Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – L’ultimo enigma

Kremmerz – Storia – L’ultimo enigma

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egizio

L’ultimo enigma

Non resta che affrontare l’ultimo problema. Abbiamo visto nella storia che dopo la morte del Maestro, non avendo nessuno dei suoi discepoli raggiunto il grado di Maestro Iniziatore, ed avendo essi perso ogni contatto fisico con il G.O.E. non potettero fare altro che portare avanti il solo cerchio esterno della Miriam e nulla più. Su questo furono tutti unanimemente concordi quando si riunirono poco dopo la morte del Kremmerz per decidere il da farsi. Non essendoci più la possibilità di iscrivere le persone al G.O.E. nemmeno come Dipendenti, ogni immissione nel cerchio interno divenne ipso-facto impossibile e a nulla sarebbe valso, ovviamente, il semplice ingresso nella massoneria ordinaria. Che ne fu allora della possibilità dei Fratelli di compiere un cammino che andasse oltre il cerchio esterno?

Consapevoli di questa non piccola limitazione, i capi del Circolo Virgiliano di Roma e della Accademia Pitagora di Bari decisero, non nella loro qualità di Presidi ma in quella di Fratelli regolarmente iscritti al G.O.E, di comunicare sotto la loro esclusiva responsabilità personale e assumendosene in prima persona tutto il peso karmico, alcune pratiche eoniche di esclusiva pertinenza del cerchio interno.

A parte questa evenienza, formalmente e per tutti, la Miriam consistette da allora in poi nel solo cerchio esterno e si limitò alle pratiche relative ad esso, nulla più nulla meno.

Prova ne sia quanto Pietro Suglia scrisse a V.G. in data 17.2.1969:

A me consta che dal 1945 a Bari non esiste Fr+ anziano con facoltà e capacità di assumersi impegni e responsabilità che vanno oltre l’umano sapere e potere! Perciò noi a Roma ci riduciamo a fare appena il tanto quanto il Maestro ha prescritto nei tre fascicoli[1]. E basta. Altro non sappiamo e non abbiamo presunzione e velleità di fare.”

del resto conforme a quanto lo stesso Lombardi scrisse a Gerolamo Moggia in data 16 Luglio 1949:

“Sì, mi devo occupare della ricostruzione dei Circoli esterni di Miriam, malgrado la mia età e le mie minorazioni penose.

Quanto al resto, non saprei che dirti… e tu ben mi comprendi.”

Inutile nascondersi dietro a un dito: quel “quanto al resto, non saprei che dirti”, si riferiva esattamente a tutto ciò ricadeva sotto la competenza del G.O.E., cerchio interno della Miriam compreso! Dunque nemmeno Lombardi poteva iscrivere al G.O.E., vuoi perché non era un Maestro Iniziatore, vuoi perchè non era in contatto con Maestri del Sinedrio, cosa di cui altrimenti avrebbe dovuto dare prova agli altri suoi confratelli osiridei.

Consapevole dei propri limiti, Lombardi comincia la sua opera avendo inizialmente la ferma intenzione di limitarsi a ricostruire il cerchio esterno della Miriam, cosa che peraltro ribadisce più volte. Ad un certo punto però, strada facendo, si lascia indurre a fare ciò che inizialmente sapeva e ammise di non poter fare, ovvero consentire ai Fratelli l’accesso regolare anche al cerchio interno con tanto di iscrizione al G.O.E., come suoi Dipendenti. Iscrizione preliminare e non effettiva certo, ma pur sempre iscrizione, che come tale necessitava di venire preventivamente accettata dal Sinedrio.

Questa fu la grande mistificazione che egli fece ad un certo punto. Fu un delirio o fu orgoglio a far credere ad essi che tutto ciò fosse voluto e debitamente approvato dalle alte gerarchie del G.O.E. anziché limitarsi ad insegnare ai suoi discepoli più progrediti – sub rosa e sotto la sua esclusiva responsabilità personale – la parte più intima della sapienza ermetica?

Per meglio sostenere questa tesi ad un certo punto cominciò ad accennare ad un certo Altissimo, talmente alto che nemmeno i suoi confratelli osiridei erano degni e in grado di vederlo. E infatti non lo videro, nonostante le ripetute richieste di dar loro prova della veridicità di quanto andava affermando. In compenso, preso da una burocrazia tanto futile quanto compulsiva, non si limitò più ad apporre in calce a documenti e lettere uno dei timbri che gli erano stati affidati quando ancora era segretario, ma ora ogni singolo paragrafo doveva venire timbrato e siglato, mentre quando la sua carica era legittima un solo timbro bastava e avanzava. Esistono lettere autografe di Kremmerz che non riportano né corone né timbro alcuno, eppure sono più preziose dell’oro e più autorevoli di mille certificati.

Certo una cosa non esclude l’altra, ma solo laddove vi è autentica sapienza e autorità legittima.

Va però dato atto a Lombardi di non essersi mai spinto a dare la cosa più essenziale, cioè la consacrazione ammonea e le istruzioni per la pratica solare.

Ben lo sanno gli ex membri della C.E.U.R. che hanno dovuto accontentarsi di ciò che al riguardo si è andato inventando Parascandolo, confondendo o spacciando una pseudo iscrizione al G.O.E. con l’iniziazione ammonea e non provando orrore nell’inventare una pratica alchemica inconcludente perché infondata, frutto solo dei suoi fraintendimenti,[2] e non certo di insegnamenti ricevuti da Lombardi, poiché in quel caso la pratica sarebbe stata corretta.[3]

Così nasce la storia contemporanea della Miriam, epilogo squallido e miserrimo di ciò che in origine fu invece il più fulgido tentativo di far rivivere in epoca moderna i fasti iniziatici di Ninive, di Memphi e di Roma.

Anche se la semina pare essere stata più uno sperpero che andata a buon fine, per l’impeto degli immaturi di salire alla ribalta e di prostituire l’Iside arcana, noi ti ringraziamo ugualmente, J. M. Kremm – Erz, per il petalo luminoso che con grande Sacrificio hai voluto staccare dalla mistica Rosa e offrire a noi, ancora schiavi della terra ma ineffabilmente innamorati del cielo.

Asclepius


[1] Qui intende i fascicoli B, C e D, poiché il fascicolo A né a Roma né a Bari fu più in vigore dal 31.12.1912.

[2] Sostiene Kremmerz che delle Intelligenze altissime proteggono la disciplina arcani dalla curiosità dei volgari, e non possiamo che constatare una volta di più la preziosità e la perfezione del suo insegnamento.

[3] Il fraintendimento che Parascandolo fa degli aforismi lo dimostra e lo prova. Fraintendimento non meno grave di quello dei moderni adoratori delle sibille, dei quali non vale nemmeno la pena parlare.

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