a sussistere l’anima – o, come dicono gli occultisti, l’eggregore – di questa comunità sapienzialmente e magicamente operante per perpetuare l’arcano dell’Iniziazione.

Ovviamente l’essenza e la modalità dell’azione di questo Sinedrio appartiene all’ineffabilità dello spirito e non può essere profanamente colta da chi guarda attraverso i vetri offuscati della mera erudizione storicistica. Purtuttavia tale erudizione può offrire dati e notizie relative a vicende esteriori utili a ricostruire un quadro delle vicende storiche nelle quali il vivo spirito lasciò la sua impronta.

Troppo lontano dal nostro studio ci porterebbe l’analisi degli anelli dell’aurea catena che han fatto giungere sino a noi questi insegnamenti, ci limiteremo perciò a riportare a mò di sunto l’opinione autorevolissima di Gabriele Rossetti che nell’introduzione al Mistero dell’amor platonico scrive: Fo vedere che questa scuola vetustissima, tutta egiziana di origine, passata che fu in Europa non si è estinta mai; ma discesa di generazione in generazione sino al tempo del risorgimento delle lettere, si è poscia protratta sino ai giorni nostri. Addito per quai mezzi fu tra noi trapiantata, distinguo le sue varie epoche, i diversi nomi illusori che assunse, le modificazioni di forme e di linguaggio a cui soggiacque, e mostro che tali cambiamenti offrono solo alterazioni di accidenti e non snaturamento di essenza, la quale fu in tutt’i passati tempi la stessa chè negli attuali, giacchè riguardando essa la scienza del Megacosmo e del Microcosmo, sì l’uno che l’altro sono adesso quel che furono sempre”.[4]

Se si accettano queste premesse non si potrà non concordare con quanto scrive Ruggero di Castiglione: “I misteri isiaci hanno rivestito per i circoli iniziatici del Medioevo e del Rinascimento un valido modello. Basti pensare che il mito di Hiram è stato completamente desunto da quello di Osiride. I Liberi Muratori sono infatti definiti – ancora oggi – “figli della Vedova”: chiaro riferimento ai figli di Iside”.[5]

Con ciò torniamo al nostro assunto di partenza: il mito centrale di tutta l’iniziazione massonica, la leggenda Hiramica, altro non è che una riproposizione sotto mutata forma degli antichi misteri egiziani, rappresentando prima l’uccisione di Osiride da parte di Set e poi, con la resurrezione di Hiram, la nascita di Horus ad opera di Iside. Ebbene, se c’è stato un luogo che si è fatto garante di questa ininterrotta trasmissione degli antichi misteri, esso è stato senza dubbio Napoli, e dopo la nascita della massoneria speculativa nel 1717, la sapienza che la Napoli esoterica ha veicolato attraverso i secoli ha esplicitamente assunto una forma massonica e di essa occorre seguire le tracce se si vuole rinvenire il filo rosso che conduce fino alla nascita della Miriam.


[1] Roma 1923.

[2] Tan Tinh, Le culte d’Isis à Pompéi, Paris 1964.

[3] Svetonio, Vite dei Cesari: VI, 20.

[4] Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico dal Medio Evo, Londra 1840.

[5] Ruggero di Castiglione, Alle sorgenti della Massoneria, Roma 1988.

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