Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – Note – Struttura Rito Misraim

Kremmerz – Storia – Note – Struttura Rito Misraim

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio”

Struttura del Rito di Misraim

– NOTE –

[1] Fra la terza e la quarta serie, come vedremo, vi era una sostanziale continuità, e ciò risulta altresì dal fatto che coloro che erano giunti al 90° ed ultimo grado del Rito, pur essendo ovviamente in possesso di tutte e quattro le serie, erano soliti firmarsi posponendo al loro nome la sigla 33 .·. 66 .·. 90 .·., che indicava il possesso distinto della prima serie, della seconda, e della terza e quarta insieme. Ma in ciò vi era anche l’esplicito intento di alludere alla misteriosa sigla: 3 – 6 – 9. 

Un buon kremmerziano dovrebbe riconoscere immediatamente nella sigla misraimita la chiave numerica a cui si allude negli aforismi di Iriz ben Assir, sulla quale dovremo tornare. Lungi dall’essere casuale, questo ulteriore elemento dovrebbe servire a ribadire come la chiave fondamentale del rito di Misraim provenga dal Nodo Napoletano e come non sia in alcun modo possibile comprendere la reale natura del Rito se si prescinde da questo Nodo. Il simbolo del Nodo allude ovviamente al centro occulto sedente a Napoli, quello stesso che quasi un secolo dopo doveva affidare a Giuliano Kremmerz la diffusione della Miriam.

[2] È vero che i moderni continuatori di una delle tante versioni spurie del Rito Egiziano hanno purtroppo operato questo tipo di trasposizione, ma è altrettanto vero che lo hanno fatto perché non erano in possesso dei rituali originali dei rispettivi gradi né del Misraim né del Memphis, ragion per cui hanno pensato bene di sostituire qualcosa che non possedevano con qualcosa che, viceversa, per loro era facile da ottenere, per l’appunto i 33 rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

[3] È forse il caso di specificare che il primo tempio degli ebrei, quello detto di Salomone, fu edificato a somiglianza dei templi egizi (si veda in particolare quello dedicato ad Iside sull’isola di File). Il secondo tempio invece, quello detto di Zorobabele, fu edificato subito dopo il ritorno dalla cattività babilonese e fu costruito ad immagine dei templi babilonesi. Non solo l’architettura ma anche la liturgia del primo e del secondo tempio furono assai diverse; mentre quella celebrata nel tempio di Salomone era speculare a quella egizia, quella celebrata nel tempio di Zorobabele era tutta ispirata all’angelologia babilonese, e dette origine alla cosiddetta mistica dei palazzi divini (Hekaloth) o del carro divino (Merkavah).

La successione dei due templi si è più tardi trasfusa nelle due principali suddivisioni di tutto il sapere cabalistico, che si compone dello studio dell’opera della creazione (Bereshith) e dell’opera del carro (Merkavah). Ogni buon massone dovrebbe sapere che senza lo studio di questi due sistemi, cosmologico il primo ed angelologico il secondo, è impossibile comprendere il senso della successione dei gradi della maggior parte dei Riti massonici, così come per un ermetista è impossibile comprendere i testi fondamentali della pratica magica, come l’Heptameron di Pietro d’Abano ad esempio, cui Kremmerz rimanda costantemente.

Il fatto che nel seno dell’ebraismo, e quindi della cabala, siano confluite entrambe le correnti sapienziali, quella proveniente  dall’Egitto e quella proveniente da Babilonia, non è ovviamente estraneo al fatto che nei documenti e nei rituali del Grande Oriente Egiziano si trovino sapientemente fusi elementi magici provenienti sia dall’Egitto che dall’area mesopotamica.

[4] Valga per tutti l’esempio della stella a cinque punte per rappresentare sia il corpo dell’uomo che la proporzione aurea, onnipresente in natura laddove in essa compare la vita.

[5] Si veda: “Ermes – Ermetismo – Scuola Ermetica”. Commentarium, 1910.

Kremmerz stesso userà come titolo di uno dei fascicoli riservati al cerchio esterno la dicitura “Primo Contatto”. Questa espressione rimanda ad esperienze fondamentali, ancorché preliminari, di magia eonica. Sono esperienze che debbono necessariamente essere attraversate e vissute affinché, per induzione (isteresi) geni ed eoni comincino a trasmutare il nucleo animico umano e a predisporlo a contatti più elevati e sottili. 

[6] Nel capitolo III de “Magia Divinatoria – I Tarocchi”, Kremmerz scrive in proposito: “La Cabbala è formola ebraizzata della stessa filo­sofia orfica, egizia e pitagorica”.

[7] Kremmerz dà conto di questo lavoro in diversi punti della sua opera. Valga per tutti il seguente passaggio: “Perché il volgare intenda questo nome (Miriam), senza aver sudato sui vecchi scartafacci della cabala ebrea, filosofia caduta in disgrazia dei moderni filosofi perché è osso duro alle bocche meglio indurite ai vetusti parlari delle scuole sapienti antiche, s’imma­gini Miriam o come il tipo della più benefica divinità, pulcrissima Diana, incantevole Iside miracolosa, o come il simbolo di uno stato speciale di purificazione dello spirito umano che è sorgente di tutti i più maravigliosi portenti”. (Dal Catechismo della Miriam)

[8] Stupisce leggere in Ragon una affermazione così priva di fondamento dal momento che il mito fondante di tutta la massonica consiste nell’uccisione di Hiram, l’architetto del tempio del re Salomone, esplicitamente citato nella bibbia. Su un aspetto particolare del significato iniziatico di questo mito avremo modo di tornare più avanti, quando dovremo chiarire le prerogative e i poteri del Maestro Venerabile di una Loggia.

[9] Ragion scrive queste considerazioni nel suo Ortodoxie Maconnique, pubblicato a Parigi nel 1853. In esse dimostra di essere anch’egli vittima della egittomania che aveva preso gli studiosi dopo la scoperta di Champollion, che finalmente li aveva messi in grado di poter decifrare i geroglifici dopo millenni di oblio. Ciò li fece ritenere che niente e nessuno potesse più parlare a nome dell’Egitto se non l’Egittologia accademica, viceversa Ragon avrebbe dovuto sapere che buona parte della sapienza egizia era confluita nell’ebraismo e più esattamente nella cabala, grazie alla quale era stata trasmessa nei secoli. È proprio questo sapere che veniva trasmesso, in forma decodificata (non ebraizzata), nell’ultima serie (cabalistica) del Rito di Misraim seu Aegypti, dove veniva chiarito che narrare le vicende di Hiram equivaleva a rievocare il mito di Osiride!

[10] “Moralità purissima in vita austera” scrive lapidario il Kremmerz per riassumere il senso di tutta questa preparazione. Parole limpidissime che risultano oscure solo a quei sordi che proprio non vogliono sentire.

[11] Nel gergo massonico si chiama tegolatura la tabella sinottica che riassume gli elementi simbolici che contraddistinguono ogni grado: età, parola sacra, parola di passo, ecc.

[12] Ad esempio Lebano fu in ottime relazioni con l’allora ministro Zanardelli. Non sappiamo se costui facesse parte del Rito, ma se così fosse non ci stupiremmo, data la sua elevata statura morale e politica, che all’interno di esso gli venissero conferiti alti gradi e incarichi particolari.

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