Giuliano Kremmerz - Opera Omnia
Kremmerz – Storia – Una prima chiave interpretativa della leggenda di Hiram

Kremmerz – Storia – Una prima chiave interpretativa della leggenda di Hiram

GIULIANO KREMMERZ – OPERA OMNIA

Kremmerz - Giuliano Kremmerz

“Storia del Grande Oriente Egiziano”

Una prima chiave interpretativa della leggenda di Hiram

Tutto il rituale di iniziazione al grado di Maestro ruota attorno alla leggenda di Hiram Abif, che la bibbia dice essere stato l’architetto che ha presieduto alla costruzione del tempio di Re Salomone.

Narra la leggenda massonica che un giorno tre cattivi Compagni,[1] invidiosi delle prerogative e del salario spettante ai Maestri ma non ancora maturi per diventarlo in modo regolare, non volendo aspettare decisero di tendere un agguato ad Hiram al fine di impossessarsi della parola segreta dei Maestri e potersi così spacciare per tali.[2]

Naturalmente Hiram preferì farsi uccidere piuttosto che rivelare a degli indegni la Parola Sacra dei Maestri. Dopo averlo assassinato i tre cattivi Compagni presero il suo cadavere, lo portarono via e lo occultarono.

Accortosi della sua assenza, Salomone incaricò nove Maestri di andarlo a cercare. Essi si misero in cerca e dopo ripetuti tentativi riuscirono a trovare la sua salma grazie al fatto che sul tumulo sotto cui era stata sepolta, subito era spuntato un verdeggiante rametto di acacia.

La leggenda narra che recuperata la salma essa fu ricondotta a Salomone il quale provvide a seppellirla nel luogo più sacro del tempio e con tutti gli onori. Il rituale massonico di iniziazione al terzo grado invece, giunto al punto del rinvenimento della salma, inscena un altro evento.

Il candidato al grado di Maestro, che nel rito di iniziazione impersona Hiram stesso e che a questo punto del rituale giace morto avvolto da un nero sudario, viene resuscitato dal Maestro Venerabile.

Grazie ai misteriosi “cinque punti della Maestria” Hiram può risorgere. La morte viene così sconfitta, la Parola dei Maestri che era andata perduta con la morte di Hiram viene finalmente ritrovata e la costruzione del Tempio potrà essere completata dopo che il feroce assassinio sarà stata vendicato!

Che senso ha dal punto di vista iniziatico resuscitare Hiram anziché procedere a seppellirlo con tutti gli onori? Ha il senso di far rivivere in prima persona al candidato il nucleo fondamentale di tutti gli antichi misteri: la morte del Dio e la sua resurrezione. Non vi è nessun dubbio riguardo al fatto che il mito fondante di tutti gli antichi misteri che a partire dall’Egitto si irradiarono nel bacino del Mediterraneo fosse la morte del Dio e la sua resurrezione, sia che si chiamasse Osiride, Attis, Dioniso, Bacco o in qualunque altro modo.[3] Vi è sempre un dio che viene ucciso ma che alla fine risorge.

Il senso profondo di tutto questo è che quando è un uomo a morire, non può tornare in vita se non reincarnandosi, viceversa se si uccide un Dio, egli è in grado di sconfiggere la morte e di risorgere. È come dire che la reincarnazione non è l’unico modo per vincere la morte, c’è anche la possibilità della resurrezione, a rappresentare la pratica della palingenesi che però è offerta solo agli iniziati ai misteri.

La morte: ecco il problema. L’iniziazione: ecco la soluzione, e la strada che un tempo indicavano i misteri e che oggi indica la massoneria a chi sa comprendere il suo simbolismo è riassumibile in una parola sola: indiarsi, come ha detto Dante.

Orbene, il Rito Egiziano commentava così il rituale ai suoi affiliati: osservate bene, e vedrete che in realtà Hiram nella prima parte del rito non rappresenta altri che Osiride, mentre nella seconda parte rappresenta Horus, che di Osiride è il figlio. Dunque il mito della morte di Hiram non fa altro che riproporre quello della morte di Osiride ad opera di suo fratello Seth, il cattivo principio, mentre la sua resurrezione altro non è che il mito egizio della generazione di Horus, il figlio nato dal cadavere ricomposto di Osiride, ad opera e per virtù di Iside. Come a dire: senza l’ausilio di Iside non ci può essere resurrezione o conquista dell’immortalità, poiché è lei che detiene le chiavi della vita eterna.

È Plutarco a narrarci quasi tutto il mito nel suo “De Iside et Osiride”, e a dirci che è Iside a resuscitare Osiride. In massoneria invece è il Maestro Venerabile a farlo. Se il mito è lo stesso la domanda è d’obbligo: che rapporto c’è tra Iside e il Maestro Venerabile? Il rapporto c’è eccome e più profondo di quanto i moderni massoni cinguettanti sospettino.

Si osservi bene e si vedrà che il segno del geroglifico egizio che rappresenta la Dea è un Trono, uno Scranno o una Cattedra che dir si voglia.

Trono di Iside

Si noti che Pietro detiene le chiavi del paradiso cristiano come Iside detiene l’Ankh, la Chiave della vita eterna.

Come il Papa può pontificare quando parla ex cathedra, così il Maestro Venerabile è tale, ciò è atto ad adempiere alle proprie funzioni iniziatiche, solo quando siede sul proprio Trono, che rappresenta la Dea, l’Iside-Sofia, la Sapienza Santa di cui il Maestro Venerabile dovrebbe essere il portavoce e lo strumento.

Egli siede sul Trono-Iside esattamente come Horus siede in grembo a sua madre; quindi il Maestro Venerabile quando siede sul suo trono non è altri che Horus in grembo a Iside: è il figlio della vedova e l’analogia è perfetta al punto che così come i testi egizi chiamano Horus “il Figlio della Vedova”, lo stesso fa la bibbia con Hiram.[4]  

Iside sul trono

La soluzione dell’enigma non è tuttavia ancora completa se non si aggiunge che Iside, divinità muliebre, non rappresenta soltanto l’individuo ma anche le moltitudini, il gregge, la classe.[5]

Infatti, così come nel mito egizio per poter generare Horus, Iside deve dapprima riunire le membra sparse di Osiride andandole a cercare una ad una, così in massoneria è necessaria la presenza ed il concorso rituale di un certo numero di Maestri, vere e proprie disjecta membra che devono essere riunite affinché si possano svolgere i lavori in Loggia. Quindi solo se è presente un preciso numero di Maestri riuniti insieme e insieme essi svolgono un lavorano rituale, la Loggia si forma; e ciò è perfettamente rappresentato dal Venerabile seduto sul suo trono, emblema del potere che gli deriva da un ben preciso numero di Maestri riuniti.

È solo in virtù di un lavoro collettivo che i poteri rappresentati del trono vengono attivati, ed è solo “in Loggia aperta”[6] che chi è seduto sul trono è rivestito delle funzioni iniziatiche che sono proprie della sua carica  e le può espletare iniziando un profano per trasformarlo in un massone.

Senza il concorso degli altri Maestri resta morto, inerme, prigioniero nel sarcofago come Osiride, o sepolto sotto il tumolo come Hiram. Senza la riunione rituale di un numero sufficiente di Maestri[7] i lavori non possono venire aperti ritualmente, il Venerabile non può sedere sul suo trono; vale a dire che  non può venire generato da Iside come un novello Horus.

Morale della favola: Iside, rappresentata dal Trono del Venerabile, è il simbolo di un Collegio di Maestri riuniti insieme, perchè solo insieme essi possono richiamare le forze e le intelligenze che guidano l’eggregore massonico. Una volta aperti i lavori il Maestro Venerabile, seduto sul suo trono, può trasmetterne l’influsso spirituale. Vale a dire che i poteri iniziatici non sono suoi personali ma sono della Loggia riunita ed egli li può esercitare solo in Loggia aperta.

Quando la Loggia non è riunita, quando il Trono è vuoto, il Venerabile non può esercitare alcun potere e rappresenta solo simbolicamente il mandato iniziatico conferito all’Ordine massonico, così come il Trono è di per sé solo un emblema della monarchia.[8]

Per questo quando Kremmerz nel Mondo Secreto parla dell’iniziazione per conferimento, che è esattamente il caso dell’iniziazione massonica, scrive: “gerarchia di gradi e potere di iniziazione conferito da un Maestro a seggi di praticanti”, cioè non ad una singola persona ma ad un consesso.

Come si vede lo schema è semplice: un Maestro Iniziatore, un Osirideo realizzato e non un semplice praticante, può conferire ad un seggio di praticanti, cioè a Maestri di grado inferiore, il potere di conferire ritualmente l’iniziazione isiaca, potere che essi massonicamente possono esercitare solo quando sono riuniti insieme sotto la direzione di un Maestro Venerabile, che in questo caso è solo un primus inter pares.

L’Iniziatore Osirideo invece ha poteri iniziatici che sono suoi, personali e sufficienti per iniziare da solo chiunque e in qualunque momento, purché il Tribunale Sovrano dell’Ordine, o la Divinità glielo consenta. Egli agisce quindi come Osiride (il solitario) e non come Iside (la classe), e solo costui può esercitare la sua funzione iniziatica da solo, senza il concorso di nessun altro.

Questa distinzione è fondamentale per poter discernere la differenza fra l’azione di Osiride, il caprone solitario, e quella di Iside, il gregge o la classe, e per poter capire l’illegittimità di quanto fece Lombardi  (che Iniziatore Osirideo non fu mai) negli ultimi anni della sua vita, pretendendo di esercitare da solo un potere massonico[9] che da solo non aveva.

Corus

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